Acri in festa per la canonizzazione del suo frate cappuccino. Beato Angelo d’Acri diventa santo alle 10:35 di ieri di fronte a 6000 mila calabresi accorsi in piazza S.Pietro per l’occasione
Quella di ieri è stata una giornata storica per la cittadina di Acri: poco dopo la formula di canonizzazione pronunciata da Papa Francesco, che iscrive ufficialmente Angelo d’Acri, al secolo Luca Antonio Falcone, vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700, nell’Albo dei Santi, le campane della Basilica a lui intitolata nella città in provincia di Cosenza hanno iniziato a suonare a festa.
Presenti in piazza S.Pietro per assistere alla cerimonia, oltre ai circa 6000 fedeli calabresi accorsi a Roma per l’occasione, il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio accompagnato dal consigliere regionale Giuseppe Aieta, nonchè il sindaco di Acri Pino Capalbo, che affiancato dalla sua giunta al gran completo, ha assistito alla celebrazione al lato dell’altare di S.Pietro.
“Ad onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e definiamo Santo il Beato Angelo d’Acri e lo iscriviamo nell’Albo dei Santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essa sia devotamente onorato tra i Santi. Nel nome del padre del Figlio e dello Spirito Santo Amen”.
Con queste parole, pronunciate in latino dal pontefice, si conclude un lunghissimo iter durato più di 200 anni e iniziato esattamente nel 1825, quando Papa Leone XIII celebrò il rito della beatificazione. Il frate cappuccino, oggi Santo, nacque ad Acri nel 1669 da una famiglia di umili origini. In vita si contraddistinse per la semplicità dei suoi gesti e delle sue parole, con le quali cercava di essere comprensibile a tutti. Allo stesso tempo non fu tenero con i potenti e condannò fortemente ogni forma di corruzione, schierandosi spesso dalla parte dei più deboli. Nello scorso mese di Marzo Papa Francesco ha attribuito a lui la guarigione di Salvatore Palumbo, ragazzo acrese che nel 2010 si risvegliò da un coma irreversibile a seguito di un terribile incidente stradale. Il riconoscimento dell’evento come miracolo ha spalancato di fatto le porte al processo di canonizzazione.
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