Non sarà facile ribaltare il 3-1 subito al “Rocchi” di Viterbo in una giornata stregata: fra 7 giorni gli uomini di Braglia dovranno cimentarsi in un’impresa per conquistare l’accesso alla finale di Coppa Italia.
È successo di tutto nella gara di ieri: la giacchetta nera (fucsia nella fattispecie) il cui nome risponde a Matteo Proietti della sezione di Terni, si è guadagnato i suoi 90 minuti di celebrità per il discutibile metro di giudizio con cui ha arbitrato. Se fino a ieri era poco conosciuto e poteva essere considerato un semplice arbitro di serie C, ora la sua fama lo accompagnerà in eterno.
In realtà molti tifosi rossoblu avevano già potuto avere un saggio delle sue capacità, quando nella scorsa stagione era riuscito nell’impresa, più unica che rara, di fischiare la fine del primo tempo in simultanea alla conclusione vincente di Giuseppe Gambino in Lecce–Cosenza, annullando di fatto il gol del momentaneo 0-2 a favore dei silani.

Ci si augura che oltre a questo si sia guadagnato anche una pesante reprimenda da parte dei designatori e di qualche superiore, e che magari la sua brillante carriera possa subire una brusca frenata. Al di là del fatto che siano stati i lupi a patire le conseguenze del suo scellerato arbitraggio, un direttore di gara del genere può arrecare solamente dei danni al sistema calcio in generale.
Ma cosa avrà mai fatto di male il Cosenza per meritarsi un simile trattamento da Proietti e così tanto astio da Piero Camilli, presidente della Viterbese, che al termine della gara si è scagliato duramente contro il tecnico rossoblu Braglia? Davvero non è dato saperlo. Innanzitutto sarebbe curioso vedere come avrebbe reagito il vulcanico patron dei laziali a parti invertite.
E poi, per amore della verità e a testimonianza che spesso quando si è accecati dalla rabbia si dicono una serie di baggianate colossali, bisognerebbe ricordargli che mister Braglia in realtà qualcosa l’ha vinta nella sua carriera: primo posto con la Colligiana in serie D, promozione in C1 alla guida del Montevarchi, promozione in B con il Catanzaro, promozione in B con il Pisa, promozione in B con la Juve Stabia e nello stesso anno Coppa Italia. Serve altro?
Fa male che, come detto a fine partita proprio da Braglia e dal ds Trinchera, il Cosenza non sia stato messo nelle condizioni per giocarsi dignitosamente una partita dalla simile valenza. Fa male che si sia abbattuto questo tornado sui lupi nella giornata in cui gli undici, poi dieci dal 12′ , poi nove dal 51′, lupi in campo hanno sfoderato una delle migliori prestazioni stagionali. Scesi in campo con il piglio giusto hanno messo alle corde la Viterbese patendo solo per gli errori dell’arbitro e le incertezze dell’estremo difensore Zommers.

Il 49% di possesso palla rossoblu la dice lunga sui meriti di Corsi e compagni in un match giocato in doppia inferiorità numerica e su un campo ridotto ad un acquitrino. Non c’è tempo per leccarsi le ferite inflitte dal nemico: adesso serve recuperare forze e concentrazione per affrontare al meglio la trasferta di Bisceglie di domenica.
E dopo aver fatto il proprio dovere in terra pugliese, i lupi sono chiamati a incanalare positivamente la rabbia accumulata per costruire la “remuntada” nella semifinale di ritorno. Lo vogliono principalmente i calciatori, defraudati del sacrosanto diritto di poter giocare alla pari contro gli avversari; lo chiederà la gente del “Marulla”, col sangue agli occhi e la voglia di andare ad esultare in faccia a chi, non si sa il perché, vuole il male del Cosenza.
Immagine di copertina dell’articolo Sansonetti.
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