In una sala traboccante di persone, presso un hotel di Roges, la coalizione ‘Open Politica Aperta’ del candidato a sindaco Massimiliano De Rose (composta dalle liste: ‘Massimiliano De Rose Sindaco’, ‘Oltre’, ‘Rende secondo Te’) si è presentata ufficialmente. Una presentazione sobria, originale ed elegante in sintonia con lo stile dell’aspirante primo cittadino.

Tre i tecnici (Vincenzo Le Pera, Mafalda Manuela Carino, Roberto Cerella), che hanno introdotto il dibattito politico moderato da Ely Sirianni. Ma l’attenzione dei convenuti era tutta rivolta al contenuto politico: “Non abbiamo improvvisato la candidatura a sindaco, abbiamo scelto Massimiliano perché è il più bravo”. Così ha esordito il consigliere comunale uscente Carlo Petrassi, il quale non ha lesinato stoccate agli altri competitor: a Sandro Principe che “ha fatto prevalere il suo ego, ed è stato un peccato perché avrebbe potuto dare un contributo importante, pur non da sindaco, nel far prevalere una classe dirigente di quarantenni e cinquantenni”, a Mimmo Talarico “che per decenni ha aspramente giudicato gli stessi potentati con i quali adesso si è alleato” mentre Manna “non è riuscito ad interpretare la volontà di cambiamento dei cittadini rendesi”.
“Noi insieme a tanti amici abbiamo realizzato il miglior programma e la migliore proposta per Rende”. Poi la volta dell’ex segretario cittadino del Partito democratico Francesco Adamo: “appartengo a quella generazione che è andata fuori sede a studiare per tornare e dare il proprio contributo alla società di appartenenza, mentre, ora, i nostri figli vanno via e non possono tornare perché non ci sono più le possibilità. Per questo invito ed, esorto, tutti a votare lì dove si possa scorgere l’opportunità di un cambiamento”.
Il mattatore della manifestazione è stato il candidato a sindaco Massimiliano De Rose, il quale, dopo i ringraziamenti di rito al suo staff ed a tutti coloro i quali si stanno impegnando in questo progetto, ha sottolineato l’importanza di sentirsi squadra, un collettivo “che sta offrendo il miglior esempio a Rende” perché “è tempo che la politica assomigli il più possibile alla comunità che rappresenta, per fare questo è necessario chiamare all’impegno tutti coloro i quali hanno passione e competenza, e che non possono continuare a delegare oltre le sorti della loro vita e dei loro figli”, perché “bisogna guadagnarsi almeno il diritto di lamentarsi e poi costruire il futuro che ci sentiamo di meritare”. “Abbiamo realizzato un programma aperto e andando in giro nei quartieri della città spiegheremo questo programma, consentendo ai cittadini di dare il loro contributo in modo da realizzare un appendice che sarà parte integrante dello stesso diventando un vero e proprio “patto di fiducia” con i rendesi”. Ben articolato l’intervento dell’aspirante primo cittadino, “il declino di Rende non è partito ieri ma da almeno 15 anni, alcune criticità: quelle ambientali (la bonifica dell’ex Legnochimica), quelle urbanistiche si trascinano da tempo per esempio” ed ha aggiunto che “per poter comprendere cosa sia successo nella nostra città in questi anni è necessario partire dalle elezioni del 2014”.
“Soffiava forte il vento del cambiamento che la politica rendese per eccellenza non ha compreso ed ha pensato di fermare questo cambiamento con le mani, come se si volesse fermare il vento, così, alle comunali del 2014, è arrivato un cambiamento qualunque ed è toccato a Marcello Manna interpretarlo, giusto il tempo della campagna elettorale, per poi dimenticarlo. Quella del 2014 è stata una svolta storica, frutto di una sottovalutazione della politica tradizionale, perché il cambiamento o lo interpreti oppure lo subisci. Eppure le problematiche di 5 anni fa sono le stesse di oggi, perché il sindaco uscente ha interpretato in maniera superficiale il ruolo di amministratore.
Cosicché altri problemi si sono aggiunti”. “L’amministrazione uscente non ha compiuto alcuna scelta politica, i consessi civici sarebbero stati convocati non per discutere di politica ma per far fronte a dei meri adempimenti di carattere normativo. Quando si è tenuti in piedi da maggioranze eterogenee è difficile prendere posizione su alcune questioni e Manna è risultato subalterno alla politica cosentina di destra e di sinistra. De Rose ha evidenziato “l’importanza di avere una squadra, formata da tecnici e politici perché un uomo solo non va da nessuna parte, fosse anche un superuomo. Manna ha interpretato in modo inconsapevole il ruolo di sindaco, ha avuto il privilegio di amministrare, per demeriti di altri, il miglior luogo che la Calabria possa offrire. Non ha lesinato stoccate anche agli altri suoi competitor: all’area riformista di Sandro Principe che vorrebbe far credere che il tempo non sia passato e propone di tornare al 1980”. E più in generale “Rende deve ripartire dalle potenzialità che ha sul suo territorio: l’Unical, l’area industriale, il commercio coinvolgendo costantemente ciò che ha di più prezioso, la migliore società calabrese possibile. Ogni cosa ha il suo tempo.
La politica non si può fare per molti anni altrimenti il ruolo di servizio si perde e diventa una esigenza, un bisogno senza il quale si smarrisce la propria identità fuori dalla politica. Il nostro scopo non è quello di occupare poltrone o di abbattere qualcuno ma quello di tracciare un sentiero che può essere percorso da noi e da tutti coloro che tra 5 anni avranno la stessa passione e la stessa pazienza di spendersi per la comunità di cui fanno parte. Non può essere la proposta riformista il cambiamento né tantomeno la proposta di Mimmo Talarico che ha fatto del suo progetto lo specchio della maggioranza che ha sostenuto Manna nel 2014, con l’aggravante che già sappiamo che l’alleanza cha va dal ‘filo rosso’ ai ‘gentiliani’ non solo non si spiega ma non potrà mai funzionare, come non ha già funzionato con Manna.
Perché se non si hanno radici comuni non si può pensare di governare insieme”. Ha concluso il suo intervento Massimiliano De Rose: “Se non si impegna la migliore parte della società a governare saranno gli altri, e saranno loro a scegliere per tutti. Dobbiamo guadagnare il diritto di lamentarci. Noi non abbiamo mai governato, abbiamo maturato la conoscenza e la competenza per formulare la migliore proposta, e insieme possiamo certamente governare bene e meglio di altri”.
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