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Edison Malaj, più di 30 mesi senza giustizia: la Fillea Cgil ammessa come parte civile

Edison Malaj, più di 30 mesi senza giustizia: la Fillea Cgil ammessa come parte civile

Il Tribunale di Castrovillari accoglie il sindacato al fianco della famiglia dell’operaio morto sul lavoro nel 2024: «Basta considerare queste tragedie una fatalità».

Di Elvira Sangineto

«Siamo qui con la speranza di avere giustizia. La giustizia che in più di 30 mesi non abbiamo mai avuto».

Sono parole che pesano, quelle di Sara Malaj. Perché dietro quei trenta mesi non ci sono soltanto giorni trascorsi. Ci sono un padre che non è più tornato a casa, una famiglia che da quel 16 febbraio 2024 non è più la stessa e una ferita che il tempo non cancellerà mai.

Edison Malaj ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere edile, quando una lastra di cemento appesa a una gru lo ha travolto.
Questa mattina, 7 ottobre, la famiglia era di nuovo in aula, al Tribunale di Castrovillari. E accanto c’era la Fillea Cgil, ammessa come parte civile nel procedimento.

«Siamo qui per lottare e per far sì che quello che è successo a mio padre non succeda più a nessun altro. Per questo ringraziamo la Fillea Cgil per essere sempre al nostro fianco. Noi ci crediamo e non vogliamo essere soli», dice Sara.

Proprio su questo fronte, la Fillea sta portando avanti a livello nazionale una battaglia per l’introduzione del gratuito patrocinio senza limiti di reddito per i familiari delle vittime degli infortuni mortali sul lavoro. Perché quando una persona muore lavorando, a pagare non è soltanto chi perde la vita ma anche i familiari, che da quel momento devono affrontare un dolore immenso e spesso un lungo percorso giudiziario alla ricerca della verità.

Chiedere giustizia per le morti bianche non è e non dev’essere solo una rivendicazione privata, ma una battaglia politica e sociale, nonché il rifiuto ostinato di rassegnarsi all’idea che morire di lavoro sia una fatalità.
È tra la rassegnazione e la lotta che la lezione di Antonio Gramsci torna a bruciare con immutata urgenza:

«Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?».

Rifiutare l’indifferenza significa schierarsi senza esitazioni al fianco di chi chiede giustizia. Perché la morte di un padre che non torna a casa non deve mai trasformarsi in una semplice statistica nel fascicolo di una procura.

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