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Ricatti osés sul web, a Cosenza si indaga

Sono sempre maggiori negli ultimi mesi le denunce di minorenni e delle loro famiglie che vengono avvicinati da malintenzionati pronti a sfruttare certi selfies per ricattare i malcapitati

Una delle mode più esplosive del momento rischia anche di trasformarsi in una trappola insidiosa, soprattutto dal punto di vista economico, per molti giovani cosentini. Perché di ‘selfies‘ si può anche essere travolti e ben lo sanno anche alla Polizia Postale di Cosenza che da diversi mesi riceve e raccoglie denunce in questo senso.

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Si stanno moltiplicando i casi, sui quali sta indagando il pool coordinato dal questore Luigi Liguori, di minorenni che sporgono denuncia accompagnati dai loro genitori, perché per un innocente scherzo o semplicemente per la voglia di comparire si ritrovano ad essere oggetti di pericolosi ricatti da parte di gente senza scrupoli.

Bastano delle immagini  osès, spesso anche più spinta, scattata in privato anche solo con un telefonino di ultima moda ma poi resa in qualche modo pubblica attraverso i social e si diventa bersagli. Perché le foto possono essere condivise da chiunque e basta poco per essere accalappiati da truffatori senza scrupoli che si creano falsi profili per attirare l’attenzione e poi passano all’attacco ricattando i malcapitati, con richieste che possono arrivare fino a 900-1.000 euro per non rendere ancora più pubbliche quelle foto e per non spifferare tutto alla famiglia.

C’è chi cede al ricatto , ma buona parte dei ragazzi, imparando una dura lezione, ha deciso di presentare denuncia per fermare questa truffa. Ecco perché a Cosenza, come in diverse altre città italiane, si sta lavorando per estirpare la piaga.

 

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