Approvata la risoluzione in Consiglio comunale. Il Sindaco Franz Caruso potrà negare il nulla osta per lo stadio nella stagione 2026-2027.
Il Consiglio comunale, presieduto da Giuseppe Mazzuca e riunitosi, nel pomeriggio di oggi, in seduta aperta, nella sala delle adunanze di Palazzo dei Bruzi, presenti il Sindaco Franz Caruso e il Presidente della Provincia Biagio Faragalli, ha approvato, dopo circa quattro ore di discussione, una risoluzione, passata con i voti della maggioranza e con l’astensione dei rappresentanti della minoranza, Giuseppe d’Ippolito, Francesco Caruso, Michelangelo Spataro, Alfredo Dodaro e Francesco Luberto, con la quale l’assemblea impegna il Sindaco e la giunta, dando indirizzo al dirigente competente, a procedere con la massima urgenza alla puntuale ricognizione dei canoni concessori dovuti dal Cosenza Calcio in relazione alla convenzione sottoscritta il 10 agosto del 2023, con riferimento all’annualità 2023 e alle annualità successive,accertando gli importi maturati, gli eventuali importi suscettibili di legittimo scomputo sulla base di atti espressi dell’Amministrazione e le somme residue da richiedere o recuperare. La risoluzione, inoltre, impegna Sindaco e giunta, dando indirizzo al dirigente al ramo, a richiedere formalmente alla società concessionaria il pagamento dei canoni concessori dovuti per le annualità 2023 e seguenti, per la parte non validamente compensata o comunque non assistita da idoneo titolo amministrativo e tecnico-contabile. Inoltre, ad escludere, in sede di ricognizione e richiesta, ogni automatismo compensativo fondato su dichiarazioni unilaterali della società, limitando l’eventuale scomputo ai soli importi espressamente riconosciuti dall’Amministrazione in conformità alla convenzione e agli atti dirigenziali già adottati; a verificare, ancora, con il supporto dell’Avvocatura comunale e dei competenti uffici tecnici e finanziari se la condotta della concessionaria integri inadempimento rilevante agli obblighi convenzionali con particolare riferimento al mancato o ritardato pagamento dei canoni, alla mancata o incompleta trasmissione della documentazione finale richiesta, all’eventuale esecuzione di opere non previamente autorizzate ai fini dello scomputo, ad ogni ulteriore violazione delle previsioni convenzionali. Inoltre, la risoluzione del Consiglio comunale impegna il Sindaco e la Giunta, sempre attraverso il dirigente competente, ad avviare, ove ne ricorrano i presupposti, all’esito dell’istruttoria, il procedimento finalizzato alla risoluzione della convenzione per inadempimento, con particolare riferimento al mancato o ritardato pagamento dei canoni concessori, alla mancata produzione della documentazione richiesta, all’eventuale esecuzione di interventi non previamente autorizzati ai fini dello scomputo e ad ogni altra violazione delle obbligazioni convenzionali; e/o alla revoca della convenzione per sopravvenuti motivi di pubblico interesse, da individuarsi anche nella sopravvenuta attuazione dell’intervento pubblico di riqualificazione dello stadio comunale SanVito–G.Marulla e delle relative aree di pertinenza, già appaltato dall’Amministrazione comunale, ove tale nuovo assetto programmatorio, progettuale ed esecutivo risulti incompatibile o non coerente con la prosecuzione del rapporto concessorio alle condizioni originariamente previste. La risoluzione ha impegnato infine, Sindaco e giunta a stabilire, fin da subito, qualora il clima sociale permanga uguale, ovvero non vi siano evoluzioni societarie e/o il clima di conflitto dovesse permanere tale e ci siano le condizioni tecniche e legali, a non concedere il nulla osta per l’utilizzo dello stadio nella stagione sportiva 2026-2027.
