Marco Ghionna, consigliere comunale di minoranza del Comune di Rende: “Serve chiarezza amministrativa per non indebolire il nuovo PSC. Nessuno scontro: solo la richiesta di un percorso corretto e trasparente”
In merito alla Delibera di Giunta n. 239/2025, relativa agli indirizzi per l’adeguamento del PSC e del REU, ritengo doveroso – come Consigliere Comunale e nell’interesse dell’Ente – richiamare l’attenzione su alcuni aspetti amministrativi che meritano un chiarimento immediato.
La città sta per affrontare una fase decisiva: il nuovo Piano Strutturale Comunale.
Proprio per questo, non possiamo permetterci passi falsi, né scelte che, rischino di rendere fragile l’intero percorso.
Pur rimanendo assai distanti dalla visione urbanistica di questa giunta come abbiamo più volte dichiarato, prendiamo atto che la maggioranza obtorto collo determina la linea. Certo avremmo sperato in più apertura ma tant’è. Detto ciò,
durante la seduta consiliare abbiamo chiesto un rinvio istruttorio per approfondire i profili giuridici e procedurali: non un atto politico, ma un gesto di prudenza. Negato perché bollato come “dilatorio”.
Un punto essenziale: non si può estendere il vecchio incarico ai progettisti senza una procedura corretta.
La stessa Delibera 239/2025 afferma testualmente che “l’ulteriore implementazione progettuale non può ritenersi completamente riconducibile all’incarico originario”.
È la Giunta stessa, dunque, ad ammettere che le nuove attività non rientrano nell’affidamento precedente e rappresentano prestazioni ulteriori, soggette alle procedure del Codice dei Contratti.
A conferma di ciò, interviene anche la recente nota della Federazione Riformista, che – quasi ingenuamente – fa risalire l’incarico del PSC addirittura al 2008.
Un elemento che ribadisce un dato oggettivo:
quel ciclo tecnico-amministrativo è concluso, non può essere prorogato, né esteso.
Quando un incarico risale al 2008 e lo stesso atto di Giunta dichiara che le nuove attività non possono esserne considerate il prolungamento, è evidente che ogni ulteriore elaborazione costituisce un nuovo affidamento di servizi tecnici, che richiede una procedura trasparente e conforme al Codice dei Contratti. E questa pare che onestamente non lo sia.
Un atto definito “di indirizzo” che però assegna attività operative
La Delibera 239/2025, pur qualificata come “atto di indirizzo”, contiene 14 indicazioni operative che richiedono elaborazioni progettuali aggiuntive da parte del RTP, incluso l’estensione dell’incarico allo stesso raggruppamento. Cosa assai anomala.
In termini sostanziali, si tratta di un affidamento di fatto, privo di:
procedura comparativa,
quantificazione economica,
pareri tecnico e contabile ex art. 49 TUEL,
competenza dirigenziale per gli affidamenti.
Il Consiglio ha chiesto tempo per capire: la richiesta non era pretestuosa, ma responsabile.
Se un incarico è del 2008 e ha esaurito le sue fasi (adozione, sospensioni, revoche), ogni nuova attività configura un nuovo affidamento di servizi tecnici, che deve seguire le procedure previste dal Codice dei Contratti e dalla normativa europea.
Rende non può decidere come se fosse una repubblica autonoma, è in Italia fino a prova contraria, e ne deve rispettare le leggi, anche se non piacciono o ci sente superiori.
Ignorarlo significa rendere il PSC esposto a fragilità procedurali e contestazioni future.
Eppure sul tema abbiamo posto questi rilievi in Commissione, poi in Consiglio, e infine con richieste formali al Segretario Generale e al Dirigente, proprio per evitare errori procedurali e responsabilità per l’Ente. Ad oggi non è arrivata alcuna risposta. Solo no, senza neanche uno straccio di motivazione. Inizio ad avere dubbi che le abbiano.
La totale mancanza di risposte nei vari passaggi – dalla Commissione al Consiglio, fino alle note formali indirizzate agli uffici – sta creando un vuoto di chiarezza che indebolisce il percorso. Se questo stato di cose dovesse perseverare, saremo costretti, con senso istituzionale, a richiedere un parere agli enti di controllo sovraordinati.
La richiesta formale agli uffici: tutelare l’Ente, non bloccare il Piano
La nota indirizzata agli uffici di controllo interno chiede esclusivamente:
verifica di legittimità della procedura;
valutazione sulla configurazione di un nuovo affidamento senza gara;
analisi dei profili economico-contabili ex art. 49 TUEL;
indicazioni utili a prevenire errori che possano indebolire il Piano.
Non si tratta di rallentare o ostacolare:
si tratta di proteggere il percorso, affinché il nuovo PSC, che noi avremmo sicuramente voluto diverso, che per noi pone in essere una visione vecchia e discutibile da un punto di vista di visione, ma che legittimamente rappresenta la visione della attuale maggioranza, non nasca su basi amministrative fragili.
Un’altra revoca o un nuovo stop non sarebbero tollerabili per la città. E in tal caso la responsabilità non potrà essere addossata a chi lo fara’ notare….
L’invito all’Amministrazione è semplice e costruttivo:
fermiamoci un attimo per fare le cose bene.
Un PSC debole dal punto di vista amministrativo espone il Comune a rilievi, impugnative e incertezze che nessuno desidera.
Noi continuiamo a evitare lo scontro; il Sindaco, invece, sembra cercarlo. Ma le città non si amministrano con i conflitti: si amministrano con atti chiari, trasparenti e legitti, non offendendo chi la pensa diversamente. Ma questo è un’altro discorso che attiene alla educazione e alla propensione reale al confronto. Non per ostacolare, ma per rafforzare il percorso e garantire alla città uno strumento urbanistico stabile, efficace e duraturo.

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