Intervento del criminologo Sergio Caruso sul caso della ragazza di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) stuprata dal branco
Di Sergio Caruso, Pedagogista Criminologo, Docente Master Criminologia Calabria, Sportello Antiviolenza Radici Paola (CS), “Direttore corso operatore ascolto vittime di violenza”
Di vergognarsi non si finisce ..mai ..anche oggi ho provato sconforto e rabbia ..per queste affermazioni figlie solo dell’ignoranza …e della stupidità più grande del infinito diceva Einstein. Qui la mafia non trova riscontro, poiché questa tragedia ha coinvolto tutti purtroppo…

Casi simili sono accaduti da nord a sud ..Caivano, il delitto Piovanelli, i Pedofili di termini e le baby escort dei Parioli ma emerge tutto lo schifo …che si prova quando ancora si pensa che una donna ..perché tale, deve essere a disposizione di tutti …meglio se piccola ..perché poi “si impara” .. letale come una pugnalata e’ l’affermazione “si l’è andata a cercare”.
Nel pensiero comune, purtroppo il mantra della colpevolezza della ragazza stuprata, in quanto responsabile, perche’ bella, socievole, attraente emerge sempre, sottolineando e commettendo una gravissima forma di violenza psicologica chiamata pregiudizio.
In Criminologia la vittima si caratterizza per la vulnerabilità che sono tutti quei fattori, fisici, psicologici, e socio culturali, che la rendono debole davanti all’offendere, a 13 anni il minore non ha la capacita’ di determinarsi ed in qualunque contesto risulta parte lesa, facendo riferimento a tutti i casi dove subisce il danno, e con grosse attenuanti anche quando lo produce.
Negli stupri di gruppo, in cui la violenza peggiore è il ricatto, per ottenere la sudditanza della vittima, in una piena manifestazione di violenza psicologica, emergono fattori e profili allarmanti: violenza, sadismo, vincere la noia, disturbi della personalita’, anestesia affettiva, Parafilie violente. Si tratta di fattori come bassa autostima e ricerca costante di conferme, che i soggetti hanno già sperimentato nella propria sfera socio culturale.
In Calabria rispecchiamo il contesto italiano dove le vittime di violenza ed i femminicidi non si contano, non possiamo esprimere dati ufficiali poiché non esistono ma solo dati orientativi, e mi sembra che dopo, l’orribile tragedia di Fabiana Luzzi non è cambiato nulla, solo false promesse.
Ma di primaria importanza sono i traumi psicologici a cui andrà incontro una bambina di 13 anni che purtroppo, rivivrà questo triste dramma ancora per molto tempo.
Il mio appello da uomo e Criminologo impegnato nella prevenzione e l’intervento contro la violenza sulle donne e minori, va a gli enti Regionali, affinché principalmente possano investire sulla prevenzione, già in età evolutiva, attraverso l’educazione affettiva e l’isolamento precoce dei segnali di allarme della personalità, affidandosi ad equipe multi disciplinari.
In Calabria oltre a mancare i centri di prevenzione, in cui lo dico a chiare lettere “NON INTERESSA A NESSUNO E SI PREFERISCE SEMPRE FARE ALTRO” a differenza dei paesi europei 50 anni piu evoluti di noi, i centri antiviolenza hanno difficoltà a reperire fondi costretti a chiudere o a limitare il proprio operato, inoltre manca un osservatorio centrale di raccolta dati che possa coordinare l’intervento.
Non serve battersi, è arrivato il momento di intervenire e prevenire.
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