Ad illustrare la mozione approvata dalla maggioranza, con l’astensione dei 5 rappresentanti della minoranza, è stato lo stesso Sindaco Franz Caruso che, intervenendo nelle battute conclusive del Consiglio aperto sulla gestione dello Stadio, ha ribadito con fermezza la propria posizione a sostegno dei tifosi del Cosenza Calcio, chiarendo i contenuti della risoluzione poi approvata dall’assemblea. “Non ho bisogno oggi di dichiarare da che parte sto – ha affermato Franz Caruso – perché l’ho sempre fatto, pubblicamente e nei fatti. Ho partecipato agli incontri con i tifosi e ho sempre espresso una posizione chiara: sono dalla loro parte e contro questa dirigenza”. Il primo cittadino ha quindi respinto con decisione le accuse di inerzia e connivenza: “Non mi appartengono e non mi apparterranno mai. Non ho alcuna responsabilità nelle scelte che hanno portato all’attuale gestione, né ho mai favorito chi oggi occupa quei ruoli. Ho trovato una situazione già definita e ho sempre mantenuto una posizione netta sul piano politico, sportivo e istituzionale”. Nel passaggio centrale del suo intervento, Franz Caruso ha rivendicato il ruolo del Consiglio comunale e il valore identitario del Cosenza Calcio per l’intera comunità: “Abbiamo il dovere – ha detto – di incidere politicamente e sono orgoglioso che questa sera l’intero Consiglio comunale, come ho fatto io in tante occasioni, si sia finalmente schierato contro una gestione personalistica e familistica non accettabile. Il Cosenza Calcio non è una semplice società commerciale, ma un patrimonio della città, della comunità, della provincia: un bene che appartiene a chi ne porta i colori nel cuore e nell’anima. Quei colori rossoblù non li cancellerà mai nessuno”. Il Sindaco ha, quindi, evidenziato come l’Amministrazione si sia fatta trovare pronta, predisponendo una risoluzione che recepisce le istanze emerse nel dibattito: “Abbiamo già redatto un documento che contiene quanto richiesto da tutti. Non ci siamo fatti trovare impreparati. Quando è stata avanzata la proposta di un documento comune, abbiamo dato disponibilità a lavorarci, ma non è corretto sul piano istituzionale anticiparne unilateralmente i contenuti. La correttezza impone di concludere il dibattito, sospendere la seduta, riunire i capigruppo e costruire insieme una sintesi condivisa”. La puntualizzazione del Sindaco ha tratto origine dalla precedente presentazione, da parte della minoranza, illustrata in aula dal consigliere comunale Francesco Caruso, di un’altra risoluzione (ne diamo conto più avanti) che si sarebbe dovuta fondere con l’altra proposta dalla maggioranza. Le contrapposizioni emerse durante la sospensione di cinque minuti concessa dal Presidente Mazzuca per favorire una sintesi condivisa delle due risoluzioni hanno fatto sì che i due documenti si ponessero in votazione separatamente con il risultato che la risoluzione della minoranza venisse votata da cinque soli consiglieri (D’Ippolito, Spataro, Francesco Caruso, Dodaro e Luberto) con l’astensione della consigliera Bianca Rende, risultando respinta dalla maggioranza che, in maniera compatta, ha votato contro. Nel prosieguo del suo intervento, il Sindaco Franz Caruso, aveva sottolineato come i contenuti della proposta della minoranza fossero già ricompresi nella risoluzione della maggioranza, aprendo alla possibilità di un documento unitario: “C’è ampia convergenza sui contenuti e proprio per questo riteniamo possibile arrivare a una posizione condivisa, nell’interesse della città. Il rispetto dei tifosi, della legalità e delle istituzioni – ha concluso il Sindaco – deve guidare ogni azione. La tutela di questo patrimonio collettivo richiede responsabilità, unità e determinazione”.
Al momento del voto, alle mani alzate in aula del settore di maggioranza hanno fatto seguito anche le mani alzate dei tifosi presenti che, con questo gesto simbolico, hanno espresso il loro gradimento sfociato anche in cori di sostegno della decisione assunta dal Consiglio.
