“Quando ero segretario dei giovani leghisti milanesi Umberto Bossi mi chiamava a notte fonda facendo imbestialire i miei genitori per dirmi che non capivo nulla. E’ stata dura dover affrontare la gavetta politica ma oggi posso dire di essere qua da segretario riconfermato”.
Parole che fanno comprendere come il percorso per diventare leader del carroccio sia stato pieno di insidie per Matteo Salvini. All’epoca non erano presenti gli smartphone e quindi si chiamava al telefono fisso.
Negli occhi di Salvini luccicava un senso di rivalsa verso tutti quegli anni difficili dell’obbligatoria formazione politica.
Nel corso della sua carriera ” il senatur ” non gliele ha mai mandate a dire al ” capitano ” in virtù del suo carattere assai schietto ed esplicito. Dal canto suo l’attuale vicepremier sapeva che sarebbe arrivato il suo momento.
La rivincita più grande se la prese proprio al congresso del 2017 dove raccontò per la prima volta questo particolare aneddoto davanti ai delegati.
Ora è stato riconfermato di nuovo fino al 2029 e, di sicuro, la verve che dimostra proviene da quella voglia di riscatto, provata quando era quel giovane resiliente dall’altra parte del telefono.

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