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Giuseppe Ferraro

Giuseppe Ferraro trionfa al 39° Premio Troccoli Magna Graecia con “Giornali prigionieri”

Di Anna Maria Ventura

Il 17 maggio 2025, nella suggestiva cornice di Cassano all’Ionio, si è tenuta la cerimonia di premiazione del 39° Premio Letterario Nazionale Troccoli Magna Graecia, un evento che da quasi quattro decenni celebra l’eccellenza culturale italiana. Tra i protagonisti di quest’anno, spicca il nome di Giuseppe Ferraro, insignito del primo premio nella sezione Saggistica per il suo libro “Giornali prigionieri. La stampa di prigionia durante la Grande guerra”, edito da Donzelli.

Il Premio Troccoli Magna Graecia, fondato nel 1986, si è affermato come uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel panorama letterario italiano, premiando autori, giornalisti e studiosi che contribuiscono significativamente alla cultura nazionale. La 39ª edizione ha visto la partecipazione di numerosi candidati di alto profilo, con una cerimonia che ha sottolineato l’importanza della memoria storica e della ricerca accademica.

Oltre a Giuseppe Ferraro, la giuria ha premiato: Barbara Capponi, giornalista, per la sezione Giornalismo; Rocco G. Tassone, docente e saggista, per il volume “Michelangelo Bellissimo e l’eccidio di Nichel U.T.” (Unipont); Francesco Saverio Vetere, per la sezione Ricerca.

Questi riconoscimenti testimoniano l’ampiezza e la diversità delle opere premiate, che spaziano dalla saggistica alla ricerca storica e al giornalismo.

Il libro di Giuseppe Ferraro “Giornali prigionieri” apre una finestra sulla storia dimenticata, offrendo un’analisi approfondita della stampa prodotta nei campi di prigionia durante la Prima Guerra Mondiale, un argomento finora poco esplorato. Attraverso una meticolosa ricerca, l’autore illumina le dinamiche culturali e comunicative dei prigionieri, rivelando come la produzione di giornali in tali contesti rappresentasse un atto di resilienza e di mantenimento dell’identità.

Scritti a mano, ciclostilati o stampati, questi giornali erano spesso illustrati con vignette e disegni, e rappresentavano una delle più importanti “strategie di sopravvivenza” nei campi di prigionia. Ogni campo aveva il suo giornale, con titoli talora sorprendenti: Good morning to “Gazzettino di Wonbaraccopoli” e “L’Attesa” nel campo di Dunaszerdahely in Ungheria; “L’Eco del prigioniero”, “L’Eco caricaturista”, “La Scintilla”, “La Scintilla caricaturista” a Sigmundsherberg in Bassa Austria; “Il Surrogato” e “Macchiette in prigionia” a Theresienstadt.

I prigionieri, realizzando i “loro” giornali, conquistavano “una dimensione più dinamica rispetto a quella oziosa e stagnante della vita di campo sia dal punto di vista fisico che mentale”: “uno svago intellettuale per le nostre giovani menti”, come scrisse un certo Rolland aprendo il primo numero dell’”Eco del prigioniero” il giorno di Natale del 1916, con un articolo dal titolo pieno di illusione e di progettualità: “Incominciando”.

Almeno in un caso, personalità di grande rilievo parteciparono a questo serio e impegnativo gioco di formazione di una “piccola Società”. Si tratta de “Il Surrogato*, la cui testata, come rileva con intelligenza Ferraro, “era evocativa della condizione di prigionia: il giornale era inteso come un surrogato della libertà persa, di quella vita ordinaria che si cercava di riprodurre nei campi di prigionia”.

Giuseppe Ferraro
Giuseppe Ferraro

L’autore di questa prezioso libro di ricerca storica, Giuseppe Ferraro, è tra i più impegnati e rinomati storici italiani.

Originario di Longobucco, , piccolo centro montano della Sila greca, è oggi una delle voci più autorevoli della nuova storiografia meridionale. Storico e filosofo di formazione, docente e divulgatore per passione, Ferraro ha dedicato e dedica la sua ricerca a temi centrali ma ancora irrisolti della storia italiana: il Risorgimento, il brigantaggio, la Prima guerra mondiale, la Resistenza e la vicenda degli Internati Militari Italiani nei campi di prigionia. Giuseppe Ferraro è dottore di ricerca presso l’Università di San Marino.

Dirige l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano – Comitato provinciale di Cosenza, è dirigente dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea e deputato di storia patria per la Calabria. Collabora con l’Università del Salento. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Il prefetto e i briganti”che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti.

“Vincenzo Padula e i briganti. Storiografia e discorso pubblico” “Resistere. Trincea e prigionia negli archivi Barberio” e l’ultimo “Giornali Prigionieri”.

I suoi lavori si distinguono per una scrittura chiara, un approccio rigoroso alle fonti e una volontà di restituire dignità storiografica a vicende spesso travisate o rimosse.

Numerosi i premi ricevuti negli ultimi anni: dal Premio Spadolini al Troccoli Magna Graecia, dal Giorgio Palmieri all’Anassilaos per la saggistica. A dimostrazione del valore del suo lavoro e dell’urgenza, anche civile, di una narrazione storica più equa, plurale, che guarda anche alla”Piccola Storia”, Giuseppe Ferraro rappresenta oggi una figura di riferimento per quanti credono che fare storia significhi interrogare il passato per comprendere meglio il presente e contribuire a riscrivere la storia d’Italia, con rigore e passione.

39° Premio Troccoli Magna Graecia con Giornali prigionieri
39° Premio Troccoli Magna Graecia con Giornali prigionieri
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