Un fuoriclasse di 24 anni, ma anche di 24 carati di bravura, Danilo Tarso, giovane pianista che ha emozionato il teatro “Il piccolo” di Castiglione Cosentino lo scorso sabato 21 novembre
Il teatro di Castiglione Cosentino, di “piccolo” ha solo il nome, perché al suo interno si consumano meraviglie, si respirano le emozioni che trasudano dalla musica jazz. Una rassegna, “Jazz da gustare”, proposta proprio dal teatro “Il piccolo” di Castiglione, con la direzione artistica di Maria Letizia Mayerà, che ha avuto la capacità settimana dopo settimana, di offrire ad un variegato pubblico, il connubio perfetto tra “buon jazz” e “ottima cucina”. Al suo interno, il teatro ha tanti posti a sedere, che ospitano gli appassionati che sabato scorso hanno sfidato il cattivo tempo e la tromba d’aria abbattutasi sul cosentino, per assistere al concerto in “piano solo” del pianista Danilo Tarso, ed il suo progetto #parolallenote.

Lo spiega il perché di quel titolo, Danilo Tarso, prima di sedersi al pianoforte, prima di regalare al pubblico, tutto quello che possiede, tutta la sua voglia di “raccontare” quello che sa, e quello che sente, attraverso il suo concerto, ed il suo modo di fare musica.
Un linguaggio, quello della musica, che non per forza deve avere “parole parlate”, per raccontare una storia, ma si serve di dinamiche armoniche, di piano e di forti, per dire tutto, in un sol fiato.
Danilo, elegante in un abito grigio, saluta il suo pubblico, a voce libera, senza microfono, e poi si siede al pianoforte, e fa meraviglie. Si capisce subito che gli studi classici gli hanno consegnato la sicurezza di chi a quegli 88 tasti, può far fare quello che vuole, e con l’agilità della sua mano destra, lascia tutti incantati.
Un pianoforte a coda al suo servizio, al servizio dell’improvvisazione, mondo meraviglioso che Danilo Tarso abita, con leggiadria e al contempo con cognizione, spaziando tra note e accordi, senza mai perdere di vista “il tema”.
Un percorso nel mondo musicale, che parte proprio dal jazz – materia che Tarso conosce molto bene – con quel primo pezzo che da il via al suo concerto che è “Take the A Train”, standard jazz del grande Duke Ellington, pezzo di punta anche nei concerti della grande Ella Fitzgerald.
Un piano solo raffinato, ed “intonato” alle emozioni. Danilo, usa anche i martelletti del pianoforte, per elaborare le sue improvvisazioni, e per rafforzare la qualità del suono. I suoi 24 anni, sembrano pochi per tanta bravura, e per quel suo modo di affrontare la vita ed anche la musica. “Per provare grandi emozioni, bisogna correre dei rischi” – dice con convinzione al suo pubblico, ed è quello che fa, percorrendo le strade di pezzi che si intrecciano, coinvolgendo il pubblico nel ricordo di titoli e di motivi da canticchiare.

Danilo Tarso suona “tutto quello che ha”, oltre a tutto quello che sa, perché durante una ballade, suona con una passionalità ed una intensità musicale, che non ci si aspetta da un ragazzo di soli 24 anni.
Anche Gershwin, nel repertorio variegato e completo di Tarso, che si esibisce in una versione sostenuta ed incalzante di Rhapsody in Blue, in finale di concerto. Ma il pubblico non lo lascia andar via, e allora Danilo si toglie la giacca e tra gli applausi, concede il bis a coloro che fino ad allora hanno apprezzato il suo concerto.
“Oh che sarà”, il primo pezzo regalato con il bis, suonato con “nuance” sudamericane, che conducono il pubblico ad innamorarsi del suo modo di fare musica.
Ma ancora il concerto di Danilo Tarso non è finito, perché sono le 22 e 40 quando il pianista, regala un ultimo emozionante pezzo, “L’Ave Maria” di Piazzolla, in una versione pianistica intensa e toccante, che suona come augurio affinché si abbia tutti un mondo migliore.
Si inchina a mani giunte, Danilo. Si inchina davanti al suo pubblico mentre ringrazia il direttore artistico Maria Letizia Mayerà per averlo invitato per la rassegna “jazz da gustare”, ed il suo pubblico che gli regala uno scrosciante applauso, con il quale sottolinea l’apprezzamento verso quei 24 anni e 24 carati di bravura.
Sentiremo ancora spesso parlare di Danilo Tarso, che ha la stoffa per divenire una stella del jazz, che ha ancora una strada da percorrere, lastricata di impegno e di un talento da “fuoriclasse”.
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