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La progettualità, tra mito e realtà

“La difesa sballata, il centrocampo praticamente fioco, l’attacco scomposto di gente molto sollecitata a impaurirsi. E dove credevamo di andare?” (Gianni Brera, dopo la sconfitta dell’Italia con la Corea nel 1966)

EZIOLOGIA DI UNA STAGIONE ANONIMA E SENZ’ANIMA, NON AMBIZIOSA NE’ TANTOMENO DI VERTICE.

Il presidente Guarascio (photo Il Cosenza.it)
Il presidente Guarascio (photo Il Cosenza.it)

Stagione sportiva 2014-2015, il Cosenza vince la Coppa Italia di Lega pro e diventa il club più titolato della Calabria. Sulla spinta “emozionale” della prestigiosa vittoria e sulla base della necessità di dover fornire un immediato ed incoraggiante quadro del futuro, il presidente Guarascio alla domanda sulle ambizioni del Cosenza per il campionato successivo rispose: “A questo punto è chiaro che dobbiamo impegnarci per restituire a questa città e a questa provincia un qualcosa che già avevano”.

Parole soavi come le note della lira di Orfeo che perfino il dio degli inferi Ade riuscirono ad emozionare. In effetti, quelle dichiarazioni rappresentarono dolce musica per le orecchie del popolo rossoblu già pregustante un assalto alla serie cadetta. Infatti, il contenuto delle stesse era apparentemente inequivocabile: a meno che il numero uno di Viale Magna Graecia non si riferisse ad una restituzione alla terra bruzia del vecchio leone socialista Giacomo Mancini o del grande filosofo Bernardino Telesio (in questi casi davvero le sue dichiarazioni avrebbero avuto il medesimo potere del suono della lira di Orfeo, cioè resuscitare i defunti), sembrò evidente e scontato il suo riferimento alla riconquista della serie B.

A ben vedere, il Cosenza riuscì l’anno sportivo successivo a centrare un ottimo quinto posto in classifica che, purtroppo, non consentì di disputare i play off che, onestamente, avrebbe meritato. Si è arrivati così alla stagione tutt’ora in corso che, contrariamente ai propositi “ambiziosi e di vertice” iniziali e commisurata proprio a tali obiettivi societari, si è rivelata avara di soddisfazioni (salvo l’esaltante e roboante vittoria a Catanzaro alla prima giornata di campionato che, forse, sarebbe meglio considerare come l’ultimo atto della precedente e molto positiva stagione e, in generale, del ciclo roselliano sulla panchina silana).

Ma quali sono le ragioni della stagione incolore in itinere che ha assunto le caratteriali dell’agonia? I tifosi e gli addetti ai lavori si interrogano da mesi su una pluralità di possibili cause dei mali attuali del Cosenza: l’esonero affrettato di mister Roselli, l’inesperienza del suo successore De Angelis, i deficit strutturali, tecnici, psicologici e, a questo punto, anche morali dell’organico rossoblu etc.

Sicuramente ogni argomentazione ha il suo perché ed è degna di essere presa in considerazione ai fini della ricostruzione della situazione attuale che, detto chiaramente, è diventata veramente inaccettabile. Nella ricerca delle cause dei problemi attuali del Cosenza non può che venire in causa la linea programmatico-progettuale attuata da questa società.

Probabilmente, nel tempo il presidente Guarascio si è lasciato andare a delle dichiarazioni temerarie e roboanti che, inevitabilmente hanno creato delle aspettative importanti in seno alla tifoseria e all’ambiente calcistico cosentino tutto. Dichiarazioni “ambiziose e di vertice” che, a conti fatti (o quasi), sono rimaste tali e non hanno avuto riscontro pratico in azioni tese a realizzarle. Come si può sperare di competere per il vertice senza mettere sul piatto un budget idoneo per perseguire effettivamente questo obiettivo? Attenzione, non si allude alle cifre astronomiche, pericolose per la sopravvivenza della società nel tempo e per certi versi, viste le attuali condizioni socio-economiche del paese, anche immorali ma si fa riferimento ad un lieve aumento del budget che sia proporzionale agli obiettivi iniziali dichiarati dalla proprietà ed idoneo a costruire una squadra competitiva per la Lega Pro e che abbia il “fuoco dentro”, caratteristica indefettibile per farsi valere in campo e creare entusiasmo fuori dal campo.

