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Sandro Principe e Roberto Occhiuto

Laboratorio Civico: “Occhiuto e Principe: quella è una fotografia politica. Calabria sempre sottomessa ai poteri forti”

Laboratorio Civico incalza il sindaco sui rapporti con la Regione: «Dall’urbanistica alla Città unica, chiariscano se c’è un patto. La città non sia succube dei poteri forti».

Quella foto di Sandro Principe accanto a Roberto Occhiuto non è soltanto una fotografia. È una fotografia politica.

E arriva dopo una serie di episodi sui quali noi avevamo già posto domande precise.

Lo avevamo fatto con il caso Belvedere, consigliere comunale della maggioranza di centrosinistra di Rende e oggi vicepresidente della Provincia di Cosenza, guidata da una maggioranza di centrodestra. Anche allora la questione non era personale. Era politica: quanto può essere riconoscibile un’alternativa quando i suoi rappresentanti assumono contemporaneamente ruoli politici dentro schieramenti diversi?

Oggi la domanda riguarda direttamente il sindaco.

Quali sono le convergenze tra Principe e Occhiuto? Quali visioni comuni? Quali prospettive?

La Città unica? Il nuovo ospedale e il futuro Policlinico? Le scelte urbanistiche? Il futuro edilizio di Rende?

Non sono domande campate in aria. Sono questioni che riguardano il futuro della città e sulle quali sarebbe necessario conoscere con chiarezza le posizioni politiche.

C’è poi una vicenda che non può essere rimossa dalla memoria recente. Nel 2024, dopo la revoca del PSC da parte della gestione commissariale, la Regione Calabria annunciò l’intenzione di avviare procedure di commissariamento nei confronti dei Comuni totalmente inadempienti nella formazione degli strumenti urbanistici.

E allora una domanda è inevitabile: qual è oggi la posizione della Regione nei confronti di Rende? Quale iniziativa sta assumendo sull’urbanistica della città? Quale urgenza viene considerata prioritaria?

Perché quando si parla di territorio, urbanistica, ospedale, grandi trasformazioni e sviluppo edilizio, non basta sapere che esistono buoni rapporti tra amministratori. I cittadini hanno diritto di conoscere il progetto politico che sta dietro quei rapporti.

Non chiamatelo semplicemente trasversalismo. Non c’è nulla da celebrare nella cancellazione delle differenze politiche.

Il problema è più serio: il rischio di un trasformismo nel quale le appartenenze diventano elastiche e l’alternativa politica finisce per essere indistinguibile da ciò a cui avrebbe dovuto contrapporsi. Oggi lo diciamo ancora più chiaramente.

Se esiste un progetto comune tra Rende e il governo regionale, lo si dica alla città. Se esistono accordi, convergenze o prospettive condivise, vengano spiegati pubblicamente.

Perché una fotografia può essere casuale.

Una sequenza di scelte politiche, invece, non lo è.

Purtroppo, si sa ed è storia recente della città, la Calabria appare sempre più sottomessa a certe logiche di centri di potere che ancora oggi fanno della nostra regione un territorio involuto, arretrato culturalmente, soggiogata dai poteri forti.

Siamo sempre più convinti che ci sia stata a Rende una infiltrazione politica e non mafiosa. Come veri e propri atti politici e non amministrativi sono quelli che i commissari prima e l’attuale giunta, poi, hanno compiuto. A chi dava fastidio tutto ciò?

La storia a queste latitudini ci insegna che lo strumento del commisariamento facile é una vera e propria piaga di questa terra. Come è storia di questa regione che in ognuno di questi casi la politica sia stata sia prima che dopo silente, con la mano tremante. Questa amministrazione era libera, non rispondeva a nessuno. Forse è stato proprio questo a dare fastidio: il buon governo e il ruolo determinante che Rende aveva acquisto nella intera regione.

Sandro Principe e Roberto Occhiuto
Sandro Principe e Roberto Occhiuto
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