“Nessuno come Pizzul, lui è la storia. Ho fatto un incubo, mi è apparsa in sogno una visione metafisica, era quella del santo Roselli”.

“Napolitano, pallone per Marulla, attenzione Marulla, tiro, gol, gol di Marulla…si è fatta trovare impreparata la retroguardia della Salernitana“. Ogni tifoso del Cosenza che si rispetti conosce a menadito le singole parole usate dal celebre telecronista Bruno Pizzul per descrivere quegli attimi. Avete voglia di fare un tuffo nel passato? Non avete tempo e modo di cercare su You Tube il video dello storico gol di Gigi Marulla nello spareggio retrocessione del 1991 contro la Salernitana? Nessun problema se conoscete Federico Perri, con la sua voce può farvi tornare indietro nel tempo di 26 anni e darvi la sensazione di avere davanti la voce più celebre del calcio in tv. La sua imitazione è perfetta, non ci sono sbavature. Non è solo un personaggio istrionico che chiede un notevole sforzo alle sue corde vocali, è soprattutto un tifoso molto critico ed un attento osservatore dell’universo Cosenza Calcio. Si divide tra curva sud e tribuna A ma il suo apporto non manca mai. Nell’ultima gara casalinga Federico ha contribuito a realizzare il sogno di un piccolo tifoso accompagnandolo per la prima volta sulle gradinate del “S.Vito Marulla“.
– Com’è andata la prima esperienza allo stadio del piccolo Gabriele? Lo spettacolo offerto ha lasciato un pò a desiderare ma spero si sia divertito.
“Si è divertito tantissimo e al termine dei 95 minuti si è prodotto l’effetto che io auspicavo, ovvero mi ha chiesto di riportarlo allo stadio la prossima domenica. Gabrielino, nonostante i suoi 7 anni, è già molto competente ed è riuscito ad individuare i punti deboli della nostra squadra”.
– Qual è il tuo attuale telecronista preferito? C’è in circolazione un commentatore che può raccogliere l’eredità dell’inarrivabile Bruno Pizzul?
“Non è un’eredità facile da raccogliere perchè la figura di Pizzul è avvolta da un alone di sacralità. Trovare qualcuno che raggiunga i suoi livelli è quasi impossibile, il calcio è cambiato molto e allo stesso tempo è cambiato il modo di raccontarlo. C’era più narrativa, più poesia, mentre ora è tutto più aderente alla brutalità dei nostri tempi”.
– So che sei un ottimo portiere, quindi ti chiedo di partire dall’analisi di una delle nostre poche certezze, Pietro Perina, parlami di lui.
” Per la precisione fui un ottimo portiere, mi dilettavo a giocare in questo ruolo. Con un occhio più tecnico posso dirti che emerge ictu oculi che Perina è una spanna sopra gli altri in Lega Pro. Faccio fatica a trovargli dei deficit, è forte nelle uscite, in particolar modo lo trovo mostruoso nelle uscite basse, ha un coraggio incredibile, tra i pali ha grande reattività seppure non sia molto alto. E’ uomo squadra perchè sa guidare bene la difesa ed è bravissimo con i piedi, particolare da non sottovalutare oggigiorno. Spero che rimanga a Cosenza ma ho paura che sarà difficile trattenerlo perchè su di lui ha gli occhi di squadre di categorie superiori“.

