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Sciopero nazionale del 2 maggio: l’invito di CONF.A.I.L. F.A.I.S.A.

CONF.A.I.L. F.A.I.S.A. invita tutti i lavoratori italiani del comparto Autoferrotranvieri a partecipare alla prima azione di protesta proclamata per il giorno 2 maggio 2023 di quattro ore

Ancora una volta la CONF.A.I.L. F.A.I.S.A. raccoglie, con la proclamazione dello sciopero nazionale, la legittima protesta contro l’indisponibilità delle associazioni datoriali ad un ormai improcrastinabile confronto per gli adeguamenti essenziali da inserire nel contratto collettivo nazionale di lavoro.

CONF.A.I.L. F.A.I.S.A.

L’Accordo Nazionale sottoscritto in data 10 maggio 2022 ha nuovamente preso in giro la categoria con una “una tantum” di 500,00 euro lordi (su scala parametrale e suddivisa in tranche) e con gli aumenti retributivi di 90,00 euro lordi, sempre su scala parametrale al par. 175 e suddivisi in tre tranches da 30,00 euro ciascuna per i mesi di luglio 2022, giugno 2023 e settembre 2023. Tutto ciò a fronte del rinnovo di un contratto scaduto da anni e con l’ultima tranche erogata alle soglie della scadenza di questo stesso accordo.

Si è trattato dell’ennesimo accordo vergogna, sottoscritto da organizzazioni sindacali acquiescenti al pensiero dominante che vuole la categoria dei lavoratori dipendenti alla stregua di novelli schiavi da spremere il più possibile con l’aggravante, in particolare per i giovani assunti, di non avere alcuna possibilità di programmare una vita dignitosa nell’ambito dello sviluppo di una famiglia intesa nel più classico stile italiano. Poco conta il referendum farsa fra i lavoratori, che ha avuto una affluenza di votanti di bassissima rilevanza.

Si mira, piuttosto, con la narcosi indotta dal mistico Mario Draghi, ad azzerare la dignità del lavoro, con stipendi sempre più bassi e carichi di lavoro sempre più elevati con l’imposizione di “turni spezzati” che vincolano il lavoratore per intere giornate. Stessa musica riguardo il il costo della vita che continua ad aumentare grazie alla rinuncia alla pace operata dalla madre degenere Europa e con la tacita accettazione della rinuncia alla sicurezza sul lavoro, il bollettino quotidiano di aggressioni ai lavoratori del TPL e degli incidenti sul lavoro con conseguenze letali negli altri settori ne è la dimostrazione.

Scopriamo così, che al di là dei proclami e delle altisonanti dichiarazioni di taluni alti esponenti della politica del nostro Paese, l‘Italia ha “bisogno” di una quantità imprecisata di immigrati per far fronte alla mancanza di mano d’opera. In realtà, costoro hanno semplicemente abbracciato l’idea che in Italia il lavoro
è solo per gli schiavi. Tutti gli altri possono tranquillamente pascere in regimi che favoriscono l’evasione fiscale o, semplicemente, siedono in Parlamento o, meglio ancora, fanno parte del Governo.

In questo ambito si colloca la politica acquiescente dei sindacati confederali e delle sigle loro accolite, che hanno firmato contratti da fame mentre l’inflazione correva già oltre il 9 per cento annuo. Con notevole faccia di bronzo, costoro si presentano oggi ai lavoratori, dopo anni di silenzio complice di politiche che hanno avuto l’effetto di definire il lavoro dipendente come lavoro da poveri, memori dei “lavoretti” di cui parlava Troisi in una sua celebre gag, manifestando una rinnovata verginità autoproclamandosi, ancora, tutori del lavoro dipendente. Con che coraggio spenderanno milioni per la consueta kermesse del I maggio mangiandosi i soldi dei propri associati?

La CONFAIL FAISA, infine, recependo i valori definiti dalla Confederazione, fa sua la battaglia per la dignità della donna sul posto di lavoro: dai suoi diritti come madre ai suoi diritti come donna single, costretta ad adattarsi ad un mondo costruito a misura maschile. Ben venga, quindi, una nuova concezione della vita lavorativa delle donne, autoferrotranviere in primis, che meglio si adatti ai valori e alle tutele che storicamente fanno parte della cultura italiana e rigettano in toto l’eredità di consuetudini caporalesche che ancora oggi troviamo nel mondo del lavoro, anche in multinazionali dall’aspetto luccicante. La recente regolamentazione approvata dal Congresso in Spagna, paese che fa parte della bella Europa come il nostro,
sui congedi aggiuntivi per il periodo mestruale, è una indicazione, ma la condizione della donna va tutelata
in tutta la sua vita lavorativa.

Chiediamo a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori del comparto Autoferrotranvieri, da nord a sud, di seguirci sulla strada delle rivendicazioni: partecipiamo, tutti, compatti alla prima azione di protesta proclamata per il giorno 2 maggio 2023 di quattro ore.

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