Il divieto imposto dal sindaco Manna ha scatenato l’ira dei commercianti rendesi. I movimenti anti mala movida di Cosenza e Rende alzano la voce
Rende, cittadina popolosa immersa nel verde e abitata da migliaia di universitari provenienti da ogni parte della Calabria. Negli anni ’90 divenuta zona residenziale d’élite che spinse molte famiglie cosentine a trasferire lì la loro dimora, favoriti dall’oasi di tranquillità e dalla vicinanza con la città capoluogo di provincia. Poi qualcosa cambiò, il diffondersi a macchia d’olio dei locali notturni aperti in zona trasformò Rende nel punto focale della movida di tutto l’hinterland. Orde di giovani che cominciarono ad affollare le piazze e pian piano quella quiete si tramutò in caos (per alcuni), in vita e colore (per altri).

Come si sa sono mode e tendenze del momento a dettare gli spostamenti di massa dei giovani protagonisti della vita notturna. Negli ultimi anni, dopo un decennio di predominanza della cittadina in cui ha sede l’Unical, si è registrata una migrazione verso Cosenza. Piazza S.Teresa, corso Mazzini, e ora anche piazza Bilotti, pullulano di gente e di locali, con conseguente progressivo svuotamento di via Rossini, che per anni l’ha fatta da padrone sotto questo punto di vista. Il fenomeno rischia di essere accentuato dall’ultima ordinanza emanata da Marcello Manna, sindaco di Rende, che tanto ha fatto discutere. Per il periodo che va dal 4 Luglio al 15 Settembre, i locali che effettuano piccoli intrattenimenti musicali da domenica a giovedì non potranno sforare l’orario fissato per le ore 00:00 del giorno successivo, mentre venerdì e sabato si potrà proseguire fino all’1:00.
Tale decisione ha scatenato la dura reazione dei titolari delle attività commerciali presenti sul territorio rendese. Nel comunicato da loro diffuso si dicono profondamente indignati e delusi. Aggiungono poi: “L’ordinanza va a penalizzare le nostra attività, già vittime della crisi economica e dello spopolamento che Rende sta subendo“. Il loro appello è accorato: “Ci rivolgiamo proprio al sindaco Manna, all’assessore alle Attività Produttive e al Commercio Vilardi, e al loro buon senso, se ne hanno, per chiedere loro come è possibile che le nostre attività debbano fissare l’orario di chiusura, dal 4 luglio al 15 settembre, da domenica a giovedì fino alle 00:00 del giorno successivo, mentre venerdì e sabato l’orario si potrà protrarre fino all’1:00, quando la gente è ancora per strada e nelle altre città, così come a Cosenza, di sta aperti almeno fino alle 2:00? Quindi perché i ragazzi dovrebbero stare a Rende e non a Cosenza quando la chiusura è più prolungata per divertirsi in estate?“

A spingere l’amministrazione comunale rendese verso questa presa di posizione pare siano state le lamentele dei residenti, il cui sonno veniva turbato quotidianamente dal vocio e dalla musica proveniente dai locali e dalle piazze. Alcuni di questi si sono organizzati in un movimento che ha preso il nome di “Anti-mala movida Cosenza/Rende“. Viene da chiedersi in base a quali criteri si riesca a differenziare la buona dalla cattiva movida. In parte hanno già ottenuto ciò che volevano, perchè l’intrattenimento musicale in alcuni casi non si è ridotto ma è cessato del tutto. Non sono però riusciti ad impedire che migliaia di ragazzi continuino a riempire, come è normale che accada nei centri a più alta densità di popolazione, i punti di ritrovo per vivere all’aria aperta e passare in compagnia le ore più fresche della giornata all’insegna del divertimento e della socializzazione. Per risolvere questo “dannoso problema” si sarebbe dovuta scomodare un’ordinanza da tempo in disuso: il coprifuoco.
I cittadini meno tolleranti così, se si esclude il caldo afoso di alcune notti, hanno ripreso a dormire sonni tranquilli, i commercianti rendesi invece non riescono più a chiudere occhio, assaliti adesso da pensieri e preoccupazioni sul futuro della loro attività lavorativa.
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