Sono stanco, stanchissimo, un mese intero trascorso a pensare e ripensare a quello che stava succedendo, ad imporre a me stesso, e a tutti quelli che mi ronzavano a vario titolo intorno, calma e sangue freddo, a cercare di realizzare che tutto quello che stava accadendo sembrava si impossibile ma pienamente realizzabile.
Eppure, credetemi, non ho mai dubitato un solo istante che il sogno potesse diventare realtà: la determinazione dei giocatori, la serafica calma di Mr. Braglia, le emozioni esplosive di tutto il popolo rosso blu, tutto questo ha fatto si che, insieme, maturassimo la ferma convinzione di essere invincibili. E’ cosi è stato, ed altro non poteva essere. Non poteva non succedere quello che è successo semplicemente perché in campo non sono mai scesi in 11 o in 15 ma siamo letteralmente scesi in campo tutti noi.

Nulla avviene per caso, anche se la fortuna obiettivamente è stata anche dalla nostra parte (senza un pizzico di buona sorte le imprese non riescono), ma la scientifica programmazione mentale/fisica/tattica di Mr Braglia ha fatto sì che tutti quanti noi, nessuno escluso, venisse coinvolto in questa avventura che poteva e doveva concludersi, così come è stato, con la gloria. Oggi sono veramente stanco, sembra quasi che queste 9 partite me le sia giocate tutte e senza un solo momento di pausa, sembra quasi che i 1200 km in 20 ore le abbia fatte tutti i giorni per un mese intero.
Ma oggi so anche che si è chiuso un cerchio aperto ormai da troppo tempo: 15 anni esatti per veder ripagate le sofferenze non da tifoso ma da innamorato di questa maglia. 15 anni di campi polverosi, di anonime cronache su improbabili testate periferiche, di personaggi oscuri e oscuranti che si sono nutriti di questo anonimato nel quale potevano ergersi privi di contraddittorio.
15 anni di spalti vuoti, dei soliti 4 gatti che in qualsiasi condizione e con qualsiasi avversario siamo stati li a combattere, a bestemmiare, poche volte a gioire, troppo spesso a nutrirci di ricordi che stavano iniziando terribilmente a sbiadire. 15 anni di tentativi, spesso vani, di indicare, con le nostre modeste possibilità ma con tutto l’amore possibile, quale fosse la strada da seguire per ritornare a casa. Oggi sono stanco, stanchissimo, ma sono anche consapevole che, in un modo o nell’altro, l’incubo è finito: domani possiamo risvegliarci tutti sfogliando le pagine del quotidiano nazionale o ascoltando su Sky Gianluca Di Marzio che ci raccontano il nostro Cosenza. Ed è proprio per questo motivo, proprio perché il dilettantismo è finito che il sottoscritto, dilettante tra i dilettanti, saluta e ringrazia.

La mia strada da pessimo opinionista, ma con un amore smisurato per due colori magici, termina qui: e qui deve terminare per il rispetto e la consapevolezza che da domani non ci troveremo più a raccontare questioni di calcio da strada ma dovremo affrontare il calcio vero. Quel calcio dove non ti puoi permettere di esprimerti solo con il cuore ma devi conoscere, studiare, comprendere meccanismi che vanno molto oltre i semplici racconti di una pedata dilettantistica dove tutti, io per primo, abbiamo fatto finta di essere commentatori di calcio.
Una cosa però non potrò mai smettere di fare: non smetterò mai di amare questi due colori, mai smetterò di emozionarmi davanti ad un bimbo con una bandiera in mano o con la sciarpa del suo papà al collo. Perché tra sogno e realtà il calcio rappresenta quella dimensione dove tutto è intenso, dove ogni piccolo o grande problema del quotidiano si dimentica, dove la maglia rosso blu diventa una corazza imperforabile.
Arrivederci al prossimo gradone e grazie a tutti….ah dimenticavo, se a qualcuno ho dato fastidio….beh pazienza, coerenza e sincerità fanno male soprattutto a chi ama vivere all’ombra.
(A.P./Kaiser/Not Occasional Fan)
(Immagine di copertina dell’articolo IlCosenza.it)
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