La seduta del civico consesso si era aperta con una premessa del consigliere Giuseppe d’Ippolito che ha rivolto un pensiero alla collega dell’Ufficio Tributi del Comune, Daniela Ciccarelli, per l’improvvisa scomparsa del marito, il giornalista Domenico Martelli. Il Presidente Mazzuca si è subito dichiarato d’accordo nel far osservare all’aula un minuto di raccoglimento in memoria del giornalista scomparso.
Quindi d’Ippolito ha illustrato i motivi per i quali l’opposizione aveva chiesto il consiglio comunale aperto sulla questione della gestione dello stadio, fornendo un excursus storico dei diversi passaggi che nel corso degli anni si sono consumati a cominciare dall’approvazione, a luglio del 2023, dello schema di convenzione per l’utilizzo dello Stadio San Vito-Marulla da parte della società Cosenza calcio. Secondo quanto sostenuto dal consigliere d’Ippolito, l’Ente avrebbe accertato in capo alla società, tra Tari, servizio idrico, altre imposte ed ulteriori situazioni debitorie, un debito pari a circa 2 milioni 145 mila euro. Debito per il quale l’Ente ha fatto partire una diffida che, secondo quanto asserito dal consigliere d’Ippolito, sarebbe stata, però, contestata, punto su punto, da uno studio legale che difende gli interessi della società calcistica. “Siamo contenti – ha detto il consigliere d’Ippolito – che la convocazione del Consiglio ha messo un po’ di carne al fuoco. Siamo lieti che qualcosa si sia mosso. Ma quel che va precisato sin d’ora – ha concluso d’Ippolito nel suo intervento introduttivo – non è il Consiglio comunale che deve invocare la revoca”.
Sono poi interventi i rappresentanti del tifo organizzato. Pietro Garritano, in rappresentanza della Curva Nord, ha ribadito che “quello al centro del dibattito non è più un discorso sportivo ma è diventato un problema sociale. Non è più possibile vedere in tv le immagini provenienti dallo stadio di Cosenza che agli occhi dell’Italia intera, hanno qualcosa di surreale con il vuoto creato dalla società. E’ questa una situazione insostenibile. E’ inaccettabile che una provincia intera, la seconda più grande d’Italia, non metta più piede allo stadio”. Accanto a Garritano era presente anche un tifoso storico, Valerio Porto. “Tifoso storico da 55 anni – ha detto ancora l’esponente della curva Nord – gli è stato impedito, per il Daspo, di andare allo stadio. Siamo andati a Picerno –ha aggiunto Garritano – abbiamo perso la partita, ma la faccia la stiamo perdendo da anni. Dall’anno prossimo la società non deve avere il nulla osta per l’utilizzo dello stadio. E’ un impegno morale che dovete assumere. Siamo di fronte ad un’emergenza sociale. Lo stadio deve ritornare alla tifoseria del Cosenza calcio”. Dino Grazioso, intervenuto subito dopo, ha sottolineato che “si è fatto credere che revocando la concessione l’attuale dirigenza possa andar via. Se ne vanno con la squadra e se non hanno lo Stadio vanno a giocare altrove”. Da un altro rappresentante del tifo organizzato, Gianluca, della Curva Sud, è stata ribadita poi, la richiesta di negare la concessione all’attuale dirigenza e negare anche il nulla osta per l’iscrizione al prossimo campionato. “Vorremmo che emergesse la volontà istituzionale di negare il nulla osta”. Di “quadro grottesco” ha poi parlato Antonello Aprile dell’Associazione “Cosenza nel cuore” che ha chiesto con forza “chiarezza e trasparenza”, associandosi alle richieste di chi lo ha preceduto sostenendo che chi diventa presidente di una squadra di calcio diventa gestore di uno stadio, ma quando si diventa padrone non c’è rispetto delle regole. Oggi, invece – ha proseguito Aprile – bisogna assumersi la responsabilità di far rispettare le regole. Chiediamo una forte e puntuale presa di posizione concreta”. Particolarmente intenso l’intervento successivo, di Tonino Domma in rappresentanza del Centro coordinamento clubs. “Tanto tuonò che piovve – ha esordito – erano mesi che aspettavamo questo giorno. Il Cosenza calcio è qualcosa che appartiene alla città, alla tifoseria, allo stesso consiglio comunale. Sono stato buon profeta. L’attuale dirigenza – ha proseguito Domma – ha ucciso la passione di migliaia di tifosi. Il