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Si salvi chi può. Messina-Cosenza, the day after.

Cronaca di una domenica di Lega Pro diversa dalle altre. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.” (G.Andreotti)

La rete di Mendicino (photo Donato)
La rete di Mendicino (photo Donato)

Ci siamo ahinoi adeguati così tanto a questo malcostume del calcio nostrano da non scandalizzarci né indignarci di fronte a partite come quella tra Messina e Cosenza. Gare dal risultato scontato, come scontata e purtroppo veritiera è la frase che accompagna i giorni di avvicinamento a match di questa portata: “Nel calcio sono le motivazioni che contano“. Per cui accade che chi come il Messina si trova nelle condizioni di dover fare risultato a tutti i costi per scongiurare eventuali pericoli retrocessione riesca a cogliere il successo a mani basse, mentre chi come il Cosenza ha già raggiunto l’obiettivo prestabilito presti il fianco e si offra come vittima sacrificale.

Tutto normale, meglio farsene una ragione, del resto i falsi moralisti e benpensanti che popolano il calcio italico crocifissero la Roma quando, a parer loro, la compagine capitolina non ebbe pietà del Catania sotterrandolo di reti fino al 7-0 finale. Valichiamo i confini nazionali e andiamo in Germania, dove sabato il Bayern Monaco si è laureato campione per il quinto anno di fila andando a vincere sul campo del Wolfsburg per 0-6. I bavaresi non hanno mai abbassato i ritmi nemmeno a risultato ampiamente acquisito, ebbene a fine partita non una parola di sdegno per un comportamento altamente professionale che nel nostro bel paese sarebbe stato considerato un attentato alla moralità e alla sportività. E ancora, se è tutto così usuale e regolare, perché eliminare l’intero turno di Lega Pro dal palinsesto delle scommesse? Stranezze e non sense trasformatisi in routine, funziona così.

La Vibonese vincente in casa del Taranto, sprofondato matematicamente in serie D; il Catanzaro che si sbarazza facilmente della Casertana; il Monopoli che va a strappare un pareggio a Matera e, per l’appunto, il Messina che batte il Cosenza chiudendo la pratica nella prima mezz’ora; per non parlare del Siracusa che ne prende 3 dal Catania in piena crisi d’identità. A fronte di questi finali stridono le “normali” sconfitte dell’Akragas con una Juve Stabia ormai saldamente nei playoff e del Melfi in casa di un Foggia ancora ubriaco di gioia per la promozione in cadetteria.

Mister De Angelis ha presentato i suoi lupi con un inedito 3-4-3, ha preferito sperimentare in vista della futura post season. Non gli è andata bene, vuoi per la cronicità dello stato catatonico del duo difensivo formato da Blondett e Tedeschi, vuoi per la maggiore cattiveria agonistica degli avversari, palesata solo sulla carta e nelle cronache di presentazione del match più che nella realtà dei 90 minuti. È stata partita “vera” solo nella prima frazione di gioco, quando i padroni di casa si sono ritrovati avanti di due reti sfruttando le uniche azioni pericolose create e gli ospiti hanno mantenuto uno sterile possesso palla. Il gol da rapace dell’area di rigore realizzato da Mendicino quando le squadre pregustavano già il fresco degli spogliatoi dello stadio “Franco Scoglio” regalava uno spiraglio di speranza ai rossoblu, forse c’era ancora la possibilità di riequilibrare le sorti di un incontro dall’esito scontato.

I supporters rossoblu presenti al "Franco Scoglio" (photo Pernice)
I supporters rossoblu presenti al “Franco Scoglio” (photo Pernice)

Tutto reso vano da una ripresa all’insegna del “non facciamoci del male”, plausibile se ci si dovesse dividere la posta in palio, contro ogni morale sportiva se una contendente ha i 3 punti in tasca e l’altra le pive nel sacco. Adeguiamoci per un attimo agli standard e titoliamo così: “Hanno vinto le maggiori motivazioni“. Così sia, ma in realtà hanno vinto contro i crismi del rispetto, calpestando la voglia e l’appartenenza di 50 tifosi che hanno deciso di sprecare il loro giorno di riposo per andare a vedere un evento sportivo di cui tutti sapevano il finale e di migliaia di pazzi davanti ad uno schermo. Eppure costoro, disegnati dai più come strani soggetti, le motivazioni sono riusciti a trovarle, magari senza dover scavare negli angoli più reconditi della propria anima, lì dove si annidano i cromosomi della fede sportiva. Poveri illusi tutti i sognatori che in cuor loro speravano di poter ribaltare i pronostici facendo trionfare l’imprevedibilità.

Per approfondimenti consulta la pagina Facebook Lupi si nasce e Lega Pro vista dal Sud-Girone C.

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