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Corbelli: “Giustizia per il piccolo Nicolò Campolongo”

Un anno fa Nicolò Campolongo, nemmeno 4 anni, fu ucciso insieme al nonno e ad una donna a Cassano. Oggi il leader del Movimento Diritti Civili chiede giustizia per il bimbo e per sua madre

E’ già passato un anno da quell’atroce delitto, ma ancora i colpevoli non sono stati trovati. E così oggi la mamma del piccolo Nicola Campolongo, per tutti Cocò, lancia un nuovo appello attraverso Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili.

Nicolò Campolongo
Nicolò Campolongo

Il bimbo venne assassinato, probabilmente perché ritenuto testimone in qualche modo scomodo, il 16 gennaio del 2014 mentre era in macchina con il nonno e una donna e l’auto fu anche incendiata per fare sparire le tracce. Un delitto consumato a Cassano allo Jonio e che ha scosso la provincia cosentina ma più in generale tutt­a Italia, tanto da essere ricordato anche da papa Francesco nella sua recente visita nella zona. Ma per ora regna il mistero più totale.

Così Corbelli chiede giustizia: “Oltre due anni fa, i primi giorni di dicembre del 2012, iniziavo la mia battaglia per il piccolo Cocò, allora rinchiuso insieme alla giovanissima mamma nel carcere di Castrovillari. Il piccolo, per tutti semplicemente Cocò, il 23 agosto scorso, avrebbe compiuto 4 anni. Quel bambino, che non ho mai dimenticato, continuo a portarmelo nel cuore, ho pensato tante volte a lui, alla sua fine orribile, in questi mesi”.

Lo Stato secondo Corbelli ha commesso molti errori: “Quel bambino oggi sarebbe ancora vivo se avessero accolto i miei appelli di concedere di nuovo di domiciliari alla giovane mamma di Cocò quando hanno poi all’inizio dell’estate del 2013 riarrestato la giovane donna perché aveva portato (mentre era agli arresti a casa) il piccolo Cocò e le due sorelline a vedere il loro papà, allora detenuto a Catanzaro. Aiuto ininterrottamente la famiglia di Cocò da allora, da oltre due anni. Sento, al telefono, la mamma (come ho fatto anche ieri) e la sorella. Entrambe le donne sono ospitate in una casa famiglia, quando hanno necessità loro mi chiamano e io insieme al loro avvocato, Liborio Bellusci, mi attivo e intervengo subito. Oggi, un anno dopo quell’efferato delitto, si aspetta che venga finalmente fatta giustizia, che i crudeli assassini vengano individuati e arrestati”.

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