Banner Conad

Padre Fedele e quelle prove di innocenza nascoste dai giudici

E’ stata annullata la condanna di padre Fedele. Magistrati sotto accusa

padre-fedele-bisceglia1Si ricomincia, ma gli indagati stavolta sono i magistrati.

La condanna di padre Fedele Bisceglia per la presunta violenza sessuale nei confronti di una suora nel 2005, è stata annullata.

La Cassazione ha sentenziato che il frate, impegnato da sempre nell’assistenza e nell’aiuto ai più bisognosi e vicino ai tifosi ultras del Cosenza Calcio, non è colpevole.

Ma non è finita qui, perchè il processo che si era concluso nel 2012 davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro, e che aveva portato alla condanna a 9 anni e 3 mesi di reclusione per padre Fedele, dovrà rifarsi.

I difensori del frate intanto, hanno chiesto la riapertura dell’istruttoria.

La verità a quanto pare è ancora lontana, sebbene padre Fedele da sempre dichiara la sua innocenza.

«Io l’ho sempre detto che sono innocente. Ora dovrò ricominciare a gridarlo più forte, ma forse stavolta sarò ascoltato», commenta così i fatti degli ultimi giorni e non molto tempo fa, in una lettera al vescovo esprimeva il suo rammarico chiedendo di essere autorizzato nuovamente a dire messa.

«Sono state applicate quelle norme di diritto che finora ci sembra non siano state rispettate», dice il suo difensore.

Intanto, la Procura di Salerno ha scritto nel registro degli indagati il pm Claudio Curreli che condusse l’inchiesta su padre Fedele Bisceglia e sul suo segretario Francesco Gaudio.

Il pm potrebbe aver avuto un ruolo fondamentale nella decisione degli ermellini.

Insieme al pm Curreli è indagato per abuso di ufficio anche il Gip del Tribunale di Cosenza, Francesco Banda.

Curreli e Banda sarebbero sospettati di aver omesso degli atti processuali elementi fondamentali per dimostrare la non colpevolezza del frate.

Nel particolare si tratta di atti legati alla inattendibilità della suora. Quest’ultima, stando a ciò che scrivono i legali di padre Fedele, avrebbe denunciato altre violenze in passato, che non sono mai state provate.

Le accuse della suora pare siano state archiviate insieme alle indagini, in una caso il cui coordinatore risulta essere proprio il pm Claudio Curreli.

Archiviazione questa, siglata dal Gip Francesco Banda componente del collegio dei giudici che condannò in primo grado il frate.

Per il verdetto della Cassazione padre Fedele si è così espresso: «Per adesso sono solo contento a metà perché manca la conversione della suora. Ora tocca a lei dire la verità. Sarò contentissimo quando ci sarà la conversione sua, delle religiose e di tutti coloro che mi hanno gettato fango addosso».

Dal loro canto, le Suore Francescane dei Poveri si dicono profondamente costernate e solidali con tutte le vittime di violenza e ingiustizia, e con la loro consorella, confidando nella verità e nella giustizia.

Condividi questo contenuto