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Cosenza Calcio femminile

Cosenza Calcio Femminile: Un’ingiustizia che grida vendetta

La parità di genere, quella ostentata e osannata dai media e dalla morale pubblica, non esiste.

Non almeno nel mondo del calcio, e nella fattispecie non nel mondo del Cosenza Calcio, dove esiste solo una squadra e un solo obiettivo.
A nulla serve un ambiente diversificato se gli obiettivi di stagione favoriscono i soliti protagonisti.
Le scuse latitano, i fondi sono inesistenti e gli sponsor, che dovrebbero sostenere e promuovere lo sport femminile, sembrano non avere alcun interesse.
Viviamo nella società del lucro, dove ogni situazione viene filtrata attraverso gli onnipresenti parametri del denaro e della visibilità.

La situazione è vergognosa. Vi è un evidente contrasto tra situazioni eterogenee e, mentre altrove si cerca di promuovere il calcio femminile e di dare alle atlete le stesse opportunità dei loro colleghi maschi, a Cosenza si torna indietro nel tempo. In un ambiente dove le donne tornano alla loro incessante lotta per la propria affermazione e per garantire la propria posizione e i diritti che ne conseguono, di fronte al generale disinteresse dell’ambiente in cui gravitano. Ulteriore riprova è il fatto che la società non solo non si è curata di iscrivere la squadra femminile alla categoria che le spettava di diritto, ma ha anche dimostrato una totale mancanza di rispetto non comunicando ufficialmente la decisione alle dirette interessate, che l’hanno appresa mediante un messaggio arrivato solo in mattinata. Un trattamento che rasenta il disprezzo.

È ora che le istituzioni sportive e civili prendano una posizione netta. È necessario che si faccia luce su questa ingiustizia e che si dia finalmente voce a chi, sul campo, dimostra il proprio valore ma viene sistematicamente ignorato. Si dovrebbe smettere di parlare attraverso vuoti slogan e iniziare a parlare per facta concludentia, a dare rispondenza a quanto magnificamente elogiato a parole. La società, in questo caso, ha perso un’occasione importante per dimostrare di essere all’altezza delle parole tanto sbandierate.

Le atlete del Cosenza Calcio Femminile meritano rispetto, attenzione e, soprattutto, giustizia. E la città tutta dovrebbe indignarsi per questa ennesima dimostrazione di disparità e di disinteresse verso lo sport femminile. Viene meno il rispetto per il lavoro di un intero gruppo, per le attenzioni e la fatica per raggiungere, uno dopo l’altro, importanti risultati. Dietro questa ingiustizia troviamo anni e anni di impegno e duro lavoro, stagioni che non registrano molte assenze da parte dell’intero team, rinunce, gioie e delusioni, vittorie sonore e sconfitte amare. Tutto ciò per realizzare un sogno, lo stesso ambito dall’altro sesso, ma a disparità di condizioni. Oggi quel sogno è stato mozzato e le speranze drasticamente ridotte. Oggi si apprende la notizia con l’amaro riconoscimento che il duro lavoro non paga sempre, che la dedizione assoluta e la determinazione a volte non bastano, ma rimangono ancorate a circostanze esterne non dipendenti dalla propria volontà.

In molti, nelle ultime ore, commentano la notizia ed esprimono la propria disapprovazione; ne sono un esempio il sindaco della città di Cosenza, Franz Caruso, e la consigliera delegata allo sport, Chiara Penna.
Ancora più in generale, arrivano forti e chiare le parole e le riflessioni di tutti i membri del settore. Come un fulmine a ciel sereno, tale comunicazione funge da spartiacque per le atlete, in bilico tra il sogno di giocare in una categoria conquistata e l’incubo di non poterlo fare con i propri colori, nella propria città.
Ma si sa, questa notizia probabilmente, agli occhi di chi è costantemente impegnato nella ricerca di una squadra per l’obiettivo Serie A, è una notizia che non fa rumore.

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