Le associazioni che seguono la comunità rom rumena di Cosenza lamentano il fatto che molti non trovino appartamenti e siano costretti a dormire in auto con i bambini piccoli
È una denuncia pesante quella che arriva da diverse associazioni che sul territorio cosentino seguono le famiglie rom residenti in zona: ci sono diversi interi nuclei familiari costretti a dormire nelle loro macchine, con i figli piccoli che comunque continuano ad andare a scuola.
Un grido d’allarme lanciato da La Kasbah, Lav Romanò, Moci, Ambulatorio Grandinetti, Amnesty International Circoscrizione Calabria, Circolo culturale Popilia, San Pancrazio, Scuola del Vento, Sentiero non violento, ma anche dalle Suore ausiliatrici e della fraternità della piccole sorelle di Gesù che fotografano una situazione delicata per la comunità rom rumena a Cosenza.
Nei mesi scorsi il sindaco, Mario Occhiuto, aveva proposto un contributo economico alle famiglie affinché lasciassero la tendopoli che era stata poi smontata. Soldi che dovevano servire per trovare casa in affitto oppure a tornare in Romania, come molte famiglie hanno fatto. Altri invece hanno deciso di rimanere ma vivono in condizioni precarie, anche a causa della diffidenza degli abitanti di Cosenza e della difficoltà a trovare un appartamento.
Le associazioni che li seguono sul territorio criticano fortemente la soluzione scelta dall’amministrazione comunale di Cosenza. “È mancata la sensibilità amministrativa di accompagnare i rom in un percorso abitativo diverso. Le amministrazioni che verranno devono sentire la responsabilità di un altro modello di società. Basta azioni ghettizzanti come quelle fatte in passato, no a sgomberi forzati in cui uomini, donne e bambini hanno dovuto assistere alla distruzione delle loro abitazioni”.
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