Il blackout finale dei lupi in quel di Andria, l’esplosione definitiva di bomber La Mantia, il rammarico per un’occasione gettata al vento.
Cosa è successo nei minuti finali di Fidelis Andria-Cosenza? E’ questa la domanda da un milione di dollari per i tifosi rossoblu. Abbiamo accarezzato un piccolo sogno, abbiamo coltivato una piccola fiammella di speranza che ci avrebbe accompagnato in una lunga settimana di passione. Poi, tutto d’un tratto si è spenta la luce,la paura ha sovrastato qualsiasi altro sentimento. Il gol del 2-3 di Capellini, quei minuti che sembravano non passare mai e allo scadere del tempo il rasoterra di Cianci che ci ha spinti nel baratro della disperazione. Sbigottimento e incredulità si sono impossessati di noi. E’ tremendamente difficile metabolizzare questa delusione. Non si riesce a capire come sia stato possibile gettare alle ortiche il doppio vantaggio contro una formazione che sembrava avere tirato i remi in barca. Nulla da ridire alla squadra. Anche in questa occasione l’impegno per la causa è stato massimale. Viene difficile capire cosa si sia sbagliato.

Eppure qualcosa che balza agli occhi di un attento osservatore c’è ed è un atteggiamento tattico a dir poco incomprensibile. Più che da lupi è da polli subire due gol nel finale con una netta inferiorità numerica nella fase difensiva. Una pecca imperdonabile per mister Roselli, che ha fatto dell’ultra difensivismo la sua dote principale. Se è importante non prenderle sullo 0-0, è vitale non prenderle sull’1-3, per giunta in casa di una squadra che non ha mai subito così tante reti tra le mura amiche. E così, anche ieri, come in altre occasioni, è stato indossato un abito sbagliato nella situazione sbagliata. Rimangono tuttavia altri 90 minuti di flebilissime speranze. Chi non crede nei miracoli ha già riposto i propri sogni nel cassetto. Vincere con un Ischia già rassegnato ai playout e sperare nell’imponderabile.
Per non farci trovare impreparati teniamoci comunque pronti a inviare casse di pregiato champagne a Pagani. La mente però deve essere già rivolta al futuro. Chi deve fare parte di questo futuro è il bomber principe della squadra. Andrea La Mantia ha toccato quota 11 realizzazioni stagionali, non male per chi è partito spesso dalla panchina ed è stato tempestato da diversi guai fisici. Il popolo rossoblu, anche dai social, chiede a gran voce la sua riconferma. Da lui, e da molti altri degni interpreti di una stagione comunque importante e ricca di soddisfazioni, bisogna ripartire. Siamo così giunti ai titoli di coda e alle considerazioni del dopo, pur saltando il finale. Ancora una settimana per sapere se dover riavvolgere la pellicola e cambiare tutto. In fondo c’è chi crede nei miracoli perchè dice di averli visti.
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