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Cosenza, vacanze finite tra ripartenze, magone e punti di domanda

Il 7 gennaio è come un secchio d’acqua piena di ghiaccio sulla faccia. Ti risveglia da un lungo sogno fatto di cibo, luci e musica di una festa che è finita. E quando la festa finisce ognuno riprende la sua quotidianità fatta di piccoli movimenti, di silenzi, di lavoro, una quotidianità dove c’è’ lo spazio per la palestra e si riduce quello della tavola.

Cosenza

La città si svuota. Chi è sceso per le vacanze ritorna nelle città del centro o del Nord, dove per un motivo o per un altro, hanno impostato la loro vita. E quella fotografia dell’autostazione piena di gente anche quest’anno circola sui social. E’ una fotografia che fa male. Come un grande magone per chi resta, ma anche per chi va via.

Molti sono giovanissimi, ma tanti altri non sono più nell’età dei sogni, ma in quella della concretezza. In tanti hanno vinto concorsi in una età dove tutto sembrava già disegnato, ma l’opportunità di un lavoro certo fa fare quelle valigie anche a gente sposata. E tanti sono i casi di uomini o donne che lasciano la propria abitazione per un lavoro fuori sede.

Il Natale in ogni caso ti fa ricrescere il desiderio di restare e non ripartire più proprio a quest’ultimi a cui pesa questa decisione “scomoda” e nello stesso tempo quasi “spacca famiglia”. Quel magone può essere definitivamente eliminato con la voglia, in ogni caso di ritornare perché tutto non può essere più definitivo in una generazione precaria ma che ha grinta da vendere.

La valigia resta sempre sul letto. Una valigia pronta ad essere disfatta, ma questa terra merita di più. Merita più ambizione e occasioni perché e’ dura rinunciare a tanti professionisti costretti ad andare via ed e’ altrettanto dura vivere qui senza la possibilità di sognare in grande. Quel secchio d’acqua oggi forse fa bene. Sveglia Calabria, qui non e’ più il tempo di dormire.

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