Le indagini di mercato appena sfornate parlano chiaro: disoccupazione alle stelle, calo inevitabile dei consumi
Così Cosenza, e più in generale la Calabria, è fuori dalla mappa del benessere.
Un vortice, che risucchia anche le ultime speranze di ripresa di questa nostra provincia, che appare dunque, sempre più povera e sull’orlo della disperazione.

I bilanci della famiglie, sono sempre in negativo, ed anche quelle del cosiddetto “ceto medio” – quelle che fino ad un decennio fa erano definite “medio benestante” – oggi vedono i propri conti in banca perennemente “in rosso”, costretti dunque a fare i conti con le telefonate delle banche che ricordano “lo scoperto”, e con quella crisi, che spaventa e spinge sempre più verso i confini della povertà.
I livelli di disoccupazione toccano il 33%, così come da consuntivo di fino 2014, redatto sul settore del Mercato del Lavoro della Provincia.
Dati allarmanti che tradotti in aspetto pratico, rivelano come una persona su tre non abbia lavoro e gli altri due, che lo hanno, vivono al contempo grandi incertezze.

Come si procede, allora? Sempre più spesso per sopravvivere si ricorre all’aiuto di nonni e zii, che mettono a disposizione la loro pensione mensile, per aiutare tutto il resto della famiglia.
Ormai le retribuzioni sono così basse, che non si riesce ad arrivare neanche alla metà del mese, e pertanto si fa presto a capire come sia “impossibile” metter via anche solo un euro.
La parola “risparmio” è sotterrata sotto la coltre di preoccupazione e sfiducia. Sono lontani i tempi nei quali i nostri nonni, erano dei “virtuosi del risparmio”, mentre riuscivano a canalizzare “quel che rimaneva”, sui famosi libretti postali.
E così pian piano, ogni mese si taglia qualcosa, si rinuncia sempre più non solo al superfluo, ma molto spesso anche all’essenziale.
Il tutto si traduce in un inevitabile “contrazione” dei consumi, mentre l’economia locale è retta dai supermercati discount, e sui negozi cinesi.
La verità è che gran parte di quegli stipendi – per chi li ha – servono mensilmente a fronteggiare la pressione fiscale, ad opera di quello Stato che assume sempre più le sembianze di un impietoso vampiro. Si pensi a imposte, tasse e tributi i cui nomi ci fanno paura: tares, tasi, tari, imu. E poi bolli, assicurazioni, luce, acqua, gas. E se non si paga, il conto inevitabilmente cresce e si aggrava di interessi di mora e di spese aggiuntive. Un vero e proprio circolo vizioso senza fine.
E poi gli aumenti, il mutuo di casa, le rate di finanziamento ai quali si ricorre per provare a respirare un po’.
I tagli riguardano trasporti e sanità, ma gli sperperi restano.
Si scrive “crisi”, ma si legge “fantasma della povertà”.
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