Consigli teorico-pratici per la vita quotidiana, alle prese con la difficoltà di riconoscere le tematiche del femminicidio
In occasione della giornata mondiale della violenza contro le donne, che ricorre proprio oggi, 25 novembre, diviene opportuno fare una piccola riflessione sulla terribile dinamica del femminicidio, che da nord a sud sta facendo molte vittime per via di un omessa prevenzione, a causa di politiche sociali che contemplano sono il danno, e mai interventi precoci.

Rosina, Roberta, Melania… Cambiano i nomi, come anche le città, ma il contesto è sempre lo stesso. Colui che ha giurato di amarci, di volere il nostro bene, di proteggerci, arriva a maltrattare, e poi distrugge tutto e alla fine uccide.
Vi è talmente emergenza che c’è bisogno di tutti, ma soprattutto di una consapevolezza. Quella consapevolezza che parta da noi stessi, da quel primo schiaffo, che diviene il primo segnale di una violenza. Una consapevolezza che pone la donna a “riconoscere” che tutte le volte che è stata svalutata, offesa, sottomessa, non è stata amata, perché quello non è amore.
In vari convegni in giro per l’Italia, o nella formazione di operatori e volontari in ambito sociale, spesso mi chiedono come si possono riconoscere i segnali di un partner violento, e pertanto mi preme citare alcuni aspetti.
Premetto che la forma più grave e pericolosa delle violenze, è quella psicologica, che crea micidiali ferite dell’anima, che non lascia segni evidenti, ma che uccide dentro, giorno per giorno. L’uomo dal quale difendersi come prima cosa “ti sottovaluta”, poi “ti depriva” della libertà, ti fa sentire perennemente “in colpa”, ti toglie ogni “autonomia” in gesti e parole, e per finire, “ti fa sentire “inutile”.
Tutti questi segnali, vi invito – da uomo e professionista – a riconoscerli, partendo da voi stesse, guardando da vicino la vostra quotidianità, perché il ciclo della violenza, in molti casi inizia in sordina, con lo svilimento della persona, e molto spesso, culmina con violenze fisiche, fino alla morte, così come la cronaca quotidianamente ormai ci racconta.
Per la sfida sociale che ci attende, c’è bisogno anche di te, perché il femminicidio si può e si deve fermare.
L’amore rende liberi.
L’amore è fiducia.
L’amore è vita.
Non permettere “a nessuno” di farti del male.
Fatti aiutare, denuncia, e chiedi sostegno, perché non sei sola…MAI.
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