Non si è fatta attendere la replica di Federica Roccisano: a due giorni dal suo siluramento dalla Regione Calabria, l’ex assessore al lavoro e alle politiche sociali ha affidato ad una conferenza stampa tenutasi in mattinata la sua ricostruzione dei fatti.
E’ stata l’occasione per ripercorrere due anni di assessorato, ma anche quella di togliersi qualche sassolino dalle scarpe puntando il dito contro la burocrazia e l’elitè partitica della giunta regionale e del governo nazionale, alla quale ha spiegato di non aver mai fatto parte. Non sembra intaccato il rapporto personale della Roccisano con il presidente della Regione Calabria Oliverio: tra i due c’è già stato un incontro privato nel quale il numero uno di Palazzo Campanella ha anticipato la sua decisione all’assessore.
“Non rinnego la mia appartenenza politica, della quale sono ancora convinta. Ringrazio il presidente Oliverio per l’opportunità che mi ha dato, sono stati due anni di intensi lavoro nonostante le criticità che sono emerse, soprattutto quelle che voi organi di stampa avete fatto emergere. Mi sono sempre avvalsa della fattiva collaborazione della società civile perchè sono convinta che i risultati si raggiungano attraverso la condivisione e il dialogo con i miei collaboratori ma in particolar modo con i cittadini”.
“Tutte le decisioni che hanno portato alla riforma del welfare non sono solo farina del mio sacco ma opera della collaborazione di tutti. Le persone che mi hanno sostenuto hanno sposato il mio programma che poi è sempre stato anche quello del presidente Oliverio: parlo delle riforme della scuola e della campagna contro la violenza sulle donne su tutte”.
Dopo un inizio soft arriva l’ovvia difesa delle sue posizioni, con un’arringa verso i burocrati e i cospiratori: “Le motivazioni rese pubbliche sono state ingiuste e pesanti: ingiuste per tutto quello che ho fatto, perchè non corrispondono alla verità. Da quando sono iniziate le pressioni è iniziato il mio declino. Nonostante qualcuno spingesse per le mie dimissioni, non ho mai pensato di farlo per una questione di coerenza e di rispetto verso il mio progetto politico. Mi è stato detto che nono sono stata incisiva sul progetto politico ma non vedo come un assessore tecnico possa agire su un progetto politico”
“Ci sono state delle storture che ho denunciato, come quelle su Garanzia Giovani: io ho lamentato al presidente della giunta tutte le criticità e i rallentamenti nel pagamento. Voleva essere solo uno stimolo verso la giunta regionale a combattere la lentezza della burocrazia, è servito a poco perchè questi ritardi ancora ci sono. Nell’immediatezza di quegli eventi mi è toccato ingoiare rimproveri anche dal presidente, anzichè raccogliere gli stimoli ha pensato fosse una questione personale nei suoi confronti. A distanza di tempo anche lui si è ricreduto scagliandosi contro la burocrazia”
LE PRESUNTE CAUSE DELL’ALLONTANAMENTO
“Le mie assenze ai convegni e alle riunioni di partito? Non mancavo in qualità del mio ruolo di assessore ma ritengo simili occasioni semplicemente delle presenze di facciata che sono ritenute utili da molti ma non da me. Sono tante le cose che vorrei dire ma voglio concentrarmi sulla mia persona e su tutta la solidarietà che mi è arrivata e mi ha fatto quasi commuovere. Ho sempre lavorato da persona pulita e onesta, ho condiviso tutti i passi del mio agire col presidente e con la gente.
Il mio errore? Quello di non avere preteso una risposta definitiva in diversi campi: sul welfare ad esempio avrei dovuto essere più incisiva nel richiedere maggiore attenzione sui problemi. Non ho sbattuto i pugni sul tavolo e ne ho pagato le conseguenze.
Mi è stato rimproverato di essere stata troppo presente sui social, di aver avuto la premura di rispondere personalmente a tutti i lavoratori. Sono della locride e sono abituata a non rinnegare le mie origini, anche se in quel territorio a me è stato impedito di fare politica. Non sono abituata a trattare persone come vassalli dei feudatari ma come persone che meritano di essere trattate alla pari. Oltre questo mobbing ho subito pressioni per correggere alcune prassi distorte. La riforma del welfare che ho portato avanti va nella direzione della trasparenza, e della tutela delle persone”.
“Voglio dare un consiglio a chi continuerà ad amministrare questa regione”
“Al presidente della giunta dico di circondarsi di persone leali, di chi ha il coraggio di dire la verità, e non di persone che dicono che è tutto a posto in Calabria perchè ci sono ancora tante cose da fare. Chi ha la responsabilità di ricoprire un incarico di governo deve avere la responsabilità di correggere le cose che non vanno. Io c’ho sempre provato, ho messo avanti l’interesse collettivo alle mie insofferenze personali, fin anche quando il 21 febbraio 2016 ho visto bruciare la mia macchina. Da quell’evento sono uscita a testa alta con dignità, dicendo che io la maglietta della vittima non l’avrei mai indossata per rispetto del mio lavoro verso la collettività. Sono sempre stata Federica, non l’assessore, non serve ricoprire un ruolo per intraprendere la mia attività. Pensavano che io fossi una bottiglia nelle mani di qualcuno, non è così, ho toccato tutti i punti della Calabria come una persona che deve dare risposta e ascoltare le richieste dei cittadini. Questo ha portato il presidente a mollare la presa, le pressioni nei miei confronti, verso il mio modo di fare forse fuori dalla norma, erano forse troppo forti.”
Il finale è sulla presunta faida all’interno del PD: “Non ho mai chiesto protezione politica a nessuno, in particolar modo a persone del mio partito. Ho sempre preferito non partecipare ai caminetti della politica regionale. Ritengo sia più utile parlare con la gente che all’interno delle segrete stanze del partito. Rimango nel PD, è il mio partito”.
Vai al contenuto




