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Regina Catambrone, l’imprenditrice calabrese che salva i profughi: “serve un’operazione come mare nostrum”

Si chiama Regina Catambrone, l’imprenditrice calabrese che da anni vive e lavora a Malta, e che con la sua barca di proprietà fino ad oggi ha salvato 2.729 profughi e che rispondendo al governo Renzi dice: “serve un’operazione mirata come mare nostrum”

E’ bella, elegante e ricca, Regina Catambrone. Lavora nel campo assicurativo ed è sposata con un business-man italo-americano. Eppure la sua migliore caratteristica è che lo scorso anno  ha avviato “Moas”, la prima missione privata per salvare gli immigrati che affrontano il pericoloso viaggio nel Mediterraneo.

Regina Catambrone
Regina Catambrone

Lei e suo marito, con la loro imbarcazione di 40 metri – My Phoenix – ristrutturata per le operazioni di salvataggio, partiranno ancora per le operazioni di salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo.

Tra agosto e ottobre del 2014, con un equipaggio di venti unità tra medici e soccorritori, hanno già salvato quasi 4.000 persone e la loro, è la prima nave privata, attrezzata per la ricerca e il soccorso dei profughi.

Fanno parte dell’equipaggio anche due droni e due gommoni a scafo rigido, per avvicinarsi ai natanti in difficoltà.

“La nostra organizzazione – dice Regina Catambrone – nasce sull’onda della tragedia di Lampedusa. Era l’estate di due anni fa eravamo in vacanza nel Mediterraneo e lasciando Lampedusa con una barca presa in affitto, dirigendosi verso Tunisi, vidi a pelo d’acqua una giacca, probabilmente di qualche migrante morto in mare. Qui la svolta. Decidemmo con mio marito di voler contribuire in qualche modo per tentare di fermare le morti in mare. Avevamo dei soldi da parte e acquistammo una barca, la Phoenix, che finora ha salvato 4.400 persone. Una spesa ben ripagata“.

La loro missione lo scorso anno è costata 8 milioni di euro, e  ad oggi attraverso la collaborazione con Medici senza Frontiere, il cui personale opera sulla loro nave mettendo a disposizione il materiale necessario, come coperte, giacchetti salvataggio e kit per un primo lo screening sanitario, ma servono carburante per l’imbarcazione e l’affitto dei droni con due piloti e un ingegnere al seguito, e la spesa per tutto questo si aggiro intorno ai 300 mila euro per un mese.

Regina Catambrone parla anche rivolgendosi al Governo Renzi, e dice che “se le loro soluzioni al problema delle stragi dei migranti si limitano alla distruzione dei barconi sulle coste libiche, non cambierà mai nulla” e spera che  “l’Europa vorrà anche occuparsi della crisi politica nei paesi del nord Africa“.

“La nostra organizzazione Moas (Migrant Offshore Aid Station) – dichiara la Catambrone dalle pagine dell’Espresso – non ha mai preso posizioni politiche e continuerà a farlo, considerato che salvare vite umane non ha colori ne appartenenze. Anche il recupero soltanto di una persona vale la pena del viaggio. D’altronde anche io e mio marito siamo dei migranti molto più fortunati. Lui ha lasciato New Orleans, io la Calabria”.

E poi conclude dicendo che “non esiste una bacchetta magica per risolvere il problema dei morti in mare, ma ciò che si deve non è altro che il risultato di conflitti politici nei territori africani, ed è lì che l’Europa dovrebbe agire“.

Un’altra operazione come “mare nostrum” potrebbe davvero servire per salvare vite umane. Parola di Regina Catambrone.

 

 

 

 

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