nostro stadio era una bomboniera, oggi è divenuto una cattedrale nel deserto. Prima era uno stadio sempre gremito, che suscitava il desiderio di stare vicino ai nostri colori. Stasera il consiglio comunale è chiamato a fare una scelta netta e a chiarire una volta per tutte da che parte sta. La gente non ne può più. Bisogna trovare il sistema per cambiare la rotta. Il Cosenza calcio merita ben altro e di tornare nelle categorie superiori”. E’ poi intervenuto Giuseppe Giorno, in rappresentanza di buona parte dei tifosi della provincia. “C’è una volontà popolare – ha detto – di smetterla con questa farsa. Non ci interessa la categoria, ma che lo stadio sia frequentato da tutti e da tutti i ceti sociali. Oggi ci aspettiamo da parte di tutti un segnale importante affinché che si avvii la procedura per porre le basi per un cambiamento radicale”.
Francesco Graziadio ha poi proseguito la serie degli interventi dei consiglieri comunali. “Quella che si sta materializzando – ha detto – è una sconfitta per la città. Non avremmo mai immaginato di dover affrontare una simile discussione. Lo sport è un’altra cosa. Avremmo dovuto parlare di ciò che il Cosenza ha rappresentato nella storia personale di ognuno di noi, facendo affiorare i ricordi. La tifoseria del Cosenza è una tifoseria particolare che ha saputo rappresentare i problemi della vita di tutti i giorni. Oggi non è un bel giorno. Il Cosenza calcio è una società privata e non siamo noi a dover decidere. Ma quella che si sta manifestando – ha aggiunto Graziadio – è una questione sociale che diventa anche una questione politica. E noi dobbiamo impegnarci rispetto a quanto ci hanno detto i tifosi con il loro grido di dolore. Politicamente dobbiamo assumere l’impegno di trovare una soluzione tecnica”.
In dissenso con le parole del consigliere Graziadio si è posto, nel successivo intervento, il consigliere Francesco Caruso. “Oggi è una bella giornata, perché le istituzioni si stanno confrontando con la città vera. I tifosi del Cosenza qui presenti – ha aggiunto Francesco Caruso – sono cittadini analitici che fanno considerazioni non banali. E’ bello vedere che dietro le sciarpe ci sono delle teste pensanti e che amano la loro dignità. I tifosi sono consapevoli che non possono essere né blanditi, né presi in giro dalle istituzioni. Il consiglio comunale lo abbiamo voluto con forza e non vogliamo essere convitati di pietra. Il Consiglio comunale – ha aggiunto – non ha la titolarità per revocare la convenzione. Ma va ricercato uno strumento per aggirare questo atteggiamento di assoluta indifferenza da parte della società”. Dopo di che ha dato lettura della risoluzione presentata dalla minoranza nella quale ” si ritiene, sul piano politico, che la condotta sella società Cosenza Calcio appare lesiva dell’immagine della città e dell’intera provincia e che è causa di pregiudizi nei confronti dell’interesse pubblico e del clima di serenità di un’intera comunità interessata”. Con un’altra precisazione, il documento proposto dalla minoranza fa rilevare che “il Consiglio Comunale è stato a suo tempo chiamato ad esprimersi circa lo schema di convenzione unicamente in considerazione della durata pluriennale della stessa e della rilevanza ai fini del bilancio; l’atto è stato poi sottoscritto dalla Società e dal Dirigente competente pro tempore, e che, pertanto,ogni determinazione di rilevanza giuridica in merito alla gestione della convenzione non può che essere ricondotta all’azione di controllo e gestione dei termini da parte del dirigente competente; quindi non è competenza propria del consiglio deliberare l’eventuale risoluzione. Dalla lettura degli atti, forniti soltanto negli ultimi giorni dagli uffici comunali, sussistono – secondo la mozione della minoranza – gli estremi per procedere alla risoluzione visto l’art 19 della convenzione:
– sia perché non sembrano essere stati rispettati i termini relativi al pagamento dei canoni e/o scomputo degli stessi per lavori straordinari;
– sia perché vi sono gli estremi per esigenze di interesse pubblico;
