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Il coraggio di non essere come gli altri: a Luzzi la letteratura diventa un gesto di cura e un atto politico dell’anima

Luzzi, grande partecipazione alla Pro Loco per il libro di Laura Corchiola: un manifesto contro il conformismo.

di Ada Giorno

A Luzzi il 29 maggio, la presentazione del libro di Laura Corchiola non è stata una semplice tappa editoriale, ma un rito collettivo di consapevolezza. Nella sala gremita della Pro Loco La Terra dei Lucij, la comunità si è raccolta attorno a una domanda urgente: come custodire l’unicità dei nostri ragazzi in un tempo che li vuole tutti uguali?

I saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura Maria Leone e del Vice Presidente della Pro Loco Claudio Cortese hanno aperto un incontro che, fin da subito, ha assunto il tono di una veglia civile. La moderatrice Anna Franca Gioia ha guidato il dialogo con una delicatezza ferma, restituendo alle parole il loro peso originario: quello di chi cerca, insieme agli altri, un varco nella complessità del presente.

Laura Corchiola, avvocato e imprenditrice in Germania, ha raccontato la sua scelta di restare legata alla propria terra. La sua restanza non è nostalgia, ma un gesto politico: tornare per testimoniare, per dire ai giovani che l’identità non è una gabbia, ma un luogo da cui ripartire. La sua scrittura nasce da questa fedeltà: un ritorno che non è movimento geografico, ma scavo interiore, un modo di abitare i luoghi con responsabilità e non per inerzia.

L’intervento di Claudio Cortese ha portato il discorso nel cuore della crisi contemporanea: la dissoluzione dei legami. La piazza, un tempo teatro di confronto e di crescita, è stata sostituita da uno spazio digitale che promette connessione ma produce solitudini. Lo smartphone, diventato protesi identitaria, ha trasformato la relazione in un’immagine di relazione. In questo vuoto, i ragazzi cercano un posto che non trovano, e spesso inciampano in forme di violenza invisibile: cyberbullismo, isolamento, identità frantumate.

Da qui la necessità di un cambio di sguardo. Ho denunciato la tendenza crescente a patologizzare l’esistenza: ogni turbamento, ogni fatica, ogni passaggio di crescita viene tradotto in un’etichetta clinica. È un modo per mettere a tacere il dolore invece di ascoltarlo. Gli adulti, spesso Specchi Infranti, preferiscono la sicurezza di una diagnosi alla fatica dell’ascolto. Ma senza il diritto all’errore, alla fragilità, alla complessità, nessun adolescente può diventare se stesso.

La scuola, allora, non può essere un luogo di standardizzazione. Deve tornare a essere un presidio d’anima. Angelina Longo lo ha ricordato con parole che hanno attraversato la sala come una rivelazione: la scuola è un luogo di possibilità, non di normalizzazione. Eppure, nei corridoi, si respira spesso un silenzio che pesa più delle parole: un silenzio che nasce quando tutti vedono ma nessuno parla. Per spezzarlo, occorre restituire valore ai sensi, ai gesti, ai profumi che fanno sentire la vita — come il pane che lievita in una casa abitata dall’amore. La diversità non è un difetto da correggere, ma una forza che apre mondi.

Le letture dell’attore Paolo Massaria hanno dato voce ai racconti del libro, trasformandoli in esperienze emotive condivise. Amici oltre i confini, Il peso delle aspettative, Il volo di Teo, Enea, L’ombra del profilo: storie che parlano di integrazione, libertà, silenzi che fanno male, pericoli che si annidano dietro uno schermo. Il racconto di Enea, in particolare, ha aperto una ferita che non può essere ignorata: quella di un ragazzo sensibile, creativo, innamorato della musica e della natura, schiacciato da parole che sono diventate pietre. Un fallimento collettivo che pesa come un macigno.

Da questa ferita nasce l’appello più urgente della serata: costruire una pedagogia della mano tesa. Non possiamo permettere che la paura di esporsi ci renda complici del male. La vera forza non è uniformarsi al branco, ma avere il coraggio di proteggere chi è più fragile. Ogni adolescente ha diritto alla propria luce, e gli adulti hanno il dovere di custodirla.

Il libro di Laura Corchiola, accompagnato dai contributi video di Tedima Sarnitano, si è rivelato un manifesto contro il conformismo e un invito alla sublimazione dell’arte come forma di verità. L’incontro, chiuso dal saluto dei volontari del Servizio Civile Universale 2025/2026, si è trasformato in un momento di responsabilità condivisa: un impegno a non lasciare più nessuno solo nel proprio silenzio.

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