NIdiL CGIL respinge le accuse del Sindaco e coinvolge Regione e Prefettura. Ferraro: “Trasformare i bandi a giochi fatti svilisce la dignità e crea lavoro povero”.
Il Sindaco di Rovito si assuma la responsabilità politica delle scelte compiute dalla propria Amministrazione e smetta di rappresentare la CGIL come un ostacolo alle assunzioni.
Il Comune aveva avviato, tramite il Centro per l’Impiego, una procedura per sei assunzioni a tempo indeterminato e parziale a 18 ore settimanali. Soltanto dopo che il CPI aveva concluso la procedura di propria competenza e formulato, sulla base dei criteri oggettivi previsti, la graduatoria definitiva, l’Amministrazione ha deciso di modificare le condizioni originarie, utilizzando lo stesso monte ore per assumere nove persone a 12 ore settimanali.
È questo il punto sul quale il Sindaco deve rispondere: perché modificare le condizioni delle assunzioni quando la selezione svolta dal Centro per l’Impiego era ormai conclusa e la graduatoria definitiva già formata, riducendo di un terzo l’orario e la retribuzione previsti per i candidati utilmente collocati?
NIdiL CGIL non è contraria all’ampliamento delle stabilizzazioni. Da anni chiediamo una soluzione per tutti i TIS e non consentiremo che i lavoratori vengano contrapposti gli uni agli altri. Ma distribuire fra nove persone le ore destinate a sei assunzioni non significa creare più lavoro: significa dividere lavoro povero.
Ai lavoratori era stato chiesto di accettare la riduzione a 12 ore per consentire la stabilizzazione di altri colleghi, prospettando un successivo aumento dell’orario. Dopo essersi rivolti e iscritti a NIdiL CGIL per essere tutelati, hanno potuto valutare pienamente le concrete conseguenze economiche di quella riduzione. Sette di loro hanno quindi formalmente revocato la propria disponibilità prima della sottoscrizione dei contratti.
La contestazione non proviene soltanto dai candidati collocati nei primi sei posti: tra i firmatari vi è anche chi, pur restando fuori dalle assunzioni originariamente previste, non intende accettare un contratto a 12 ore.
La volontà inizialmente manifestata non era un assegno in bianco consegnato all’Amministrazione. Oggi si propone a persone utilizzate per anni nei servizi comunali un contratto da poche centinaia di euro al mese, comunque insufficiente a garantire autonomia e dignità.
Non basta scrivere “tempo indeterminato” su un contratto per dichiarare sconfitto il precariato. Con una retribuzione del genere non si mantiene una famiglia e non si costruisce una vita dignitosa: si passa semplicemente dal precariato al lavoro povero a tempo indeterminato.
Sull’eventuale aumento futuro delle ore bisogna dire la verità. Negli atti adottati dal Comune non risultano risorse stanziate, scadenze certe o garanzie vincolanti che l’incremento riguarderà tutti, contemporaneamente e nella stessa misura. L’unica certezza sarebbe quindi rappresentata dalle 12 ore iniziali.
La contraddizione diventa ancora più evidente leggendo il PIAO: nello stesso piano in cui vengono previste le assunzioni dei TIS a 12 ore, il Comune programma incrementi orari per altre unità di personale già in servizio. Per alcuni lavoratori gli aumenti vengono messi nero su bianco; ai TIS, invece, si chiede di affidarsi a una promessa.
Sono state bandite assunzioni a 18 ore, successivamente rimodulate a 12 senza che, allo stato degli atti conosciuti, risulti una formale autorizzazione alla modifica della procedura. E adesso, dopo aver ridotto l’orario a 12 ore, ai lavoratori viene persino prospettata la possibilità di portarlo in futuro a 18 ore per tutti, senza però alcuna garanzia concreta. Perché costruire un percorso tanto contorto e privo di garanzie? Non sarebbe stato più semplice e dignitoso reperire le risorse per assumere tutti i TIS direttamente a 18 ore, anziché programmare nel PIAO l’incremento dell’orario di altro personale già presente nella pianta organica?
Se davvero l’obiettivo era non lasciare indietro nessuno, bisognava costruire una soluzione dignitosa per tutti, non sottrarre prima ore e salario per promettere di restituirli in futuro.
La FP CGIL non ha sottoscritto il rinnovo del CCNL Funzioni Locali 2022-2024 perché aumenti inferiori al 6% non potevano recuperare un’inflazione arrivata nel triennio a circa il 16%. Mentre la CGIL si batte a livello nazionale contro l’impoverimento del lavoro pubblico, il Sindaco di Rovito vorrebbe presentare come dignitosa una stabilizzazione da poche centinaia di euro al mese. È una contraddizione che parla da sola.
È altrettanto inaccettabile tentare di scaricare sulla CGIL la responsabilità dei ritardi. Le prove di idoneità, inizialmente previste per il 29 giugno, erano già state rinviate al 3 luglio su richiesta della stessa Amministrazione, in attesa del riscontro regionale sull’ipotesi delle 12 ore. NIdiL CGIL è intervenuta soltanto il 21 luglio, quando le prove erano concluse da settimane, raccogliendo la volontà formalmente espressa da sette lavoratori.
La CGIL non ha mai chiesto di fermare le assunzioni a 18 ore. Ha chiesto esattamente il contrario: concludere immediatamente la procedura alle condizioni pubblicate. È stato il Comune, dopo la formazione della graduatoria definitiva da parte del Centro per l’Impiego, a cambiare le regole e a trasformare le assunzioni da 18 a 12 ore.
Non si può modificare una procedura a giochi conclusi e poi indicare come responsabile chi difende i lavoratori. Non si può utilizzare la loro comprensibile urgenza di uscire dal precariato per costringerli ad accettare meno ore, meno salario e nessuna garanzia per il futuro.
NIdiL CGIL ha formalmente diffidato il Comune e ha coinvolto la Regione Calabria, il Centro per l’Impiego e la Prefettura di Cosenza. Metteremo in campo ogni iniziativa sindacale utile per impedire che questa ingiustizia venga consumata. Nessuno pensi che resteremo a guardare mentre una procedura bandita a 18 ore viene trasformata, dopo la formazione della graduatoria, in assunzioni a 12 ore.
Il Sindaco faccia una scelta chiara: concluda le assunzioni previste a 18 ore, nel rispetto delle condizioni pubblicate e della graduatoria definitiva. Degli altri TIS deve farsi carico la Regione Calabria, come già promesso e in attuazione della legge regionale approvata lo scorso giugno.
Vogliamo più stabilizzazioni, ma vogliamo anche lavoro dignitoso. Nessuno deve rimanere indietro, ma la solidarietà tra lavoratori non può diventare divisione della povertà.
Su questo, mai un passo indietro.
Ivan Ferraro
Coordinatore Regionale

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