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Giustizia per Denis Bergamini, che sia la volta buona?

Ennesimo capitolo dell’amara telenovela sulla morte del calciatore di Argenta. A breve sono attesi nuovi sviluppi, la famiglia spera di arrivare alla verità.

La sorella Donata di fronte al murales di Denis in curva sud
La sorella Donata di fronte al murales di Denis in curva sud

Caso Denis Bergamini 3.0. Dopo 27 lunghissimi anni si riaprono spiragli incoraggianti sulla definizione della morte del compianto calciatore del Cosenza, avvenuta in circostanze misteriose e mai chiarita. Il gip del tribunale di Castrovillari Eugenio Facciolla ha preso in mano il faldone relativo all’inchiesta e ha deciso di riprendere le indagini. Non è la prima volta che succede, già in un’altra circostanza si era tentato di portare a termine l’iter che conduce alla verità ma per un motivo o per un altro non si è mai arrivati ad una conclusione.

I fatti sono tristemente noti, Denis Bergamini, centrocampista affermato dei lupi allenati all’epoca da mister Gianni Di Marzio, perse la vita il 18 Novembre 1989, sulla SS 106 che percorre la costa ionica calabrese, all’altezza di Roseto Capo Spulico. Il primo processo relativo al caso appurò il decesso per suicidio, secondo i giudici Denis si lanciò volontariamente sotto il camion guidato da Raffaele Pisano decidendo di porre fine ai suoi giorni. La sentenza fa a pugni con una realtà ben diversa, quella che vedeva il numero 8 rossoblu vivere il momento più felice della sua carriera calcistica, grazie alle sue prestazioni sportive aveva attirato su di sé le attenzioni di compagini di categoria superiore come la Fiorentina. Un calciatore in rampa di lancio che si apprestava a spiccare il volo, ecco perché appare poco credibile la versione dei fatti ricostruita dalle prime indagini, quale poteva essere il motivo che lo avrebbe spinto ad un così insano gesto?

Se poi si aggiunge che il corpo non presentava in minima parte i segni di un’eventuale trascinamento del tir, così come riferito dalle carte, la vicenda assume contorni ancora più inqueitanti. È di pochi anni fa la notizia di un’autopsia effettuata sul corpo del calciatore che riferisce nei dettagli come la morte sia sopraggiunta per il dissanguamento dovuto alla recisione dell’arteria femorale; la descrizione dell’esame in questione, effettuato dal professor Avato nel lontano 1990, è rimasta insabbiata per tanti, troppi anni. Le versioni fornite dall’allora fidanzata di Denis, Isabella Internó, e dall’autista dell’autoarticolato, non hanno mai convinto del tutto e alla luce delle novità emerse nel corso degli anni, si sono rivelate false e facilmente smentibili.

Papà Domizio con la foto del figlio
Papà Domizio con la foto del figlio

Nella giornata di ieri il procuratore capo Facciolla ha giustificato la sua decisione con queste parole: “Denis Bergamini non può essersi suicidato, è stato barbaramente ucciso“. In funzione di tutto ciò ha subito proceduto ad inviare un avviso di garanzia alla Internò e a Pisano, ritenuti i principali indiziati di un possibile omicidio. Da qui a breve verrà riesumato il cadavere e grazie a nuove tecniche di analisi si tenterà di verificare con dati oggettivi alla mano che i fatti non sono potuti andare così come qualcosa o qualcuno ha sempre voluto fare credere. Chissà che sia la volta buona, la sorella Donata e il papà Domizio non si sono mai abbattuti e da quel maledetto giorno non hanno mai smesso di combattere strenuamente per giungere alla verità; loro in primis, e tutta la città e la tifoseria di Cosenza, che al nome di Bergamini sono profondamente legati, incrociano le dita, ottenere giustizia forse non è più una chimera.

Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.

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