Ad onor del vero, anche senza aumentare il budget potrebbe raggiungersi l’obiettivo minimale fondamentale della costruzione di una squadra “tosta, affamata e motivata” ma questa seconda opzione chiama in causa altre situazioni essenziali per rendere la progettualità societaria una realtà incisiva, di là dalla mitologia delle frasi ad effetto.

Il DS Valoti deluso al termine della gara con il Siracusa (photo Mannarino)
Il DS Valoti deluso al termine della gara con il Siracusa (photo Mannarino)

In primo luogo, la (in)stabilità della struttura dirigenziale. Come possono perseguirsi obiettivi ambiziosi e di vertice se tutto è precario? Dal “co.co.pro.” dell’ex d.s. Cerri (ora “demansionato” al fantasioso ruolo di talent scout), al “contratto di prova” semestrale dell’attuale d.s. Valoti (che potrà essere stabilizzato sulla base delle reciproche intenzioni delle parti per il prossimo futuro), passando all’allenatore De Angelis eternamente sub iudice (e assolutamente non esente da responsabilità per questo finale di stagione inglorioso del Cosenza), concludendo con i calciatori che attendono, chi più chi meno, in maniera palese soltanto la fine di questa stagione per fare le valige e andare altrove. È evidente che la politica del tabula rasa (questa si) attuata ogni anno non può che essere la prima causa delle difficoltà attuali del Cosenza.

In secondo luogo, un campionato competitivo e grintoso può essere frutto non soltanto di un investimento deciso sui c.d. over “marpioni della categoria” ma anche di una politica tesa a valorizzare effettivamente i giovani, tanto del proprio vivaio quanto provenienti dai settori giovani altrui.

Ma come si può credere di fare un simile tipo di calcio senza avere la tranquillità di una stabilità dirigenziale e, osservando le ultime vicende, senza un reale coraggio della società (e di conseguenza delle guida tecnica) di lanciare i giovani?

Ovviamente non si vogliono inibire le possibilità di carriera dei lupacchiotti ma apprendere, ad esempio, che il giovane Stranges sia stato convocato per un provino addirittura dal Bayern Monaco (roba seria!) senza aver mai giocato un minuto in campionato e, soprattutto, senza esser legato da vincolo contrattuale con il Cosenza con la prospettiva di lasciarlo andare altrove gratuitamente (a questo punto si deduce per spirito di liberalità) non può non far riflettere sull’opportunità che la società cambi registro iniziando a pensare alla strategicità della costituzione di un proprio patrimonio anche concepito come mezzo di autofinanziamento.

Marco Stranges (photo Il Cosenza.it)
Marco Stranges (photo Il Cosenza.it)

Dinanzi ad un siffatto stato di cose i discorsi sulla tattica, sui moduli, sull’idoneità o meno degli allenatori o sui problemi e sui limiti tecnici e psicologici dei calciatori, veramente, lasciano il tempo che trovano. È normale che l’assenza di stabilità generi anomia e mancanza di serenità nei calciatori. E logiche conseguenze sono l’assenza di carattere e la discontinuità dei risultati e delle prestazioni della squadra. Così, può accadere benissimo che la medesima formazione che ha vinto 2-6 in trasferta, giocando benissimo con grinta e caparbietà, a distanza di quattro giorni perda miseramente in casa l’ennesimo scontro decisivo per le sorti del campionato (e dell’entusiasmo della piazza) offrendo l’ennesima prestazione anonima e senz’anima.

Questa squadra, seppur negli evidenti limiti strutturali e caratteriali, centrerà i play off ma il clima da “rompete le righe” che si respira in seno ad essa, verosimilmente, li tramuterà in “plof plof”. È inutile farsi illusioni: senza una programmazione ed una progettualità tesa alla stabilità ed al miglioramento continuo, le parole ambiziose e di vertice rimarranno sempre tali e se le porterà via il vento.

Ma la cosa più importante è garantire la presenza del calcio a Cosenza giusto?

Federico Perri, libero pensatore

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