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Stefano Caccavari

In Calabria l’agricoltura negli orti bio, fa “la rivoluzione”

Nell’entroterra catanzarese, gli orti bio in affitto, hanno bloccato la discarica più grande d’Europa

Ci sono orti bio, che portano i nomi di coloro che – come se fossero ombrelloni – hanno preso in affitto piccoli fazzoletti di terra, per la stagione estiva. Questo accade a San Floro, nell’entroterra catanzarese, lungo una collina di 4 ettari, coltivata a gelsi, pini, fichi e grano. Un pendio che poi precipita in un burrone, una fossa, una discarica di rifiuti solidi e speciali più grande d’Europa. Una pattumiera gigante da 300 milioni di metri cubi. Ma ad essa i cittadini dei comuni di San Floro, Girifalco, Borgia, Amaroni, Cortale, Settingiano e Caraffa, supportati da Legambiente, hanno saputo opporsi con tutta la proverbiale passione che i calabresi nutrono per la propria terra.

Terreno lavorato
Terreno lavorato

Alla fine di maggio, la Regione, dopo dure battaglie burocratiche e giudiziarie, ha annullato il decreto per la concessione dell’area alla società che avrebbe dovuto costruire l’ecomostro, e ad oggi, resta una voragine incolmabile e un’indagine della Procura.

Ma poi c’è Stefano Caccavari, studente in Economia aziendale all’università Magna Grecia di Catanzaro, e il suo progetto, “L’orto di famiglia”. Lui, Stefano, aggrega “dal vivo”, le famiglie del circondario, coinvolgendoli nella lavorazione, della terra, la sua, rigorosamente bio, affinché si possa tornare a mangiare come un secolo fa.

E come spiega lui stesso, “propone in abbonamento 100 mq di terra, per coltivare in sei filari di ortaggi di stagione”. Stefano e la sua squadra, si dedicano alla semina, alla crescita delle piante, senza usare concimi chimici, e gli abbonati arrivano il sabato per raccogliere i frutti. Ad oggi sono 100 gli abbonati, e tra loro ci sono professori universitari, e tanti professionisti della zona, ma considerata la lista d’attesa, fra poco “gli ortisti” saranno 500.

Nel cuore della Calabria, dunque, nasce la Bio Valley, e Stefano in meno di un anno di attività ha raggiunto un reddito di 80.000 euro.

Il servizio costa 250 euro e ogni appezzamento di terra può essere personalizzato. L’orto è nella versione “autunno-inverno”, con broccoli, cavolfiore, rapa, lattuga e finocchi, e quella “primavera-estate”, quando fioriscono le zucchine, e maturano melanzate, pomodori, cetrioli, peperoni, meloni e angurie. E per la prossima estate sarà pronto anche un frutteto, ma già si raccolgono i fichi.

stefano caccavari
Stefano Caccavari nel suo orto bio

A lavorare nei campi, oltre a Stefano, ci sono suo zio Franco, e tre braccianti stagionali e loro, insieme, recuperano antiche pratiche agricole, ma al contempo spingono sull’innovazione. Nella sua Bio Valley, gli insetti dannosi si combattono con metodi biologici, su indicazioni di un esperto di difesa biologica delle piante e di biodiversità. Si utilizzano insetti predatori, oppure batteri e funghi e senza pesticidi, gli ortaggi maturano sani.

L’azienda di Stefano, si sta attrezzando per intensificare la produzione di miele, e quella dei grani antichi come il Senatore Cappelli, che lui porta a macinare a Santa Severina, in provincia di Crotone. Da quel grano esce un pane cotto in forni alimentati a frasche di ulivo.

E così  un giovane universitario, alla riscoperta dei sapori del territorio e dei valori della terra, che presto discuterà la tesi di laurea proprio sul caso della sua azienda, diventa un simbolo della Calabria che rema, che è anche il nome di una delle associazioni che contrappongono ai dati che vedono la Calabria e il sud in agonia.

Sarebbe il caso di dire che l’agricoltura calabrese forse sta facendo davvero la rivoluzione, sperimentando nuovi modelli e valorizzando le tradizioni, trasformando i campi, produce e attua tecniche nuove, alimentando cultura e attrazione turistica.

Tutto questo anche nel libro “il cuore e la terra, agricoltura e Sud per uno sviluppo a misura d’uomo” di Franco Laratta e Nicodemo Oliverio (Rubbettino) presentato di recente a Expo. Gli autori vanno alla scoperta di aziende e imprenditori che in Calabria hanno puntato tutto sullo sviluppo del settore agricolo, dalle risaie della Sibaritide alle vigne del Cirò, dalla cipolla rossa di Tropea al bergamotto di Reggio Calabria. Dimostrandoci che il rilancio economico ed etico del Sud passa dall’agricoltura.

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