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Miele come ricchezza, in Calabria è nato ‘Salviamo le api’

Il movimento che raccoglie oltre 70 produttori si oppone al decreto emesso dalla giunta regionale per bruciare gli alveari infestati dall’insetto-killer e studia soluzioni alternative

mieleÈ da sempre una delle grandi ricchezze nella produzione alimentare italiana, ma rischia presto di diventare poco produttivo, se non addirittura di scomparire. Perché sono molti i nemici del miele (d’acacia, di castagno, di agrumi o mille fiori), una delle eccellenze artigianali nostrane, attaccato in primis dall’insetto-killer delle api.

Si chiama Aethina Tumida, meglio conosciuto come Piccolo coleottero degli alveari e si nutre di polline oltre che di miele, rendendolo impossibile da commercializzare. Gli insetti-killer invadono molti alveari e si spostano volando anche a 15 o 20 chilometri di distanza. Ecco perché in regioni come Calabria e Sicilia, da sempre in prima fila nella produzione, è guerra aperta. Perché le api sono fondamentali per l’equilibrio ecologico, non solo per il nostro nutrimento.

Adesso il parassita è di nuovo comparso nelle regioni del Sud Italia e così è nato il gruppo calabrese ‘Salviamo le api’. In regione i roghi delle api sono stati disposti da un decreto, emesso dal presidente della giunta regionale il 14 ottobre scorso, ma gli apicoltori calabresi si oppongono e hanno costituito a Lamezia questo gruppo autonomo permanente al quale hanno già aderito oltre 70 apicoltori che allevano circa il 60% del patrimonio apistico calabrese. Il primo atto è stato quello di depositare un ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva e la revoca dell’ordinanza regionale. Inoltre hanno attivato un gruppo di esperti tecnico-scientifici per studiare ed esporre soluzioni alternative al problema.
Ma non è questo l’unico problema, perché molto diffusi stanno diventando anche i furti di alveari, secondo quanto denuncia Coldiretti.

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