– Cosa succede al Cosenza? Qual è la tua ricetta per guarire dal momento no?
“Domanda complessa, che chiama in causa una pluralità di situazioni parapatologiche iniziali che adesso si sono trasformate in patologie strutturali. Non ho la presunzione di dire che avrei una ricetta per uscire dalla crisi, posso dirti la mia idea da tifoso. Abbiamo pagato la confusione di quest’estate derivante dall’addio di Meluso che ha lasciato tutti di stucco. Il presidente ha impiegato un pò ad individuare un sostituto, nell’ambito di questa dilatazione esagerata dei tempi è salito in cattedra Roselli improvvisandosi manager, e così ha caldeggiato l’ingaggio di Cerri. La squadra è stata costruita male, non sono stati presi quei giocatori funzionali alle idee calcistiche dell’ex tecnico. Partito Arrigoni non è arrivata un’alternativa valida, Capece è un giocatore con caratteristiche diametralmente opposte“.
– Qual è a tuo avviso il reparto più carente dell’organico?
“Il centrocampo pecca a livello qualitativo, la difesa a livello psicologico. Manca un mediano di categoria che abbia personalità e che guidi la squadra nei momenti difficili. La coppia dei centrali difensivi nella scorsa stagione non sbagliava nulla, anche grazie al lavoro gigantesco fatto da Arrigoni in fase di copertura. Quest’anno sono venuti meno i nostri pilastri soprattutto per un fattore motivazionale“.
– Forse alcuni calciatori hanno fatto il loro tempo in riva al Crati. Pensi che a fine stagione bisognerà fare un bel repulisti?
“Ipotizziamo che Valoti mi chiami al termine della stagione per affiancarlo nella costruzione e nella ristrutturazione dell’organico e che mi conferisca determinati poteri in questi sensi. Io gli direi che la squadra va senz’altro rinnovata, principalmente per la mancanza di carattere. Ritengo che alcuni giocatori palesino in campo il fatto che la loro esperienza a Cosenza è finita“.
– Sei ancora convinto che sia stata fatta la scelta giusta esonerando Roselli e affidando la panchina a De Angelis?
“Intanto opererei una distinzione tra il Roselli uomo e il Roselli allenatore. Dal punto di vista umano non ho mai avuto modo di imputargli alcunchè per il suo essere una persona garbata, che si sa relazionare con la tifoseria. Dal punto di vista tecnico non sono mai stato un estimatore della sua idea di calcio e credo che in virtù di quelle problematiche iniziali di cui parlavo prima il suo ciclo a Cosenza fosse finito. Ora che i risultati non arrivano si fa riferimento da più parti alla compattezza che era il marchio di fabbrica roselliano, caratteristica che si poteva individuare negli anni passati, di certo non in questa stagione. Il progetto tecnico di De Angelis per me è entusiasmante, ha portato una proiezione dell’immagine del Cosenza che è opposta a quella della precedente gestione, e sarebbe a dire un Cosenza che non deve aver paura di nessuno. Scherzosamente ho definito questo passaggio come quello dal Medioevo al Rinascimento che è prodromico all’età dei lumi“.

– Proprio riguardo a questo, raccontami il sogno che hai fatto qualche giorno fa.
“Ho delle riserve su questo perchè penso che chi leggerà questa intervista dovrà fare i dovuti scongiuri. Premetto che è un sogno, anzi un incubo. Io l’ho intrepretato come un’epifania, perchè dopo una serie di sconfitte si è palesata la necessità di cambiare nuovamente la guida tecnica. Mi è apparso in sogno lui, come una visione celestiale, quasi metafisica, la manifestazione del santo Roselli che torna per salvare il Cosenza“.
– Conoscendo il tuo pensiero, immagino ti sia svegliato tutto sudato.
“Sudatissimo, ho fatto una doccia all’istante nel cuore della notte“.
– Quali le tue aspettative in vista della gara di domenica con la Paganese.
“Io mi aspetto un cambio di registro immediato, non per altro perchè il campionato rischia di essere pregiudicato e non centrare i playoff in questa stagione sarebbe una catastrofe che non voglio nemmeno immaginare. Penso che finalmente sia arrivato il momento di sfoderare un Cosenza battagliero, serve inanellare un filotto di vittorie“.
– Avremo prima o poi l’onore di ascoltare la tua voce come speaker ufficiale del Cosenza durante le partite casalinghe?
“Su questo devo ringraziare molti amici che mi hanno proposto alla società che era alla ricerca di uno speaker. Purtroppo nell’immediatezza non mi sarà possibile a causa di una serie di impegni“.
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