Un articolo di Matilde Serao del 1889 svela le radici dell’eccellenza dolciaria calabrese. Il valore della tradizione artigianale che supera i confini regionali.
Le eccellenze gastronomiche del Mezzogiorno come leva di crescita: il caso storico del torrone di Bagnara
Un articolo pubblicato sul Corriere di Napoli il 15/16 novembre 1889, a firma della scrittrice e giornalista Matilde Serao, offre una significativa testimonianza del ruolo che le produzioni gastronomiche di qualità avevano già nell’Ottocento per l’identità e la reputazione del Mezzogiorno.
Nel testo, dedicato al torrone, Serao richiama la tradizione dolciaria dell’Italia meridionale e cita in particolare la produzione di Bagnara Calabra, ricordando l’episodio della casa Francesco Cardone e figli, che inviò due scatole di torrone a Sua Maestà la Regina Margherita. La Regina apprezzò il dono al punto da ricambiare con una preziosa spilla, quale segno di riconoscimento e gradimento.
Al di là del valore aneddotico, il racconto conserva ancora oggi un significato importante: mostra come il Sud Italia fosse già allora capace di esprimere produzioni riconoscibili, apprezzate e legate a competenze artigianali consolidate. Prodotti nati nei territori, costruiti su saperi tramandati, materie prime selezionate e lavorazioni accurate, in grado di superare i confini locali e rappresentare una comunità.
In questa prospettiva, il torrone di Bagnara — oggi riconosciuto anche come Torrone di Bagnara IGP — diventa un esempio concreto di un tema più ampio: la possibilità per il Mezzogiorno di fondare una parte significativa del proprio sviluppo sulla valorizzazione delle eccellenze produttive, agroalimentari e artigianali presenti nei territori.
La crescita del Sud non passa soltanto attraverso grandi infrastrutture o interventi esterni, ma anche dalla capacità di riconoscere, organizzare e promuovere ciò che le comunità locali sanno fare “a regola d’arte”. Le produzioni di qualità possono generare lavoro, rafforzare filiere, sostenere il turismo culturale ed enogastronomico, attrarre attenzione verso aree interne e piccoli centri, contribuendo a costruire un modello di sviluppo più radicato e duraturo.
Il richiamo di Matilde Serao, dunque, non appartiene solo alla memoria storica. È anche un invito a leggere le eccellenze del Mezzogiorno come risorse vive, capaci di unire tradizione e futuro. Il caso del torrone di Bagnara dimostra che il valore di un prodotto non risiede soltanto nella sua qualità, ma nella storia, nel lavoro e nella visione collettiva che esso rappresenta.
Oggi, come allora, il Meridione può trovare nelle proprie produzioni migliori non solo un motivo di orgoglio, ma anche una leva concreta per crescita economica, coesione sociale e riconoscibilità culturale.

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