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Raccontami il tuo locale | Cosenza mi raccomando ci vediamo alla Bodega

Raccontami il tuo locale | Cosenza, mi raccomando… ci vediamo “alla Bodega”

Da oggi parte una nuova rubrica di Cosenza Post,  “Raccontami il tuo locale”, che riguarda il popolo della notte. Le luci del locali della città di Cosenza, ma anche della Provincia, illuminano sorrisi, volti e tutta quella gente che ama vivere bene.

Queste luci le accendono i protagonisti di quei locali che hanno la capacità di riunire tutte queste belle anime e saranno loro a raccontare il proprio locale, quella casa della notte che accoglie tutti e riesce ad essere punto di ritrovo di diverse generazioni.

Come primo locale abbiamo scelto la Bodega di Cosenza

Perché è il classico locale di confine, è quel locale da dove la notte può iniziare, ma può anche terminare. La Bodega è stato segnalato anche tra i migliori cocktail bar d’Italia secondo la guida BlueBlazeR.

Siamo nel cuore di Cosenza, ci accoglie dietro il bancone Roberto Gulino. Da sei mesi Roberto è diventato papà, la sua vita è cambiata, ma alla Bodega il suo sorriso e la sua accoglienza non manca mai “perché non riuscirei a stare senza di voi per troppo tempo. Mi divido tra casa, pappe e cocktail, ma eccomi qua…”.

Registratore acceso, sono le 18.20 e ancora c’è un poco di pace. Ne approfittiamo. Partiti.

Raccontami il tuo locale | Cosenza mi raccomando ci vediamo alla Bodega
Raccontami il tuo locale | Cosenza mi raccomando ci vediamo alla Bodega

Buonasera Roberto, come nasce l’idea della Bodega e quante candeline ha spento o spegnerà uno dei locali più di tendenza della città?

Nasce da una esigenza mia. Dopo tanti anni di gavetta dietro al bancone in diversi locali (da Cosenza a San Nicola Arcella) ho sentito la necessità di aprire qualcosa di mio. E ,spinto da una grande voglia, ambizione e sogno di fare qualcosa che mi potesse rappresentare… 9 anni fa ho aperto la Bodega. Solo cosi ho iniziato a trasmettere ai miei clienti cosa significa la mia visione di locale.

L’idea di iniziare a lavorare più per me stesso che per gli altri mi ha dato la forza per provare questa che io ancora definisco avventura. Nove anni sono tanti, non è facile restare sempre sul pezzo in una città come Cosenza dove si aprono tanti locali. E di questo devo soltanto ringraziare il popolo della Bodega.

Cosa ricordi della prima serata d’apertura qual è il dettaglio che ti ha colpito soprattutto?

E’ stata una serata magica. Il dettaglio che vi posso raccontare di quella sera è stato quello di vedere arrivare tanta gente a cui io non ero arrivato con gli inviti.

La mia sorpresa è stata del tam tam di messaggio tra la gente. Di colpo mi sono ritrovato il locale pieno come un uovo. Ho sentito ,fin da subito, il calore e la grande felicità di chi poi in fondo dopo 9 anni è ancora qui.

Il personale della Bodega negli anni ha avuto sempre la grande caratteristica che è stata quella dell’accoglienza e del sorriso. Quanto è difficile ricercare le figure giuste per questo tipo di locale?

Siamo stati quasi sempre fortunati a trovare delle persone alle quali siamo riusciti a trasmettere un messaggio chiaro: non basta di certo la qualità del locale per far stare bene la gente.

Chi viene a lavorare alla Bodega sa che è molto importante accogliere il cliente con un sorriso, con pazienza e con tanto ascolto. E devo dire che in questi nove anni sono passati dei ragazzi straordinari che hanno portato avanti il nome del locale con molta eleganza e tanta disponibilità. Negli ultimi tempi è diventato più difficile ricercare un personale adeguato.

Nel cambio di generazione ognuno vede questo lavoro in maniera diversa, ma fin dal primo colloquio riesco a capire chi è in grado di portare avanti il concetto della buona vita che qui alla Bodega deve essere chiaro per tutti.

“Ci troviamo alla Bodega”. Ormai è uno slang che è entrato nella città? Per molti quasi ha sostituito quella Piazza Kennedy degli anni 90, qual è stata secondo te la scintilla per tanti 50enni per considerare la Bodega il loro punto di ritrovo? 

E’ vero, devo dire che per molti anni siamo stati un punto di ritrovo un poco per tutta la città. Poi con la nascita di altri locali c’è stato un ricambio, ma l’idea del punto di ritrovo anche ad inizio serata è sempre viva. La Bodega può essere considerata una vera e propria piazza proprio come quella piazza Kennedy che a tanti cosentini nostalgici e romantici manca.

Qui si chiacchiera in pace e soprattutto siamo riusciti a mantenere sempre alta la qualità dei nostri prodotti. E siamo partiti da due champagne, adesso averne in vetrina sei o sette è una bella soddisfazione. Anche per quanto riguarda i Rum e i Gin siamo sempre riusciti a offrire quelli migliori. Diciamo che ci siamo basati sempre sulla grande voglia di stupire il cliente.

Non c’è età alla Bodega, ti è mai capitato una richiesta di un drink da parte di un minorenne? Qual è il tuo pensiero sull’alcol bevuto in giovanissima età? 

Non è un locale frequentato da minorenni ,anche perché, abbiamo cercato sempre di dare un target alto. Non prendiamo compleanni di 18 anni, ma per venire alla Bodega devi avere minimo 20 anni. In passato qualche minorenne me lo sono ritrovato dall’altra parte del bancone.

Naturalmente mi sono subito reso conto dell’età e chiedendo il documento d’identità si allontanavano. Ritengo non sia una cosa giusta. Somministrare e vendere alcol ai minorenni significa non avere senso civico ed etica professionale. Oltre che non lo prevede la legge.

Molti dj sono venuti a suonare alla Bodega. Ma Roberto Gulino che tipo di musica ascolta fuori dal locale?

Io ascolto un poco di tutto. Dalla musica italiana a quella straniera, ma il mio preferito in assoluto resta Vasco Rossi. Si molti sono stati e sono i dj che, soprattutto nel fine settimana, mettono musica alla Bodega. E devo dire che qui ho avuto e continuo ad avere dj raffinati. E per raffinato intendo il dj che ha una cultura musicale molto ampia e riesce a spaziare grazie alla conoscenza.

La cultura musicale per un dj è tutto e alla Bodega proprio perché c’è la necessità di conversare la musica deve essere un tappeto giusto a quella chiacchiera.

Roberto non sei soltanto l’anima e la testa del locale, ma hai avuto anche la grande capacità di inventarti l’etichetta di un amaro tutto tuo. Ce ne vuoi parlare? 

Ho sempre voglia di creare qualcosa di nuovo. Qualcosa che possa entrare nel cuore delle persone. Ho pensato insieme al mio socio di creare un amaro particolare. Il suo nome è un omaggio al nostro Sud…infatti si chiama “ Amarsud”. E accanto all’amaro è nato anche il “Ginsud”.

Sono amari che sono in commercio e alcuni locali lo stanno già apprezzando. Sono prodotti di qualità premiati a livello internazionale con la medaglia d’oro a Salisburgo.

Bodega, vuol dire? Lo puoi raccontare in tre parole. Prego. 

Accoglienza, qualità e casa. Perché la Bodega è sarà sempre la casa di tutti voi.

 

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