L’ex pornodivo bolognese Franco Trentalance ha ritirato un premio al Museo del Fumetto a Cosenza per il miglior debutto nell’arte sequenziale, un riconoscimento arrivato grazie alla storia di Bloody Park: si tratta di un serial killer che utilizza i video delle torture delle giovani donne per venderli sul Deep Web, una storia ambientata ai tempi del movimento #metoo, un movimento femminista nato per combattere le molestie e la violenza contro le donne, precisamente si chiama Me Too, una sigla che richiama lo slogan “Potrei essere io”.

Altro elemento saliente è che il serial killer ricalca i tratti somatici di Franco Trentalance, e a raccontare la storia a fumetto è lo stesso Trentalance in compagnia della criminologa Chiara Penna, che introduce l’autore, spiegando la profilazione di un assassino seriale secondo i dettami della criminologia.
Ma il fascino della storia a fumetti Bloody Park è ascrivibile con piena convinzione al romanzo scritto nel 2017 con il regista Marco Limberti, e attraverso le tavole di quest’ opera così carica di tensione e immagini disturbanti si consolida una svolta artistica per il Trentalance nazionale, conosciuto per i suoi trascorsi hard, ma anche come personaggio televisivo.
Alla master class d’autore hanno partecipato appassionati di fumetti, qualche studente e giovani calabresi, a seguire la performance estemporanea della disegnatrice cosentina Elena Artese, che si è cimentata nella raffigurazione del personaggio Trentalance al di là del suo fumetto, estrapolandone l’aspetto caricaturale, tipico di chi fa del disegno una “forma mentis”.
Attore prima, personal coach e scrittore, proiettato verso il genere Thriller, a proposito di sketch e layout relativi alla sua graphic novel, intende testimoniare come nella vita si possa cambiare, evolversi e ripercorrere ciò che si è abbandonato per un lungo periodo, come nel suo caso, tuttavia è l’esempio di chi supera lo stereotipo di dover essere apprezzati solo per alcune caratteristiche piuttosto che per altre.
“Prendere le cose con leggerezza, senza essere ossessionati dal raggiungimento del risultato. Significa impegnarsi comunque, ma senza dipendere totalmente dall’esito, positivo o negativo, del proprio progetto. La leggerezza permette di giocare meglio” – aggiunge l’autore – “e alleniamo l’arte dell’attesa, di contro alla velocità contemporanea alla quale tutti tendiamo. Impariamo a dare tempo al tempo.” Con queste parole Trentalance lancia un messaggio di speranza, rivolgendosi in particolare alla giovani generazioni, affinchè possano trovare in se stessi la forza di esprimersi anche senza il beneplacito di falsi profeti.
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