Inoltre – rilevano ancora i consiglieri di minoranza -la frattura tra la società e la cittadinanza tutta, appare insanabile e, qualora la situazione di conflitto dovesse rimanere irrisolta, il Sindaco può non concedere il nulla osta per l’utilizzo dello stadio nella prossima stagione sportiva”. Nella mozione di minoranza, il Consiglio Comunale, preso atto della situazione emersa e tenuto conto delle criticità sociali nonché delle potenziali implicazioni di ordine pubblico, impegna il Sindaco a superare lo stato di inerzia che ha contraddistinto questa fase amministrativa e a predisporre tutti gli atti amministrativi e gestionali utili al conseguimento del fine dichiarato e, pertanto: 1) a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione, riferendo tempestivamente in consiglio
2) ad attivare anche attraverso note di indirizzo e delibere tutte le possibili azioni a tutela dell’interesse pubblico, affinché gli uffici competenti valutino con la massima attenzione e celerità la sussistenza di circostanze che possono comportare la revoca/risoluzione della convenzione;
3) di stabilire fin d’ora che, qualora il clima sociale permanga uguale, ovvero non vi siano evoluzioni societarie e/o il clima di conflitto dovesse permanere tale, a non concedere il nulla osta per l’utilizzo dello stadio per la stagione sportiva 2026/2027.
E’ poi intervenuto il consigliere comunale Giuseppe Ciacco. “Il 2 giugno del 2023, il giorno dopo il vittorioso spareggio con il Brescia, che garantì la permanenza in serie B – ha sottolineato Ciacco – ho scritto un articolo dal seguente titolo: “GUARASCIO O CAMBIA COMPLETAMENTE REGISTRO O HA IL SACROSANTO DOVERE DI LASCIARE IL TIMONE DELLA SOCIETÀ”. Sono trascorsi quasi 3 anni e le considerazioni che sviluppavo in quell’articolo continuano a essere attualissime. Perché la situazione si è ulteriormente aggravata, superando ogni tollerabile livello di guardia. Perché è in atto una acuta condizione di conflittualità e, nonostante ciò, onore alla tifoseria rossoblù, esempio di passione e incrollabile attaccamento alla propria squadra, ma anche, esempio di compostezza e civiltà comportamentale, espresse anche nel pieno di una protesta molto accesa. Perché disertare gli spalti del San Vito-Marulla – ha aggiunto Giuseppe Ciacco – è un atto di amore, è una manifestazione sofferta di vicinanza alla squadra. Sembra paradossale, ma è esattamente così. Non andare allo stadio è un indignato grido di disapprovazione. Legittima e sacrosanta. E allora – ha rimarcato Ciacco – è il momento di parlare il linguaggio della chiarezza e della verità. Senza giri di parole. Qui, in questa Aula, oggi, siede chi tiene davvero alle sorti del Cosenza Calcio e della città di Cosenza.Chi oggi ha scelto di non esserci, chi non ha ritenuto nemmeno opportuno presentarsi davanti alla rappresentanza democratica di questa città, evidentemente dimostra di tenere più alle sorti delle proprie tasche, che al rispetto dovuto ad una comunità intera. E questo è già di per sé un fatto gravissimo, inaccettabile. Perché il Cosenza Calcio non è solo una proprietà privata, non è una semplice società privata. Non è una partita IVA. Non è un banale asset aziendale. Il Cosenza Calcio è identità, appartenenza, passione popolare. Insomma, il Cosenza calcio è un patrimonio collettivo. E la dimensione collettiva della maglia rossoblù va rispettata e onorata, anche – e forse soprattutto – dal patron della società. “Questa Amministrazione e questa maggioranza Consiliare – ha ribadito Ciacco – assumeranno tutte le conseguenti determinazioni politico-amministrative che si renderanno necessarie. Con serenità. Con equilibrio. Ma anche con assoluta fermezza. Perché una cosa deve essere chiara a tutti: il rispetto delle regole viene prima di tutto!Prima dei rapporti personali.Prima delle convenienze. Prima di ogni altra valutazione. E se emergeranno responsabilità, chi ha sbagliato ne dovrà rispondere. Perché questa città merita rispetto. Perché questa tifoseria merita rispetto.Perché il Cosenza Calcio merita rispetto. Perché il Sindaco di questa città, l’esecutivo municipale di questa città, la maggioranza consiliare di questa città hanno la statura politica e l’autorevolezza morale di poter non guardare in faccia nessuno. Ma proprio nessuno!”.
