L’Università della Calabria diventa protagonista della filiera italiana dell’idrogeno.
Il recente accordo firmato da Snam e Registro Navale Italiano (RINA), per accelerare sull’introduzione del gas “verde” nel sistema energetico italiano e abbattere così le emissioni di CO2, coinvolge il campus di Arcavacata: il laboratorio DeltaH, realizzato insieme da RINA e dal Dipartimento di Fisica dell’ateneo, si occuperà dei test sui materiali per lo stoccaggio dell’idrogeno.
Snam è una delle maggiori aziende di infrastrutture energetiche al mondo e gestore in Italia delle reti di trasporto del gas naturale, mentre RINA è tra le principali realtà nel campo dei servizi di testing, certificazione e consulenza ingegneristica.
L’accordo prevede lo sviluppo di test per verificare la compatibilità con l’idrogeno di bruciatori industriali e attrezzature già in uso e la sperimentazione di nuove soluzioni per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione del gas.
L’idrogeno potrebbe essere oggi il combustibile ideale, perché è efficiente e si può ricavare da fonti rinnovabili. Ha una densità così bassa, però, che per poter essere conservato in grandi quantità (e quindi reso utilizzabile) va sottoposto ad alte pressioni: condizioni estreme e non compatibili con la resistenza dei comuni dispositivi di stoccaggio e trasporto dei gas, come bombole e tubi. Prima di essere destinati, quindi, a custodire idrogeno in maniera sicura, i materiali tradizionali vanno validati.
Un’attività che il laboratorio DeltaH dell’Unical può garantire, perché è il primo in Italia – e tra i pochissimi al mondo – in grado di eseguire test ad altissima pressione per lo stoccaggio di gas, tra i quali naturalmente l’idrogeno. Il contributo dei ricercatori dell’ateneo, però, va anche oltre.

Nello stesso laboratorio si studiano materiali innovativi (carbonio nanostrutturato) capaci di condensare l’idrogeno sulla propria superficie, un po’ come avviene con la rugiada per il vapore acqueo, e di rilasciarlo in forma gassosa quando deve essere utilizzato. «In forma condensata, l’idrogeno aumenta la propria densità e in questo modo è possibile immagazzinarne grandi quantità, senza ricorrere ad alte pressioni – spiega il professor Raffaele Giuseppe Agostino, coordinatore del gruppo di ricerca “Superfici ed Energia” del Dipartimento di Fisica – Sembra paradossale, ma una bombola riempita di carbonio nanostrutturato riesce a contenere più idrogeno di una bombola riempita con il solo gas».
Responsabile del laboratorio, realizzato nell’ambito del progetto Pon EOMAT, è il giovane ricercatore Alfonso Policicchio. Le attività dell’infrastruttura si sviluppano nell’ambito del Distretto Matelios, ovvero del “Distretto Tecnologico sui Materiali Avanzati per le Energie Rinnovabili” con sede a Lamezia Terme.
«Le caratteristiche specifiche del laboratorio attribuiscono a DeltaH un ruolo di importante centro di ricerca e sviluppo su “smart materials” e “smart systems” nel campo energetico e dell’idrogeno, ponendosi come polo attrattore per la collaborazione nell’ambito della ricerca scientifica di base ed industriale – commenta Agostino – L’attuale accordo con Snam ne è la prova evidente e si spera rappresenti solo il punto di partenza come esempio virtuoso di collaborazione tra la ricerca universitaria e il mondo aziendale».
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