Il decreto sicurezza bis è legge. Manca solo la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica. Ma “Necessitas non habet legem”, dicevano i latini.

Padre Alex Zanotelli in un’intervista di Adriana Pollice su il Manifesto ha spiegato perché, se una norma è illegittima, è giusto disobbedire.
Basterebbe ricordare le leggi razziali e a quello che Hannah Arendt definì come “la banalità del male” per capirlo. Ma con questi chiari di luna non è detto.
Personalmente ritengo tale concetto così giusto tanto che, nell’organizzazione che da anni sostengo e della quale mi onoro di essere membro del Consiglio Generale, questa cosa è messa nero su bianco.
Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, – organizzazione non governativa riconosciuta in sede ONU con status consultivo presso l’ECOSOC, il consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, nel preambolo del proprio Statuto, testualmente, “proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale, proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni, proclama il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge”.
E, per essere più esplicito, nel preambolo, il PRNTT “Richiama se stesso, ed ogni persona che voglia sperare nella vita e nella pace, nella giustizia e nella libertà, allo stretto rispetto, all’attiva difesa di due leggi fondamentali quali: La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (auspicando che l’intitolazione venga mutata in “Diritti della Persona”) e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nonché delle Costituzioni degli Stati che rispettino i principi contenuti nelle due carte; al rifiuto dell’obbedienza e del riconoscimento di legittimità, invece, per chiunque le violi, chiunque non le applichi, chiunque le riduca a verbose dichiarazioni meramente ordinatorie, cioè a non-leggi>>.
Il preambolo conclude dichiarando <<di conferire all’imperativo del “non uccidere” valore di legge storicamente assoluta, senza eccezioni, nemmeno quella della legittima difesa>>.
Nel decreto sicurezza bis si parla di manette, multe milionarie, sequestri di navi e persino maxi poteri al ministro dell’Interno che, praticamente, sono una vergogna per lo Stato di diritto e una violazione sistematica di leggi, codici e convenzioni internazionali.
Chi scrive, lo scorso anno, andò a Riace per sostenere quel modello di accoglienza diffusa messo in campo da Mimmo Lucano, magari con qualche irregolarità, ma sempre a fin di bene e non per vantaggi personali.
Un articolo di Sergio Moccia, docente emerito di Diritto penale all’università Federico II di Napoli e Presidente dell’associazione degli studiosi di diritto penale, ha spiegato bene il perché, rispetto al decreto sicurezza bis persino il fascista codice Rocco sia più garantista!
E lo ha spiegato partendo da una citazione in latino: “Necessitas non habet legem” che qui voglio fare mia.
Il giurista sostiene che “Allo stato di necessità non può opporsi alcuna legge contraria”.
Un principio semplice, naturale, che “illustri giuristi ritenevano sussistesse, prima del contratto sociale, già nello stato di natura”. E dunque connesso con l’essere umano”.
Un principio che, oggi, è “regolamento dalle leggi, dal diritto, da convenzioni internazionali e persino nel nostro codice penale”.
Il soccorso di necessità, nota ancora il giurista, è “specificatamente richiamato nel codice penale vigente al primo comma dell’art. 54”.
Che, appunto, è quello del fascista “codice Rocco”!
“Ma a ben riflettere”, aggiunge Moccia nel suo articolo che personalmente consiglio di leggere (anche al titolare del Viminale), “tutta la normativa internazionale – quella che in base al combinato disposto di cui agli artt. 10, 11 e 117 Cost. impone allo Stato italiano di legiferare nel rispetto della medesima – in materia di soccorso in mare rappresenta il precipitato normativo del necessitas non habet legem”.
E nell’articolo si ricorda pure che dalla Convenzione di Londra del 1974, passando da quella di Amburgo del ’79, unitamente a tutte le altre Convenzioni tutte riconosciute dall’Italia, disciplinano fondamentalmente la materia.
“Il comandante che soccorre i naufraghi ha l’obbligo non solo morale, ma anche giuridico, di individuare un luogo sicuro di sbarco”.
Per il professore Moccia “si tratta di un dovere, art. 51 c.p., che scrimina la condotta del comandante e di con lui coopera anche a fronte di un ordine perentorio di un Ministro, al di là delle sbruffonate bulliste da parte di Salvini, dato che quando si arriverà all’eventuale processo il giudice non dovrà far altro che applicare le norme che dicono tutto il contrario di quel che urla il ministro dell’Interno”.
Quindi, l’articolo di Moccia prosegue con la questione della privazione della libertà personale che di fatto si porrebbe nel momento in cui verrebbe impedito lo sbarco e, rimandando alla lettura, Moccia chiosa notando che, nonostante ci siano tali norme a garantire i diritti umani, “finché Salvini è al governo, la vede difficile”.
E per questo ritengo sia giusto ciò che affermano Zanotelli e il Partito Radicale Nonviolento: se una legge vìola i diritti umani è giusto disobbedire.
La Calabria è da sempre terra di accoglienza, lo sono i calabresi e le calabresi, e persone come Mimmo Lucano confermano che è ancora possibile nutrire ed essere Speranza contro quello sterminio nel mediterraneo che anche Marco Pannella definiva “una shoah in corso”.
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