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Cosenza, Franz Caruso al Festival della Pace: “La pace comincia dal basso e nei palazzi comunali”

Inaugurata a Mussano la seconda edizione della kermesse promossa dalla Comunità Regina Pacis e da don Dante Bruno. Il sindaco Franz Caruso apre i lavori davanti a un prestigioso parterre istituzionale, civile ed ecclesiale.

 “Amministrare una città significa tenere insieme persone diverse senza chiedere loro di diventare uguali. Significa comporre interessi differenti, ascoltare anche chi protesta, occuparsi di chi non ha voce. Dietro ogni numero, ogni bilancio e ogni pratica amministrativa c’è una persona: questa è già una forma concreta di costruzione della pace”. Con queste parole il Sindaco Franz Caruso, ha aperto ieri sera il suo intervento alla serata inaugurale della seconda edizione del Festival della Pace, svoltasi presso il Complesso polifunzionale “Città del Sole” in località Badessa di Mussano Superiore.

L’appuntamento, promosso dalla Comunità Regina Pacis e da don Dante Bruno, ha visto la partecipazione di un parterre istituzionale, civile ed ecclesiale di altissimo livello. Attorno allo stesso tavolo si sono confrontati l’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, Filippo Mancuso e S.E. Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della CEI per l’Italia Meridionale.

Nel suo saluto, il primo cittadino ha voluto ribaltare la narrativa comune che vede la pace come un tema esclusivamente geopolitico. “Il rischio più grande oggi non è solo abituarsi alla guerra, ma abituarsi all’impotenza, pensando che la pace sia materia da capi di Stato o grandi diplomazie. È vero l’esatto contrario. La pace comincia nei luoghi in cui le persone vivono insieme: in una scuola, in una famiglia, in un quartiere e dentro un Palazzo comunale”.

Franz Caruso ha poi legato indissolubilmente il concetto di pace a quello di giustizia sociale, accendendo i riflettori sulle sfide quotidiane dei territori: il lavoro dignitoso contro lo sfruttamento dei migranti, la cura delle periferie sociali e la fragilità dei giovani di fronte alla violenza verbale degli schermi. “Una pace senza giustizia rischia di essere soltanto una tregua – ha ammonito –. Cosenza ha una storia di accoglienza e dialogo. Oggi la nostra responsabilità è essere un luogo nel quale la pace non solo si proclama, ma si pratica”.

Particolare risonanza ha avuto il passaggio dedicato al modello di sviluppo moderno e al filo conduttore della kermesse, ispirato al messaggio ‘verso una pace disarmata e disarmante’.

“Abbiamo vissuto una stagione in cui eravamo convinti che il progresso consistesse solo in velocità e tecnologia – ha concluso Franz Caruso – ma oggi dobbiamo chiederci se la vera evoluzione non sia, invece, la capacità di non perdere l’umano. Una società tecnologicamente avanzata, ma incapace di riconoscere la dignità dell’altro, sarebbe paradossalmente potentissima e, allo stesso tempo, drammaticamente povera. Per questo una città cresce davvero solo quando costruisce relazioni e non soltanto opere murarie. In questo contesto, le istituzioni non devono avere la pretesa di pronunciare sempre l’ultima parola, quanto piuttosto il dovere di creare luoghi fisici e mentali in cui le diverse parole possano finalmente incontrarsi. Ed è esattamente ciò che accade qui questa sera: inaugurando questo tavolo di confronto, la democrazia riassume la sua funzione più alta, perché diventa incontro, ascolto e responsabilità che parte dal basso”.

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