Il risultato della consultazione referendaria con la quale la solita politica calabrese intendeva suggellare la nascita della nuova Cosenza, ha dato un esito che non ammette discussioni, sia sotto il profilo della partecipazione che della risposta al quesito referendario.

Tanto al netto delle differenti posizioni di merito che rendevano variegato e composito il fronte del sì, dove si potevano distinguere coloro che ne avevano fatto una scelta chiaramente politica, leggasi Presidente Occhiuto e amici dichiarati e non, e coloro che lo sostenevano come fatto meramente tecnico. Entrambi i gruppi di sostenitori del sì, benché animati da differenti motivazioni, si muovevano da un errore di fondo, che poi è tipico di una certa politica calabrese: la richiesta di una fiducia “in bianco”, senza progetto. Infatti, si pretendeva di avviare “per legge” una dinamica dove si mette in discussione l’organizzazione di territori civici consolidati che, in alcuni casi, hanno costruito percorsi anche positivi, dimostrando capacità gestionale e visione politico-amministrativa d’insieme.
Il tutto senza aver prima progettato, ben spiegato e infine attuato, un percorso di progressiva integrazione delle varie articolazioni gestionali e non, che fanno parte dei compiti dei singoli comuni. Tale pretesa non poteva che fallire, come riteniamo fosse assolutamente giusto e democratico. Ciò è ancora più vero in una regione dove il voto politico è diventato sempre più un voto di “mestiere”, con buona pace di quello che un tempo era il voto d’opinione.
Riteniamo che sia indispensabile recuperare alla democrazia i tanti calabresi che non votano dimostrando, attraverso la progettualità condivisa, che esiste anche in Calabria una politica diversa. Al nostro caro Presidente, che può avocare ai suoi meriti questo “fiasco politico”, ancorché non in solitaria, suggeriamo di riempirlo con dell’ottimo vino calabrese che, concorderà, è certamente meglio del cuba libre.
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