Nel successivo intervento, il consigliere d’Ippolito, che ha chiesto nuovamente la parola, ha ribadito che “Non si può concludere oggi il consiglio con un nulla di fatto. Non si è presentato nessuno della società, seppure invitato a riferire in Consiglio. Anche oggi manca un elemento essenziale, una delle due controparti. Auspico che ci sia volontà di arrivare a un documento unitario e trovare la sintesi”.
E’ stata poi la volta del consigliere Antonello Costanzo che ha definito la giornata odierna “carica di emozioni contrastanti”. “Non è semplice – ha aggiunto -affrontare un tema tanto importante quanto delicato, che qualcuno ha ridotto superficialmente alla mera concessione di una struttura pubblica. Qui, invece, si tratta di qualcosa di molto più profondo: si tratta dell’affermazione e della tutela del diritto di tifare, del diritto di essere liberi di sostenere la propria squadra dentro le mura amiche, in quello che per noi è, e resterà sempre, casa nostra. Parliamo di ragazzi straordinari, che fanno sacrifici e portano in alto i nostri colori in tutta Italia, con quella passione, quella goliardia e quell’amore che da sempre contraddistinguono gli Ultras Cosenza. Oggi il tifo cosentino sta dando, ancora una volta, una lezione su concetti fondamentali troppo spesso ignorati. Ma, soprattutto, ha rivolto un appello chiaro alla politica: non bastano dichiarazioni o prese di posizione affidate alla carta stampata, che troppo spesso lasciano il tempo che trovano”. Per Antonello Costanzo “serve un atto concreto, forte, capace di segnare una linea netta. È giunto il momento che questa istituzione assuma una posizione chiara e coerente, dando seguito alle parole con i fatti e contribuendo a un definitivo isolamento di chi, oggi, non rappresenta più i valori, né il sentimento di questa città”. Quindi Costanzo ha indicato molto chiaramente un punto: la concessione dello Stadio San Vito. “Parlo con piena cognizione di causa quando affermo che oggi, più che mai – ha sottolineato – si rende necessario revocare, senza ulteriore indugio, la convenzione in essere tra il Comune e il Cosenza Calcio. finché alla guida della società resterà l’attuale dirigenza. La convenzione va revocata perché, nei fatti, la gestione del bene comunale si è dimostrata inadeguata, mortificante e priva dei requisiti minimi di correttezza istituzionale. Va revocata, inoltre, perché non sono state garantite né la dovuta tutela né un corretto rapporto con le altre associazioni sportive e con le federazioni che utilizzano gli spazi dello stadio. E va revocata anche per quanto previsto dall’articolo 8, che contiene due obblighi precisi, chiari e inequivocabili. Il primo: al superamento dei 10.000 tagliandi venduti in occasione delle gare ufficiali, la società era tenuta a corrispondere al Comune una percentuale del 3% sugli incassi. Il secondo: la società ha l’obbligo di comunicare periodicamente al Comune gli incassi relativi a ciascuna partita e, a fine stagione, il dato complessivo. Niente di tutto questo è avvenuto. Ci sono tutte le ragioni giuridiche, amministrative e politiche affinché il Sindaco e gli uffici competenti possano procedere alla revoca della concessione”.
