Ci sono sere di maggio a Cosenza che sono magiche, sono sere dove si respira quell’aria frizzantina che ti fa venir la voglia di restare fuori e non tornare a casa. Con Cosenza Post non stiamo spesso in casa e la nuova rubrica del “Raccontami il tuo locale” ci impone di restare fuori fino a notte fonda. Ed eccolo l’appuntamento per la seconda intervista che arriva dopo quella fatta alla Bodega. In questa notte di primavera alle 23.00 Luisa ci aspetta nel suo locale. Si chiama Sartoria, si trova in via Riccardo Misasi ed è un piccolo gioiello dove la gastronomia creativa la fa da padrona. Buonasera Luisa e grazie per averci aperto le porte della Sartoria. Da dove iniziamo? “Sono pronta, anche un poco stanca, ma qui non ci fermiamo mai e poi mi piace raccontare il mio locale”.

Bene, allora iniziamo proprio dal nome. Sartoria, come è nato questo nome?
Un omaggio a mio padre che faceva il sarto. E’ tutto ispirato a questo grande mestiere che sa tanto di poesia, ma nello stesso tempo di precisione e creatività. Come vedete i tavoli sono delle antiche macchine da cucire. Molte le abbiamo prese nei negozi di antiquariato, alcuni proprio le ho tirare fuori dal garage di casa mia e altre sono state regalate da amici.
Sartoria, una casa nella casa vero?
Un locale nato in fondo da una storia d’amore. Con il mio compagno avevamo voglia di cercare di aprire un posto intimo, accogliente, proprio come la nostra casa. Lui è un pugliese e da ragazzo ha lavorato dietro un bancone di un negozio di salumi che era di proprietà dei genitori. Per me invece, dopo aver gestito un lido sul tirreno molti anni fa, è la mia prima esperienza. Diciamo che è stata una sana follia.
Gastronomia creativa. Abbiamo usato questo termine nell’attacco di questo pezzo. Può andare bene, giusto?
Benissimo in questo locale ci piace sperimentare continuamente. Gusti, sapori forti in un mix di regioni, la mia Calabria e la sua Puglia che riesce a lasciare al cliente quella sensazione gradevole in un palato che in ogni caso deve essere predisposto al gusto. Nel nostro menù i panini, naturalmente si rifanno al mestiere del sarto: ago, bottone, filo…
Il vostro panino preferito?
Ce ne sono tanti, ma ad esempio il filo è un crudo, mozzarella e prosciutto molto semplice, ma la qualità del prodotto lo rende speciale. Quello che in questi anni tutti hanno percepito è stata proprio la freschezza del cibo. Basta guardare il nostro bancone che è posizionato in pratica all’ingresso del locale per avere subito un’idea chiara di cosa si va degustare.
La Sartoria nasce in quale anno?
Abbiamo aperto in un giorno particolare. Era un Venerdi Santo. Ed esattamente le luci della nostra seconda casa si sono accese il 15 aprile 2022. Di quella sera ricordo una cosa che mi colpì molto ed è stata quella che poi ha dato una direzione al locale. Nel nostro immaginario il posto doveva essere una sorte di takeaway e invece si è trasformato fin da subito in un ristorante. Seduti, comodi, anche stretti per carità, ma intimi ed ecco che le nostre serate non finiscono mai perché c’è una clientela che arriva in ogni ora fino a tarda sera. Avevamo scelto il Venerdi Santo proprio per partire con serenità senza tanta gente, ma invece…mamma che serata!!!
Abbiamo parlato di “sedute”, quanti posti a sedere?
Ne abbiamo 25 posti a sedere, ma ci stiamo allargando. Non troppo però eh…perché i clienti vogliono e amano il nostro locale proprio per questa atmosfera calda che si respira. Poi l’estate, naturalmente i posti diventano molti di più perché possiamo sfruttare uno spazio che per noi ci da la possibilità di accogliere più gente. E’ iniziata proprio in questi giorni la programmazione di quello che saranno le notti d’estate. Vi posso garantire che ci sarà tanta buona musica da ascoltare.
Sartoria, il panino su misura. Cosa significa?
Significa che non c’è sempre un menù fisso, ma i panini li possiamo fare anche “su misura” appunto. Come desidera il cliente in quel momento. C’è un panino che piace molto ai nostri clienti ed è con…tonno, mortadella, capperi e provolone piccante, ragazzi non vi dico il sogno e il gusto di assaporare questo panino. E devo essere sincera che anche io quando ho fame, ma veramente fame mi faccio questo panino perché ti lascia in bocca quel gusto infinito che è difficile anche da raccontare.
Sartoria, non solo panini, vero?
Assolutamente riusciamo a fare dei piatti caldi e anche delle tartare di carne che sono sfiziose e poi ci sono i taglieri dove si incontrano veramente tutti i sapori. Con formaggi pugliesi freschi e i latticini che sono di gradimento di un cosentino che ho scoperto poco abitudinario. Siamo anche cocktail bar per la realizzazione di bevute sartoriali su misura per ogni cliente e palato, per i quali frequentiamo continuamente corsi e ricerca che ci spingono ad osare e strutturare cocktail che alla bevuta sono palpabili: un mix di sapori, odori ed emozioni.
Ma ritorniamo al cosentino. Hai usato il termine “poco abitudinario”. Ti spieghi meglio?
Poco abitudinario e pigro aggiungerei. Poco abitudinario e pigro nella scelta del solito piatto, solito panino, qui invece quando entrano nel nostro locale sono pronti a far un viaggio sensoriale e nello stesso tempo con piacere ascoltano da dove arriva un determinato prodotto. Sono pronti ad ascoltare e sono molto curiosi. Devo ringraziare assolutamente i miei clienti perché entrano e vanno via con il sorriso.
La clientela è di maggioranza maschile o femminile?
Nettamente femminile. Qui le donne arrivano a gruppi di sei, otto, ma a volte anche dieci. E questo sinceramente mi fa piacere, anche perché, se un locale è frequentato da donne belle e con la testa poi gli uomini arrivano di conseguenza. A parte gli scherzi devo dire che quello che mi fa più piacere che nella mia Sartoria arriva tanta gente che non ho mai conosciuto. E poi si fermano anche i turisti o i rappresentanti. Ad esempio, mentre parliamo, dentro c’è un gruppo di abruzzesi che ormai sono diventati dei clienti fissi. E queste sono le piccole grandi soddisfazioni di un lavoro che noi facciamo con il cuore.
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