Formazione e cultura d’impresa: queste le caratteristiche fondamentali per il futuro dell’imprenditoria locale, secondo quanto risultato dal consueto rapporto annuale sull’economia locale dell’Istituto Demoskopika
L’istituto Demoskopika, come di consueto, si è occupato di stilare un rapporto annuale sull’economia locale, per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati. Si tratta di un’indagine sul fenomeno imprenditoriale, che oltre a portare a conferme e spunti molto interessanti nell’ambito dell’impresa, ha contribuito a disegnare l’identikit ideale del nuovo imprenditore locale.

Giovane, laureato, creativo, decisionista, con buona conoscenza del settore, e soprattutto ben formato: queste le doti fondamentali da possedere per far crescere e prosperare il mercato locale e per tentare di scongiurare la crisi, che ormai da tempo, immobilizza numerosi settori produttivi e imprenditoriali del territorio.
Secondo quanto emerso dall’indagine dell’Istituto Demoskopika, la maggior parte degli imprenditori possiede un livello di istruzione medio-alto. Ben 9 soggetti attivi su 10 non fanno parte di alcuna rete di impresa. Significativa la quantità di giovani capi d’azienda che alimentano il proprio know-how, consapevoli dell’importanza della propria formazione personale, nonché del team che si segue. Ancora poco sviluppato invece, l’impiego del world wide web e degli strumenti social per fare impresa, il che denota una certa chiusura nei confronti dell’ambito tecnologico e del progresso.
Nel settore imprenditoriale, fondamentale è la capacità di “stare” sul mercato. Questo è l’obiettivo dei tanti giovani imprenditori che grazie ad una cultura d’impresa – coltivata attraverso una formazione importante e mirata – tentano di farsi largo in un’offerta imprenditoriale poco propensa al mutamento, e ancora troppo legata a metodi tradizionali. Scarsa conoscenza delle lingue, insignificanti investimenti in ricerca e sviluppo, poca voglia di innovare e di fare rete, utilizzo ancora insufficiente di internet e dei canali social per penetrare nuovi mercati: questo il ritratto poco stimolante dell’impresa locale, emerso dall’indagine.
Sui risultati del rapporto stilato dall’Istituto Demoskopika, si è espresso Nicola Paldino, presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocratico, per conto della quale l’indagine è stata condotta.
“Molte indagini sul fenomeno imprenditoriale – ha dichiarato il presidente – hanno evidenziato come il livello di istruzione e formazione degli imprenditori rappresenti una variabile rilevante, con effetti significativi sui risultati conseguiti dalle imprese stesse in termini di probabilità di sopravvivenza, crescita del fatturato, dell’occupazione, profittabilità, propensione all’innovazione e valorizzazione del capitale umano”.
“Ciò ovviamente – ha sottolineato Nicola Paldino – non significa che per essere oggi un buon imprenditore sia necessario avere una laurea o un diploma, ma che, a parità di esperienza un imprenditore laureato o diplomato raggiunge migliori risultati di uno con un basso livello di istruzione. In questo scenario l’innalzamento del livello della formazione di tipo formale di chi fa impresa è dunque di per sé un obiettivo auspicabile”.
“Ancora più importante è che a ciò si aggiunga una maggiore attenzione per la formazione imprenditoriale, a tutti i livelli di istruzione – ha concluso Paldino – al fine di potenziare sia le attitudini che le competenze legate all’imprenditorialità”.
Sulla centralità della formazione, della preparazione e la necessità di possedere un bagaglio di conoscenze solide, ha detto la sua anche Nino Floro, direttore dell’Istituto Demoskopika. “L’importanza di puntare su un capitale umano di livello – ha commentato Nino Floro – muove dalla consapevolezza che un bagaglio di conoscenze inadeguato produce effetti distorsivi, intrappolando in un circuito vizioso i soggetti le cui decisioni hanno un peso elevato nel governare e orientare i processi di allocazione delle risorse aziendali”.
“I potenziali effetti distorsivi e il costo di decisioni inadeguate – ha continuato il direttore – aumentano, infatti, con la quantità di risorse governate dal decisore”.
“Ridotti livelli di qualificazione di chi ha responsabilità di governo dell’impresa – ha concluso Nino Floro – si traducono, inevitabilmente, in un basso profilo della domanda di capitale umano e di conoscenza, che a sua volta genera ridotti rendimenti dell’istruzione e, quindi, minori incentivi ad investire nello stesso capitale umano”.
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