Nel successivo intervento la consigliera Bianca Rende ha parlato di “emergenza sociale, che investe anche l’ordine pubblico. Cosenza si è sempre distinta come una piazza gloriosa. Oggi siamo diventati lo zimbello e la nostra storia è stata mortificata. Siamo stati tra quelli che ci siamo opposti alla convenzione del 2023 perché dava troppo spazio di manovra alla compagine societaria. E’ facile ridurre la questione ad uno scontro politico”. Bianca Rende ha poi parlato di connessione tra gestione societaria e gestione del servizio rifiuti. “Le cose sono strettamente connesse”- ha detto. Poi ha invitato a guadare avanti per arrivare ad una risoluzione unitaria. “Non è competenza del consiglio comunale arrivare alla revoca della convenzione- ha aggiunto. Non possiamo dividerci. Neghiamo pure il nulla osta per l’iscrizione al prossimo campionato”.
Da consigliere comunale, ma anche da tifoso l’intervento del consigliere Gianfranco Tinto. “Da 55 anni vado allo stadio. Ho avuto la fortuna di assistere alle gesta più nobili del Cosenza calcio. Dobbiamo cogliere e interpretare questo grido di dolore che arriva non solo dai tifosi, ma anche da tutta la città. Il gestore del Cosenza ha mancato di rispetto a questa città. Uniamoci e stasera dobbiamo dare mandato al Sindaco, alla giunta e ai dirigenti competenti di percorrere la strada della risoluzione della convenzione e, se del caso, del diniego del nulla osta”.
“Superfluo soffermarsi sui tecnicismi”. Questa la posizione del consigliere Francesco Luberto. “La società è inadempiente nei confronti della città, della tifoseria, delle istituzioni. La convenzione non era esaustiva quando venne proposta al consiglio a luglio del 2023. Avremmo preferito che fosse stata più densa di contenuti. Mai mi sarei aspettato dalla società che non vi fosse stato un minimo segnale di dialogo e collaborazione. Al netto dei tecnicismi ritengo che la risoluzione debba essere unitaria, prevedendo tutti gli strumenti idonei affinché la società non rappresenti più la nostra squadra”.
Nel successivo intervento il consigliere Francesco Alimena ha suggerito di inserire nella risoluzione la questione del diniego del nulla osta per l’iscrizione al prossimo campionato.
Anche per Michelangelo Spataro, intervenuto subito dopo, la non concessione del nulla osta da parte del Sindaco rappresenta un punto fermo. “Invito l’aula a mettere nero su bianco. Il nulla osta non deve essere concesso”.
Ultimo intervento tra i consiglieri, quello di Ivan Commodaro che ha richiamato il concetto di rispetto che “è mancato nell’attuale dirigenza. Una parola che bisognerebbe ricordare al presidente che probabilmente non ne conosce il significato. Rispetto è il riconoscimento del valore, della dignità e dei diritti altrui, manifestato attraverso un atteggiamento di considerazione, stima e attenzione. Bisognerebbe avere rispetto della squadra, che ha un nome, una tradizione ed una dignità. E rispetto per gli obblighi assunti nei confronti del Comune, in ottemperanza a quanto previsto nella convenzione di concessione. Ma soprattutto rispetto nei confronti della città e della tifoseria, che il rispetto lo meritano, perché una squadra di calcio non è solo la rosa dei giocatori in campo, ma l’insieme di questi e di coloro che, dalle curve e dagli spalti, o a casa davanti alla TV, soffrono o gioiscono per quello che in campo accade mossi dall’amore per la squadra e dalla fede nella bandiera rossoblù”.

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