Il Movimento 5 Stelle di Cosenza ricostruisce i passaggi che hanno portato allo spostamento del nuovo ospedale da Vaglio Lise ad Arcavacata.
Quella che racconteremo è la storia di un ospedale che porterà il nome di Cosenza ma sorgerà altrove. Di un referendum in cui i cittadini hanno detto no, ma qualcuno ha deciso che non contava. Di uno studio che nel 2017 indicava un sito, poi bocciato nel 2024 con gli stessi dati. Di un rettore che si è tentato di prorogare per legge. E di un uomo solo al comando di tutto: Roberto Occhiuto, presidente della Regione, commissario alla Sanità e commissario all’Edilizia sanitaria. Tre cariche, un unico orchestratore.
Per capire questa vicenda bisogna partire da un dato senza precedenti nella storia amministrativa italiana: Roberto Occhiuto cumula su di sé tre cariche che normalmente sarebbero separate e si controllerebbero a vicenda. È il Presidente eletto della Regione Calabria. È il Commissario ad Acta nominato dal governo per attuare il Piano di Rientro sanitario. E dal marzo 2025 è anche Commissario delegato con poteri straordinari di Protezione Civile per l’edilizia sanitaria, con facoltà di derogare a oltre cento disposizioni normative.
In altre parole: Occhiuto programma come Presidente, decide come Commissario alla Sanità, e attua come Commissario all’Edilizia con pieni poteri. Se qualcosa non quadra, chi controlla chi?
Nel 2017 uno studio di fattibilità costato 600mila euro alla Regione individua l’area di Vaglio Lise, a Cosenza, come sito ottimale per il nuovo ospedale. I motivi sono tecnici: c’è la stazione ferroviaria, la strada statale 107, nessun rischio idrogeologico, terreno pianeggiante, costi contenuti. Nell’agosto 2023 lo stesso Occhiuto, in veste di Commissario, adotta ufficialmente quella scelta nel Piano di Rientro sanitario.
Poi succede qualcosa. Quasi in contemporanea, la Regione avvia un nuovo studio per confrontare Vaglio Lise con un’alternativa: Arcavacata di Rende, nei terreni dell’Università della Calabria. È l’inizio di un percorso che porterà a ribaltare tutto.
Nell’ottobre 2024 arriva il colpo decisivo: l’Autorità di Bacino pubblica un nuovo Piano di Assetto Idrogeologico che riclassifica Vaglio Lise come area a rischio elevato. Peccato che i dati ISPRA utilizzati siano identici a quelli del 2017, quando lo stesso sito era giudicato sicuro. Non si è verificato alcun evento calamitoso, non sono stati effettuati nuovi rilievi. Il rischio è comparso dal nulla, giusto in tempo per essere inserito nello studio comparativo che, a dicembre, decreterà la “netta superiorità” di Arcavacata.
C’era un modo per rendere meno traumatico lo spostamento: la fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero in una “Città Unica”. Se l’ospedale fosse rimasto dentro i confini del nuovo grande comune, chi avrebbe potuto parlare di scippo? Il referendum si tiene il 1° dicembre 2024. Il risultato è netto: il 58% vota NO. A Rende il rifiuto raggiunge l’81%, a Castrolibero il 74%.
Occhiuto, che aveva sostenuto la fusione, prende atto della sconfitta. Ma non si ferma. Tre mesi dopo, il 13 marzo 2025, ottiene dal governo la nomina a Commissario con pieni poteri. Può procedere lo stesso, senza bisogno del consenso espresso nelle urne.
Mentre si consolidava la scelta di Arcavacata, a Roma accadeva qualcosa di singolare. Senatori di Forza Italia, il partito di Occhiuto, presentavano un emendamento al Decreto Milleproroghe per prorogare di due anni il mandato del rettore dell’Unical Nicola Leone, in scadenza nell’ottobre 2025. La giustificazione? Un presunto nesso con il Piano di Rientro sanitario e la presenza della facoltà di Medicina.
La norma era cucita su misura: si applicava solo alle regioni commissariate da almeno tre anni con facoltà di Medicina. In Italia ce ne sono due, Calabria e Molise. Ma il Molise aveva già convocato le elezioni per il nuovo rettore. Restava solo l’Unical.
Due docenti dell’ateneo, Domenico Cersosimo e Antonio Costabile, denunciarono pubblicamente l’operazione come un “commissariamento” dell’università: la legittimazione del rettore sarebbe passata dalla comunità accademica alla politica nazionale. Il vero obiettivo appariva diverso: blindare per due anni cruciali una governance universitaria allineata al progetto dell’ospedale e alla cessione dei terreni. Di fronte alle proteste, i senatori ritirarono l’emendamento.
Ricostruendo la vicenda emerge un sistema di sponde e alleanze convergenti. Il governo nazionale che nomina Occhiuto commissario con poteri speciali. I parlamentari di Forza Italia che tentano la norma ad personam per il rettore. L’Autorità di Bacino che riclassifica i terreni con tempismo perfetto. L’Università che mette a disposizione le proprie aree. Il Comune di Rende che firma l’accordo. E il Comune di Cosenza? Escluso da tutto, ridotto a spettatore della perdita del proprio ospedale.
L’accordo firmato nell’ottobre 2025 tra Regione, Università e Comune di Rende non prevede la firma di Cosenza. La struttura viene definita “Policlinico universitario”, anche se il bando parla di Hub di secondo livello con 705 posti letto. Due configurazioni ben diverse per governance, finalità e conseguenze. Ma il nome resterà quello: “Nuovo Ospedale di Cosenza”.
Così, mentre la politica fa e disfa a suo piacimento, il tempo passa e i ritardi si accumulano. La Calabria continua a perdere oltre 300 milioni di euro l’anno per emigrazione sanitaria. È la regione italiana dove più cittadini fuggono altrove per curarsi. Mentre questo accade, il nuovo ospedale di Cosenza resta sulla carta, conteso tra ricorsi al TAR, polemiche e manovre politiche.
Il Comune di Cosenza ha deliberato l’impugnazione e ha incaricato del ricorso il prestigioso studio Piazza. Ma contro chi combatte? Contro il Presidente della Regione che è anche Commissario alla Sanità che è anche Commissario con pieni poteri. Contro un sistema che ha modificato le mappe del rischio, ignorato un referendum, tentato di prorogare un rettore per legge, e firmato accordi senza il capoluogo.

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