La retrocessione è stata un duro colpo per tutta la città di Cosenza. Lei ha dichiarato di auspicare che la tanto agognata svolta arrivi adesso. Il nome giusto potrebbe essere Citrigno?
La sconfitta di Bolzano che ha matematicamente decretato la retrocessione del Cosenza, l’ho detto nell’immediatezza dell’avverso risultato che ha condannato la squadra rossoblù, è la disastrosa conclusione di un campionato balordo, contrassegnato da una serie di passi falsi dei quali la società e la dirigenza del Cosenza calcio avrebbero dovuto assumersi anzitempo la responsabilità riconoscendo le loro colpe e facendo un passo indietro per consentire l’impresa della salvezza. Invece si è ritenuto di dover perseverare in atteggiamenti che non hanno portato da nessuna parte se non ad aggravare la situazione.
E’ di tutta evidenza che la retrocessione evoca sentimenti di profonda delusione e amarezza, per tutta la città e per tutta la tifoseria rossoblù che in ogni angolo d’Italia, oltre che al “Marulla”, non ha fatto mai mancare il suo sostegno. Che c’era bisogno di una svolta l’ho dichiarato nell’ultima conferenza stampa convocata subito dopo l’ultimo incontro con il patròn del Cosenza ho reso pubblica l’intenzione di Guarascio di passare la mano e cedere la società, così come mi aveva comunicato immediatamente prima.
Nei giorni successivi è uscito allo scoperto l’imprenditore Citrigno, ma mi risulta che ulteriori offerte siano state avanzate e continuino ad essere avanzate da altri imprenditori per rilevare la società. Non sono entrato nel merito di queste trattative per ovvie ragioni di riservatezza ed anche perché da Sindaco della città non mi compete.
Ma è evidente che se saremo interpellati diremo la nostra. A noi interessa lo ribadisco ancora una volta che il Cosenza calcio, che appartiene alla sua gente, ai suoi tifosi e ai cosentini, vada nelle migliori mani possibili e a questo obiettivo dobbiamo tendere tutti quanti insieme.
Il presidente Eugenio Guarascio si è chiuso nel silenzio. Lei tempo addietro ha affermato che avrebbe dovuto informare di più l’opinione pubblica. Ecco, ma quali sono stati secondo lei i suoi più grandi errori?
Questo silenzio non fa bene ai supporters del Cosenza, così come non fa bene alla città e al futuro della squadra. Mettere al corrente la città e la tifoseria delle reali intenzioni sul futuro del Cosenza e quindi della squadra di calcio che porta il nome della città è quanto mai doveroso nei confronti di chi ama i colori rossoblù.
Un atteggiamento reiterato manifestato durante tutto il campionato che può essere considerato uno dei forti limiti del patron Guarascio e della dirigenza. Accanto a questo non si è tenuto conto del fatto che il legame tra società e tifoseria si stava definitivamente deteriorando e che c’era bisogno di un sussulto di dignità se non di un atto di contrizione nei confronti della stessa tifoseria e di tutta la città di Cosenza. Con senso di responsabilità, Guarascio avrebbe dovuto capire che non c’erano più le condizioni per andare avanti e che bisognava cedere ad altri la guida della società. Un atteggiamento che ha peggiorato le cose fino all’epilogo finale.
Ci può essere una cordata di imprenditori cosentini che rilevi il Cosenza Calcio?
Ritengo che in città ci siano forze imprenditoriali in grado di rilevare la società e di avviare un percorso di risanamento che possa assicurare un rapido ritorno nella serie cadetta. Però bisogna far presto, senza ulteriori indugi, perché tergiversare oltre misura potrebbe compromettere la spinta verso la risalita.
La retrocessione è difficile da mandar giù. E’ come un boccone troppo amaro. Non appaia consolatorio, ma quel che ci dà fiducia e speranza, risiede nella stessa storia ultracentenaria del Cosenza calcio che ci insegna che anche nei momenti difficili ci siamo rialzati. E sono convinto che anche stavolta sarà così.
E’ importante, però, che la società avvii un nuovo percorso, con nuovi proprietari che abbiano a cuore le sorti della squadra della città e che stabiliscano una stretta sinergia con le istituzioni locali e con la tifoseria che non meritava di retrocedere e che, invece, può legittimamente guardare a traguardi ancora più ambiziosi, che potranno arrivare solo se le diverse componenti remeranno nella stessa direzione e con obiettivi comuni.
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