“E’ stato mio padre a farmi appassionare al Cosenza. Mi hanno fatto un’ottima impressione i nuovi acquisti, sono curioso di vedere Mendicino dall’inizio”

Fa parte di quella schiera di tifosi che non abbandonerebbero mai il Cosenza. Paolo De Marco occupa in maniera stabile i gradoni della Curva Sud, ogni maledetta domenica. Non rinuncia nemmeno alle trasferte, a macinare chilometri in giro per l’Italia per essere sempre vicino ai colori che ama. Salire sui pullman dei tifosi, mettersi alla guida di una macchina alla volta delle città e degli stadi che ospitano le partite dei lupi per lui non è un sacrificio, è un atto di fede. Dal lontano 1985 fino al giorno d’oggi, Paolo non ha perso la sua passione per strada, semmai l’ha rafforzata. Lo aiutano nell’impresa di non perdersene una i suoi fedelissimi compagni di viaggio della brigata Purpette, vino e Cosenza, un nome che è tutto una garanzia. Le lunghe ore passate a girovagare sono tutte all’insegna della goliardia e dell’allegria, con in mente un solo obiettivo, sostenere la squadra e non farla sentire mai sola. Di aneddoti da raccontare sulle sue avventure in rossoblu ce ne sono a iosa.
– Narraci brevemente di quel giorno in cui si giocava Catanzaro-Cosenza e tu…
“Era il 4 Ottobre 2015, io ero già con la sciarpa al collo, pronto per partire in direzione Catanzaro, stadio “Ceravolo”. Mia moglie, in attesa e al termine del nono mese, era in ospedale per quello che apparentemente sembrava un semplice controllo. Rassicurato dai medici sulle sue condizioni, tornai a casa a prendere le immancabili polpette e mi avviai verso il pullman dei tifosi. Ma, pochi istanti prima della partenza, fui costretto ad abbandonare i miei fedeli compagni di trasferta. Il cesareo d’urgenza per permettere al piccolo di uscire era già iniziato. Quando Raffaele venne alla luce e lo presi tra le mie braccia avvolgendolo nella maglia del Cosenza fu una gioia immensa“.
– Purpette, vino e Cosenza è una sigla che vi identifica a pieno, come vi è venuto in mente di farvi chiamare così?
“L’idea è venuta fuori durante una pizza in compagnia. Io e i vari Luca Di Dio, Luca Nardi, Davide Nardi solo per citarne alcuni, fummo tra i primi a tesserarci per continuare a seguire la squadra e la scelta del nome fu la cosa più naturale, del resto polpette e vino non mancano mai, sono un tratto distintivo dei nostri viaggi“.
– Che dice tua moglie di tutte queste trasferte? Si è rassegnata?
“Credo proprio di si. All’epoca del nostro fidanzamento le dissi subito di questa mia passione, purtroppo per lei scoprì solo dopo che raramente rinuncio a seguire il Cosenza dovunque, se non per improrogabili impegni di lavoro. A volte dispiace ma il richiamo è troppo forte“.

– Come successe in occasione del recente Bari-Cosenza?
“Era il mese di Agosto, partii direttamente dal mare per recarmi al “S.Nicola” a vedere l’incontro valido per la Coppa Italia. Poco prima di uscire di casa mia figlia Giorgia con occhi tristi mi chiese: “Papà, ma dove vai?”. Beh, non nego che non fu facile affrontare quel viaggio col groppo in gola“.
– Qual è stata, fra le tante, la trasferta più emozionante? E quella più drammatica, sportivamente parlando?
“Quella di Lecce, in cui sfiorammo la promozione in Serie A, è al tempo stesso la più emozionante e la più triste per l’epilogo finale. In macchina ero con mio padre e altri parenti, quello che non dimenticherò mai è l’infinito torpedone rossoblu che ci accompagnò lungo tutto il tragitto. Proprio a mio papà Raffaele devo l’attaccamento a questi colori. Altrettanto bella fu la trasferta a Napoli, stagione 1998/1999, prima giornata di Serie B, cogliemmo una grande vittoria per 2-1 con reti di Riccio e Tatti“.
– Ti chiedo di dire la tua su un argomento spinoso, la spaccatura della tifoseria tra Curva Sud e Tribuna A.
“Sono profondamente dispiaciuto di questa situazione. Ho amici e compagni di tifo sia in un settore che nell’altro. Il mio augurio è che presto si possa tornare tutti uniti, ne trarrebbe beneficio tutto l’ambiente e la squadra stessa“.
– A tuo parere il sindaco Occhiuto riuscirà a mantenere la promessa di realizzare il nuovo stadio “S.Vito Marulla” entro tre anni?
“Personalmente penso che sia difficile completare il tutto in soli tre anni, lo spero ma è improbabile“.

– Viriamo sul discorso prettamente tecnico, cosa te ne è sembrato dei nuovi acquisti del Cosenza?
“Mi hanno fatto un’ottima impressione i vari Letizia e Calamai, idem dicasi per D’Orazio. Sicuramente meglio questi acquisti di quelli effettuati in estate e in autunno. Mendicino è ancora ingiudicabile“.
– Proprio su Mendicino, esiste una possibilità che possa partire titolare nel prossimo impegno
“Bene, sono curioso di vederlo dal primo minuto per farmi un’idea più precisa“.
– Come giudichi il pareggio con la Vibonese?
“Non mi aspettavo una partita facile. Ho un amico molto tifoso del Matera, mi diceva di aver visto una Vibonese in ripresa. In effetti è stato così, malgrado tutto è stato un buon punto. Peccato per il rigore sbagliato da Statella sullo 0-0, si è visto come l’errore dal dischetto l’abbia condizionato per il resto della partita“.
– Carico per il derby in notturna che ci vedrà affrontare la Reggina? E’ la vittoria l’unico risultato?
“Come sempre molto carico, dobbiamo vincere a tutti i costi“.
– Allora forza lupi caro Paolo
“Forza lupi sempre!“.
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