I miei anni giovanili sono stati contraddistinti da frequentazioni all’interno della mondo cattolico che in questo arco di tempo mi hanno portato a compiere un iter di arricchimento dell’anima : sono stato catecumeno e catechista, educatore e in alcuni occasioni ho dato mano a servire messa ai vari parroci che si sono avvicendati nel corso del tempo

La Confessione diventava quindi il momento più alto ma anche il più delicato: ricordo Don M. che mi diceva “mettiamoci su una panca sotto una navata laterale della Chiesa così non diamo fastidio a chi sta recitando il Rosario” … il problema che Don M. era quasi del tutto sordo e portava un apparecchietto acustico che ricordava un grammofono a tromba. In brevissimo tempo i miei peccati si spostavano dalla navata laterale di destra dove si materializzava il pubblico ludibrio alla navata centrale dove le anziane signore dotate di un udito sopraffino mormorano fra di loro a ogni ammissione di atti impuri da parte mia nonché a ogni singolo reatuccio fatto da me all’interno degli ambienti in cui svolgevo la mia quotidianità. Il passaggio dalla navata centrale al resto del rione avveniva in sette minuti di orologio.
Poi c’era Don F., il più bastardo…quello che ti puniva anche se avevi starnutito e non avevi messo la mano sulla bocca. Cercavi di limitare i danni durante la confessione ma alla domanda “hai detto tutta la verità durante questa confessione o hai omesso qualcosa?” crollavi, ti costituivi e ti preparavi a una penitenza che in compenso il 41 bis è una passeggiata di salute.
E’ stata poi la volta di Don A., il pignolo. Ricordo che me la cavavo egregiamente nel raccontargli i miei peccati. Lui ti consigliava e si mostrava dalla tua parte…salvo però quando alla fine dovevi recitare l’Atto di dolore, preghiera che non sono mai riuscita a mandar giù a memoria e che recitavo al suo cospetto dando sfoggio delle mie supercazzole migliori, puntualmente sgamate.. non ti faceva alzare finché non la sentiva tutta per bene.
E che dire di Don L. o il cosiddetto “ amante dei particolari” la confessione diventava una telecronaca in diretta tipo tutto il calcio minuto per minuto … “ Sei fidanzato? Cosa fai con la tua ragazza? Quante volte? perchè?”
Trasferitomi in terra cosentina ho scoperto altre due tipologie di prete: il prete- hooligans quello che appena ti fai il segno della croce ti chiede “Figliolo da quanto tempi manchi al San Vito” e il prete-privè quello che se ne va in discoteca a far pentire le anime deviate, e come anima capita che va a scegliere Luana Borgia una che era già peccato nominare il suo nome. Alle cesse tipo la mia vicina di casa, non le calcolava proprio, perché quelle sono pecorelle che di deviato hanno solo la faccia.
E che dire dei preti-tecnologici che si aprono ai giovani con i nuovi strumenti che la comunicazione ci offre: smartphone, palmari… Pare che dopo l’esperimento di Twitter il Vaticano voglia creare un proprio portale sul web dedicato al papa: si chiamerà YouPope. Accidentalmente ho digitato YouPope con la tastiera mettendo per errore una ” p “ dopo youpo.. vi lascio immaginare quanto ben di Dio ho trovato sul portale.
La realtà triste e cruda è che ormai anche la figura del parroco è destinata a evolversi trascinando con sé anche gli aspetti peggiori che il progresso comporta.
Ogni settimana sono molti i programmi televisivi che mettono in luce le frivolezze di nostri pastori. Come ad esempio quelle di Don G. che amava intrattenersi con il bimbo di turno in sagrestia. Don G. amava essere vicino alla sua pecorella e lo faceva accovacciare sulle sue gambe dando vita a un rituale che meriterebbe le fiamme più alte dell’Inferno… Questa immagine è quella di un Piccolo Figlio di Dio sulle gambe di un Grande Figlio di pu..purtroppo!
I preti, le suore, i frati, quando voglion dedicare la vita a Dio fanno digiuno, cioè non mangiano e non fanno l’amore, contravvenendo agli unici due ordini che ha dato Dio. Ora, quando li rincontrerà nel Giudizio universale, si incazzerà un po’.
(Roberto Benigni, E l’alluce fu, 1996)
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