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“Io, figlio di mio figlio”, il nuovo libro di Gianluca Nicoletti

Gianluca Nicoletti è una delle menti più brillanti del giornalismo italiano. Si è sempre distinto nel suo approccio innovativo nel ruolo di comunicatore mass-multi-mediale e pioniere dell’avvento del digitale in RAI. Il suo pensiero laterale lo ha sempre contraddistinto nella sua carriera sia come conduttore di programmi radiofonici di successo che come direttore editoriale di RaiNet dal 1999 al 2004, periodo in cui ha coinvolto attivamente e proficuamente uno spin-off dell’Unical.

Io, figlio di mio figlio

Attualmente conduce le trasmissioni radiofoniche “Melog – Cronache meridiane” e “Il treno va” su Radio24 e collabora a “La Stampa”. Il suo “cervello ribelle” ha trovato un nuovo scopo: occuparsi di suo figlio Tommy. Qualche anno fa ha deciso di testimoniare la sua esperienza di vita da genitore di un ragazzo autistico con la sua inconfondibile cifra stilistica per supportare una nuova cultura dell’inclusione sociale delle persone neurodiverse. Gianluca Nicoletti è arrivato a scrivere il terzo libro sull’autismo e sul tema gestisce anche un seguitissimo blog, dedicato a genitori come lui.

Con il terzo libro Gianluca Nicoletti compie ora un inaspettato salto avanti. Visto che tra le poche certezze che la scienza ha sull’autismo c’è quella della componente ereditaria, Nicoletti si è sottoposto, a 63 anni, a una serie di test neurologici per stabilire se anche lui è autistico e in quale percentuale, e la risposta è stata positiva.

Per mezzo della sua penna agile e anarchica, il giornalista si mette completamente a nudo, nel suo caratteristico flusso di pensieri torrenziale ma programmato. Sciorina aneddoti di vita vissuta (tra cui spicca la denuncia alla Televisione di Stato per il suo allontanamento nel 2004), prese di posizione ben precise al movimento anti-vaccini e visioni pessimistiche sull’integrazione dei cosiddetti “cervelli ribelli” nella realtà “neurotipica”. Allo stesso tempo, in uno slancio se non ottimistico per lo meno timidamente speranzoso, spiega perché gli autistici costituiscono un passaggio evolutivo necessario verso un futuro non immediato in cui si avrà sempre più bisogno di loro.

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