Sostegno pieno a monsignor Benoni Ambarus. L’usura come reato spia della criminalità organizzata che devasta il ceto medio: appello trasversale a maggioranza ed opposizione in Consiglio Regionale per un testo condiviso.
Condivido pienamente e apprezzo la posizione espressa da monsignor Benoni Ambarus, nuovo presidente di Caritas Italiana, sulla necessità di aggiornare la legge contro l’usura.
Mi riferisco al recente appello del presule alla politica affinché intervenga con urgenza su una normativa che, a trent’anni dalla sua approvazione, non riesce più a intercettare le nuove forme di sofferenza economica.
Viviamo un momento storico segnato da crisi sociali profonde e da un progressivo impoverimento della classe media. Famiglie che fino a ieri erano considerate economicamente stabili si trovano oggi schiacciate da spese impreviste, difficoltà di accesso al credito ordinario e, troppo spesso, costrette a rivolgersi a canali che le espongono al rischio usura. È un fenomeno silenzioso, che si consuma nelle case delle persone prima ancora che nelle aule dei tribunali.
L’usura non va letta solo come reato in sé, ma come reato spia della presenza della criminalità organizzata sul territorio. Dove c’è usura, quasi sempre c’è un tessuto criminale che se ne alimenta e che si insinua nell’economia legale, nelle famiglie, nelle piccole imprese. Ignorare questo legame significa non affrontare il problema alla radice.
Il passo successivo, coerente con l’appello di Caritas, è aprire un confronto con il consiglio regionale per costruire insieme, con tutte le forze politiche, una proposta di legge che recepisca gli elementi di novità emersi in questi anni. Serve uno strumento aggiornato, capace di offrire aiuto concreto a persone fisiche, famiglie e aziende cadute vittime di questo odioso fenomeno, colmando i vuoti lasciati dalla normativa nazionale del 1996.
Su un tema come questo non ci possono essere divisioni politiche, né calcoli di parte. L’usura non guarda al colore politico di chi ne è vittima, e per questo la risposta deve essere altrettanto trasversale.
Rivolgo un appello sincero a maggioranza e opposizione, a tutte le forze presenti in consiglio regionale: mettiamo da parte le contrapposizioni e sediamoci allo stesso tavolo, perché su questo fronte non si gioca una partita politica, si gioca la tenuta sociale ed economica della nostra terra.
Sono pronto, fin da subito, a farmi promotore di questo confronto. Chiedo alle istituzioni regionali di raccogliere questo appello e di trasformarlo in atti concreti, con tempi certi: la Calabria non può permettersi ulteriori ritardi su una battaglia che è, prima di tutto, una battaglia di dignità e di giustizia sociale.

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