È palpabile la delusione in casa Cosenza per la mancata vittoria contro la cenerentola del campionato Akragas.
Non riuscire ad avere ragione della squadra ultimissima in classifica, reduce da 7 sconfitte consecutive, inesorabilmente destinata alla retrocessione, nonché di modestissimi contenuti tecnici, è uno smacco bello grosso per la compagine di mister Braglia.
Tutti pensavano di poter fare un sol boccone degli avversari, conquistare i 3 punti senza troppi patemi d’animo e agganciare il Rende al settimo posto. Non è stato così: si è materializzato uno dei risultati più sorprendenti di giornata, secondo solo al capitombolo della capolista Lecce sul campo della Casertana.
Il Cosenza aveva da affrontare una strada in discesa, che col passare dei minuti è diventata impervia e ardua da percorrere. Le cause? Alcune, come quella del campo pesante per l’abbondante pioggia caduta prima e durante il match, rischiano di irretire i supporters meno pazienti per la ripetitività con cui viene tirata in ballo. Proprio per non urtare la loro suscettibilità sarà meglio non citarla più.

La sciocchezza di Trovato, reo di un gesto sconsiderato che ha lasciato i compagni in 10 a pochi istanti dell’intervallo, va messa sicuramente nel novero dei perché dello 0-0 che brucia come una sconfitta. C’è anche la sfortuna? No, non ieri, fatta eccezione per l’occasione del legno che ha aiutato il portiere ospite Vono a respingere lo stacco imperioso di Pascali.
La squadra silana paga un difetto di fabbrica che si porta dietro dall’inizio della stagione: quello di non avere cattiveria sotto porta. Sono almeno 5 le occasioni create ieri nel pantano del “S.Vito Marulla” e non sfruttate. E altre in cui il leziosismo, meglio detto tentativo di tiki-taka, mostrato nella fase terminale dell’azione ha precluso il buon esito della manovra offensiva.
Perciò, fin quando gli attaccanti rossoblu non impareranno a sfondare la porta, fin quando non diventeranno cattivi quasi come il Jack Nicholson di “Shining”, bisognerà per forza di cose elaborare metodi alternativi per andare a segno. Oppure si proverà a buttarla dentro col cuore, che non sempre basta ma, questo va detto, è sempre ben visibile. Diffidare di chi dice il contrario e grida vergogna. La vergogna è ben altro, ed è proprio ciò che si dice da queste parti: “A’ vrigogna è di chini va arrobba”.
Immagine di copertina dell’articolo Mannarino.
Vai al contenuto




