Il Cosenza si conferma bestia nera del Catania al “Massimino”, dove la compagine padrone di casa non riesce ad avere ragione degli ospiti da 69 anni e dovrà aspettare ancora per infrangere il tabù.
Una prova di forza degna di nota quella della squadra di Braglia, che prosegue nel suo ottimo momento di forma e dimostra di poter battagliare alla pari con le prime della classe. Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi a riguardo questi sono stati fugati nei primi 26 minuti, durante i quali Mungo e Bruccini hanno messo la firma sul momentaneo e meritatissimo doppio vantaggio dei silani.
Tutto vano, vista la rimonta siciliana iniziata da Barisic, con la complicità dell’incerto Saracco, e completata nel finale dalla zampata di Manneh. Un punto in casa della seconda della classe, della squadra che, insieme al Lecce capolista, sta ammazzando il campionato: alla vigilia del match qualunque tifoso rossoblu avrebbe messo la firma su un risultato del genere; in virtù dell’evoluzione dei 90 minuti invece rimane l’amaro in bocca per quello che si stava materializzando e poi non è stato.

Oltre alle sensazioni positive lasciate da Pascali e compagni con la prestazione del “Massimino” si aggiunge il piccolo passo in avanti fatto in graduatoria con il raggiungimento della quinta posizione in coabitazione con il Rende. Si allontana il Siracusa, che ha dovuto faticare più del previsto per prevalere sul fanalino di coda Akragas. Ricordare che il Cosenza, sebbene abbia parzialmente rallentato la corsa con i 3 pareggi nelle ultime 3 uscite, ha collezionato il decimo risultato utile consecutivo, è cosa buona e giusta.
Cosa è andato? Praticamente tutto nella prima frazione di gioco, disputata magistralmente dagli undici scelti da mister Braglia. A proposito, il tecnico: impeccabile la preparazione del match, perfetto l’approccio dei calciatori rossoblu nell’interpretazione dei suoi dettami tattici. Azzeccata la mossa di affidarsi alla velocità e alle ripartenze di Mungo, così come la decisione di buttare nella mischia Trovato, risultato uno dei migliori, al posto di un quasi insostituibile Calamai.
Non sono andati i cambi, e non perché non fossero giusti: inevitabile far tirare il fiato agli stremati Mungo e Baclet. I subentrati Tutino e Okereke però non hanno inciso, se ci fate caso la stessa amara sorte della precedente partita interna contro il Siracusa. Per motivi forse dovuti solo al caso chi è stato chiamato a dare una sterzata al match non è riuscito in nessun modo a dare il suo contributo. Un peccato, perché un contropiede ad arte avrebbe mandato al tappeto gli uomini di Lucarelli.

I lupi escono inorgogliti dalla prima delle due partite del ciclo terribile che proseguirà già fra 48 ore con la gara di coppa in casa del Lecce. Fa enormemente piacere il coro unanime che si è levato nell’immediato post partita: tanti gli apprezzamenti per la performance dei lupi da parte di tifosi e addetti ai lavori delle altre piazze di serie C. Il Cosenza si è presentato in pompa magna al ballo delle grandi, il rimpianto aumenta a dismisura: se non fosse stato per quello sciagurato inizio di stagione ora quali scenari si sarebbero aperti per la squadra di Braglia?
Una domanda pertinente che rimarrà piantata a lungo nella mente dei tifosi rossoblu. Una domanda che però va riposta in fretta nel cassetto delle cose da buttar via, perché è ora di pensare solo al futuro: c’è ancora la capacità, la voglia e la forza necessaria per recuperare il tempo perduto, coltivare un sogno e realizzarlo.
Immagine di copertina dell’articolo Rosito.
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